Unfinished sympathy

Il silenzio vuole stile. La noia pretende stanze. Persino un giorno, fatto il pieno di sole, vorrebbe durare per sempre. E un racconto nero avere un lieto fine come altri, più di altri. Ma se i poeti partecipassero alle olimpiadi avrebbero fama immeritata, e il degrado sarebbe totale. Loro sanno bene che la carta è ipocrita e i segni frivoli. La scrittura mutevole magia. C’è chi usa specchi per guardare le folle e chi si mescola, chi parla di isole illese e di corpi perfetti o dei distributori di benzina a Gerico. Ci sono libri di spettri e arnesi inutili, poesie per lucertole e quadri per cani, difficile dire cosa sia più misterioso. Anche queste righe, nate per gli occhi di una ragazza, volevano spiegarle dei versi e l’hanno confusa. È una gran fortuna non sapere in che mondo si vive.

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One thought on “Unfinished sympathy

  1. Pat ha detto:

    Non sempre occorre capire ogni riga. Magari è solo il suono delle parole sapute irretire che non lascia indifferenti e poi magari, inaspettatamente e nel tempo, quel suono si mostra.

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