Salò o kg 1,368 di Sodoma

Massimiliano Parente personaggio-scrittore nel libro del Massimiliano Parente scrittore-personaggio dichiara: «i miei romanzi devono durare secoli, non sei mesi». Ma, nonostante intenti e sforzi, la sua “Trilogia dell’inumano” (La nave di Teseo) appare già superata, una cronaca degli orrori culturali consumata in pochi anni, tirata via in poco, complice la bruttezza dei dialoghi. La raccolta è un librone ingestibile (kg 1,368) – dove di inumano c’è solo lo sforzo da fare per leggerlo – in rapporto ad altri libri che al peso fanno corrispondere una migliore riuscita nel tempo:  “Fratelli d’Italia” di Alberto Arbasino (kg 1,047), o “Infinite Jest” di David Foster Wallace (kg 1,040). Parente punta tutto sulle trasgressioni, ma lo scandalo – soprattutto sessuale o religioso – diventa conformismo in un breve giro di pagine. Continua a leggere

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Pochesci, la periferia dopo cinema e serie tivù si è presa pure il calcio

Ha portato la curva in conferenza stampa. Un figlio unico del calcio di periferia, sembra uscito da “Suburra”, Sandro Pochesci, l’allenatore della Ternana, che col linguaggio di “Roma cruda” ha detto quello che tutti gli italiani pensano: l’Italia di Ventura è pariolina, nel senso di fighetta, lontana dalla lotta e dal campo. Continua a leggere

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Chiara Gamberale: realismo patinato

«Nel rumore irreparabile che fa la gente mentre esiste, noi avremmo accordato un flauto». Lidia – conduttrice radiofonica –  progetta la sua storia con Lorenzo – scrittore –, incontrato in un Luna Park il 29 febbraio. Sono i protagonisti de “La zona cieca” (Feltrinelli), di Chiara Gamberale. Che più o meno involontariamente ha rinnovato il realismo patinato: un incrocio fra il vecchio fotoromanzo e la classica telenovela. Una sorta di “Monopoli” sentimentale con carte e lanci di dadi. Storie al limite della credibilità condite da quasi tragedie e un mucchio di problemi, ma tutte risolvibili con l’amore. Piovono i «ti amo» e le frasi ad effetto: micce erotiche disinnescate e improbabilità, «Lorenzo dormiva su un vecchio divano con i cuscini sporchi di mestruazioni». Continua a leggere

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Chi non vomita non sta lottando

Marcello Fiasconaro, campione italiano degli 800 metri, un combattente, uno che non si ferma mai, in pista sembrava la “Locomotiva” di Francesco Guccini, e anche fuori, oggi, nonostante gli anni passati. Insomma, il contrario dell’Italia di Lippi, si strapazzava fino a vomitare nel post gara. «Diventavo pazzo dalla fatica, e mi veniva anche mal di testa. Non ho mai fatto calcoli, sapevo di dover morire, cercavo solo di svenire dopo il traguardo e non prima. Correvo senza sosta, esageravo per passione». Continua a leggere

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La morte delle carpe Koi

Son morte senza gloria in excelsis

le carpe Koi

d’un tremito di lampadine e aghi

soffocate in fondo al lago

sotto l’arancio nucleare Continua a leggere

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