Sepúlveda: son mille pagine sotto cieli ottenebrati

E che fatica (signora mia) trovare un aggettivo per offendere Pinochet in ogni articolo, senza mai, proprio mai, pensare di prenderlo semplicemente in giro. Luis Sepúlveda è un arrabbiato (con ragione, per carità), e a mettere insieme molti dei suoi scritti viene fuori una autobiografia politica: “Storie ribelli” (Guanda), che pesa come la borsa di un idraulico. Una serie di testi che faranno piangere Gianni Minà, e che a noi fanno rimpiangere l’assenza di ironia, e la persistenza del metodo. Ogni pensiero va ad Allende – il compagno presidente – che nelle pagine della sua guardia del corpo, Luis, si moltiplica come e più di Padre Pio. Sepúlveda parla con lui e con le statuette di Miguel de Cervantes chiedendo scusa per i telegiornali spagnoli; chiama tutti fratellino o compagno tra un povero Cile e l’altro; Continua a leggere

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Stallo Catalano

Da due anni va avanti quella che doveva essere la “soluzione” per l’indipendenza o meno della Catalogna. Si tirano rigori a oltranza tra le due rappresentative: quella spagnola e quella catalana, in larga parte basate sui blocchi di Real Madrid e Barcellona – con l’accettazione degli stranieri –. Finalmente saremo liberi, dicevano i catalani. Finalmente torneremo un paese normale, rispondevano gli spagnoli. Intanto Israele e Palestina hanno trovato un accordo sui territori. Continua a leggere

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The Bronx Bull

Si definiva «un brutto peccato mortale», dimostrando di avere oltre i pugni un talento come umorista. Jack LaMotta, che se ne va a novantasei anni. «La boxe la fai se hai fame», diceva, che poi è divenuto un assioma, insieme all’assicurazione elargita con faccia di conseguenza e whisky nella mano destra: «La boxe non è pulita». E in quello sporco ci metteva il sangue, la puzza del sudore e la corruzione, come il respiro della morte, che oggi è scomparso dal ring e pure dalle spalle dei pugili. Avrebbe fatto impazzire Jack London, per quanto era selvaggio e spietato. Continua a leggere

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Estadio Azteca: tra rabdomanzia deambulatoria di Maradona e correnti azzurro tenebra

Dove in principio ci furono la partita e il gol del secolo, una frustata di un terremoto ha aperto una grande crepa. Così l’Estadio Azteca, cattedrale del calcio, dei sogni e delle emozioni, mostra, come un ramo secco, la debolezza del Messico e della Terra. La faccia triste dell’America, il tempo straccia anche lo stadio, dove si costruirono momenti indimenticabili per buona parte dell’umanità – a prescindere dai confini nazionali –; e dove ora c’è una linea di demarcazione: che segna il prima e il dopo, la felicità e il dolore. Continua a leggere

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Che ti ha fatto San Gennaro?

Quando Dominick Cirillo aprì il New York Times e lesse della guerra a Little Italy, sputò a terra, e poi riprese a leggere. I commercianti di NoLIta (nord di Little Italy) non volevano che la festa di San Gennaro e le bancarelle di cannoli e zeppole infestassero i loro negozi di lusso, e risputò a terra. Perché passi per i cinesi, poteva anche arrivare a capirli che quelli finalmente cacciavano la testa fuori dalle lanterne, ma per gli italiani no, non ci poteva passare sopra. Continua a leggere

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