E allora dimmi tu da dove cominciare

Oscar Wilde voleva essere attore, perché l’attore dovrebbe essere il massimo del poeta, forse inseguendo questo sogno al rovescio Luigi Lo Cascio, attore, ha scritto: “Ogni ricordo un fiore” (Feltrinelli). Una storia frammentata e confusa, di un viaggio in Intercity che da Palermo deve arrivare a Roma, in un tempo dilatato che serve a Paride Bruno scrittore mancato – che riesce solo ad abbozzare incipit, per poi annegare nell’inconcludenza, non raggiungendo mai una forma, non riuscendo a conquistarsi una trama – per passare in rassegna la sua non-opera. Continua a leggere

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Botte di discrezione

È difficile scrivere del film sull’omicidio di Stefano Cucchi, “Sulla mia pelle”, di Alessio Cremonini, perché appena si prova a muovere una critica all’opera, scatta il ricatto d’insensibilità o peggio di mancata comprensione per la tragedia, raccontata con una regia scarna e basata su una sceneggiatura che ha tenuto conto del profilo del ragazzo, della sua ostinazione. Alessandro Borghi – che interpreta Stefano – se l’è scritto addosso, come da titolo, livido dopo livido, respiro affannoso dopo respiro affannoso, dolore dopo dolore, lamento dopo lamento, restituendoci carattere e sguardo – quello che era mancato alle cronache giornalistiche –, portandoci per forza di cose alla commozione, soprattutto quando in un involontario ultimo desiderio chiede della cioccolata, nella sua notte definitiva, o nelle conversazioni notturne con un altro detenuto che bordeggiano i deliri, per questo divergendo dalla normalità che opprime il film. Continua a leggere

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Valentino e compagnia

L’autunno del patriarca Valentino Rossi rischia di diventare l’inverno del suo scontento. Sicuramente pesa più di ogni altra cosa la sua moto – la Yamaha – che ha più problemi di un vecchio condomino, che lui prova a superare, per ora, senza riuscirci: “Sono preoccupato, non abbiamo l’aderenza che occorre e non sappiamo come rimediare”. Intanto, corre, lotta, ma senza acuti, mancando a se stesso prima che ai suoi tifosi. Continua a leggere

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Monolocale arredato con Wikipedia

Da “Troppi paradisi” (Einaudi) e dal suo incipit: «Mi chiamo Walter Siti, come tutti» a “L’uomo senza profilo” (Solferino): «Quello che so è che mi chiamo Piedimonte», sono passati dodici anni, densissimi, che segnano la deriva dell’autofiction. Dietro Siti e il suo grande romanzo c’era un mondo, dietro Piedimonte e il suo piccolo racconto c’è solo un monolocale. In questa differenza c’è tutto l’abuso del genere. Stefano Piedimonte prova a raccontare la difficoltà di darsi una biografia con Wikipedia, viene pescato nella sua routine culturale milanese – letture in cerchio di poesie, incontri in terrazza con vino e amori a catena, mentre a Napoli era tutto un piangersi addosso – Continua a leggere

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Il tennista trimezzato

C’era la finale di Wimbledon, l’estate intorno, e nel suo spogliatoio il tennista Roger Weber aveva un grosso problema che si era trascinato, e con molta difficoltà, per tutto il torneo. Da una parte, sul lettino, stava la sua faccia che provava a trovare un ultimo accordo, e dalle altre parti stavano la sua testa, il suo tronco con braccia e gambe e i suoi piedi, che non volevano più sentire ragioni. Una storia complicata, quella del tennista Weber, che lo vedeva indugiare mentre fissava la scissione del suo corpo, che era cominciata quando aveva deciso, su indicazione del suo manager, di affidarsi a sponsor diversi, sfruttando al massimo la diversificazione, non tenendo conto che le lotte tra i marchi potessero estendersi fino al possesso delle parti che ricoprivano. Continua a leggere

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