Archivio mensile:giugno 2011

Watching Alice

Una pioggia di uomini sta intorno al corpo della ragazza. Dopo il solito rituale mattutino: lavarsi, vestirsi, prepararsi e uscire per il lavoro, ha scelto di saltare. Per mesi si è presa cura del suo cactus. Alice era una ragazza fragile, aggrappata a una promessa. Metà del suo cuore in Iraq con Dave, marine, che prima di partire le ha regalato il cactus. Aggiungendo: «la pianta vive, io torno. I soldati combattono, le donne aspettano», e dopo una pausa ha aggiunto: «e pregano» – Alice lo fa tutti i giorni – ma non l’ha detto. Quattro mesi e la pianta comincia a marcire. Alice, ci soffre. Dave smette di scrivere. Il cactus muore. Lei non resiste e si lancia dalla finestra. Lui, era solo finito in missione. La pianta: uccisa da un virus raro. Non bisogna mai credere alle promesse, farsi suggestionare dalla natura in cattività, cedere.

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Way to blue

Fred Astaire ha un magazzino del pesce a Helsinki e non balla più. A sera, quando chiude, va a pattinare sul ghiaccio portandosi dietro l’odore di merluzzo. Tornare a casa è sempre difficile. Di notte sogna enormi pesci da congelare, pesci strani, non da mangiare, belli da guardare, magari da incorniciare. E quando pattina, sotto la torre, guardando gli altri: pensa che Dio è una invenzione della solitudine. Sono pensieri obliqui che il ghiaccio scatena, lontano dalle aringhe, diventa un altro. Aveva interesse per la musica, un tempo. Ora, ha solo ricordi. E scivola, scivola fino a non trovare senso. Niente scelte e niente risposte. Nessuno noterà le differenze, perché nessuno è al riparo e tutti girano in tondo.

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Allontanando

Brigitte BardotPer tutta la notte la pioggia cadde sulla città. Il pittore Wedder, famoso per aver dipinto i sensi di colpa, rimase alla finestra attratto da tanta acqua. Aveva appena finito il suo ultimo quadro: “l’uomo che muore in piedi”. Mancava qualche dettaglio, piccoli ritocchi per l’opera che avrebbe chiuso la nuova serie. Nella sua stanza entrava una scritta al neon: “La sposa occidentale”, e sotto un viso di  donna. Pensò: lei esiste molto più di me. E poi solo voglia di lavarle via tutta quell’acqua dalla faccia e carezzarla, che non bastano le parole. Continua a leggere

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Unfinished sympathy

Il silenzio vuole stile. La noia pretende stanze. Persino un giorno, fatto il pieno di sole, vorrebbe durare per sempre. E un racconto nero avere un lieto fine come altri, più di altri. Ma se i poeti partecipassero alle olimpiadi avrebbero fama immeritata, e il degrado sarebbe totale. Loro sanno bene che la carta è ipocrita e i segni frivoli. La scrittura mutevole magia. C’è chi usa specchi per guardare le folle e chi si mescola, chi parla di isole illese e di corpi perfetti o dei distributori di benzina a Gerico. Ci sono libri di spettri e arnesi inutili, poesie per lucertole e quadri per cani, difficile dire cosa sia più misterioso. Anche queste righe, nate per gli occhi di una ragazza, volevano spiegarle dei versi e l’hanno confusa. È una gran fortuna non sapere in che mondo si vive.

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