Breve manuale di mexican journalism

Il Mexican Journalist deve avere un fallimento alle spalle, o una grossa rinuncia, va bene anche una delusione d’amore (ma senza esagerare) se arriva al giornalismo come massima aspirazione non è uno dei nostri. di solito il mexican journalist è un calciatore fallito, perlopiù, ma vanno bene tutti gli sport di squadra e alcuni che si praticano singolarmente. il mexican journalist (d’ora in poi mj) è sempre un ossimoro quando gli altri lo aspettano lento sarà veloce e viceversa, e anche etc, non cominciamo a stancarci che il lavoro (puah) è lungo.

 

il vero scopo del mj non è la pubblicazione ma il risarcimento delle spese di viaggio.

il mj non ha mai fretta né ansie perché può contare sulla sua scrittura e il suo sguardo che saranno lenti e quindi profondi.

il mj prima di partire ci pensa su tre volte, anche quattro se si tratta di cambiare continente. però a volte se si rompe di stare a casa non ci pensa e va.

il mj tra uno scoop e una donna sceglierà sempre una donna (a patto che sia gnocca)

tra una cena e un premio letterario, sempre una cena, (che sia degna del suo palato).

il mj con i taxisti e i poliziotti non parla di lavoro ma di sport (a secondo del paese, cmq perlopiù calcio).

tra leggere un buon libro e scrivere un pezzo senza anima anche se pagato, nemmeno risponderà a telefono.

il mj deve conoscere senza esagerare lo spagnolo e l’inglese ma appena si porrà il problema della pronuncia sputatelo in faccia. al massimo si può sporgere a capire e leggere il portoghese. non gli interessa il francese e meno ancora il tedesco pericoloso diffusore di precisione.

il mj non farà mai le cose per tempo ma sempre alla fine, meglio se nella notte prima della consegna di un reportage.

il mj tende ad evitare vip e a intervistare persone potenti. li intervisterà quando non saranno niente, e quindi sinceri e senza scopi.

il mj non se la prende mai con gli altri, ma sempre con se stesso.

il mj ride di tutto a cominciare da sé e se si prende sul serio smette di essere un mj, il mj dorme sul lavoro, ci mangia anche e se è possibile e si trova bene fa anche quello che state pensando.

il mj odia chi si impegna troppo, chi ostenta provenienze e domicili (made in usa).

il mj scrive solo di cose che non lo riguardano, più è lontano dal suo mondo l’argomento meglio è. ovvio il mj conta di non lavorare ancora per quanto avrà una sufficiente conoscenza del mondo di cui deve scrivere.

il mj alterna un lavoro a lunghe settimane di riflessione.

il mj non è iscritto a niente, partiti associazioni meno che mai l’ordine dei giornalisti, il mj non si accredita ma convince gli addetti ad entrare. o diventa un addetto.

il mj non deve mai raggiungere la fama, ma bordeggiarla, meglio ancora se non la raggiunge che da postumo.

il mj appena arriva in un paese che non conosce deve trovare il miglior ristorante non il luogo del delitto o correre sul posto del reportage.

il mj non deve mai essere sobrio quando lavora, potrebbe prendere coscienza dello sforzo di scrivere.

il mj non va a convegni né a mostre, e nel tempo libero in qualunque parte del mondo si trovi: va allo stadio.

il mj deve rinunciare a tutto tranne che alle partite della sua squadra di calcio, alla birra e al ridere, e volendo alla boxe, quando era uno sport e non un programma notturno del palinsesto televisivo.

il mj non deve compiacersi mai nemmeno se il nytimes pubblica in prima un suo pezzo

il modello di mj sono le prostitute, quindi moralità altissima anche se non sembra, scambi con tutti senza differenze e notti insonni.

il mj diffida del potere in ogni forma, non assumerà mai cariche né ritirerà premi.

il mj è interessato a quelli che cadono nella polvere non a quelli che stanno in prima pagina.

il mj deve avere pietas sempre e cattiveria, deve scrivere per divertimento e non per gli altri.

il mj non deve mai aspirare a niente, se non al meglio per sé.

il mj dorme ovunque ma mangia solo nei posti migliori.

il mj se può evitare un lavoro lo evita, ma se può aiutare qualcuno lo fa, sempre che la cosa non richieda uno sforzo immane, in quel caso ci sono le associazioni umanitarie.

il mj deve avere buona memoria e capacità di montaggio, leggere e guardare tutto senza spocchia, per il mj non ci sono paletti, ma solo tavoli.

il mj non va sui luoghi dei disastri, non scrive coccodrilli, non firma appelli, non fa parte di bande o gruppi, il mj non aderisce né dissente, il mj se ne fotte (altamente)

al mj non interessa la carriera ma un rigo scritto bene

per il mj l’incipit è tutto, scritto quello il pezzo è finito, e mi raccomando lo stile, c’è solo una cosa che conta di più: il finale, mi raccomando i finali, le chiuse sono come uno esce, come se ne va, e nessuno vorrebbe che un ospite uscisse sbattendo la porta di casa sua (a meno che non siano povia e gasparri).

il mj non scrive, monta, perché i pezzi si scrivono oralmente.

il mj non ha teoremi ma istinto.

il vero mj sa cercarsi il protagonista in mezzo a un fiume di gente, lo vede e zac, di solito il protagonista del mj ha le caratteristiche del doctor house, la protagonista oscilla si va da pamela anderson a madre teresa di calcutta, e lui talvolta è uno straccio come lo era peter falk.

il mj durante il lavoro va all’ippodromo e poi ne ricava un pezzo di impressioni per un giornale minore, mascherando la perdita economica e di tempo dietro l’esperienza da fare.

il mj scrive solo per soldi, senza soldi il mj che già di suo è messo male per via della moralità, non si muove, non è per cattiveria ma per fame.

il mj evita gli sforzi e il sudore, odia le file, odia aspettare e stare in una città più di tre giorni.

il mj ha sempre la testa fra le nuvole e lo sguardo più alto di un tram.

il mj ama il crepuscolo delle cose perché il grosso del lavoro è alle spalle.

per lo stesso motivo il mj ama i tramonti.

il mj possiede poco, chiede niente, viaggia senza pesi.

il mj si annoia facilmente, il mj rimane più di venti minuti solo con chi stima.

il mj non racconta la trama, si tiene sul finale, il perché potete facilmente immaginarlo (oh ma non volete fare niente, cominciamo bene, bravi, così vi voglio).

il mj dorme solo, mangia solo, al massimo può andare con qualcuno alle corride.

il mj odia gli ismi e le associazioni di ogni specie e motivo.

il mj non ha chiese ma una sola casa: le sue scarpe.

il mj non crede in dio anche se avrebbe un mucchio di domande da fargli (sarebbe una bella intervista, in effetti).

il mj in aeroporto si sente a casa, ma davanti al mare è meglio.

il mj non è mai unilaterale, ma sempre plurimo senza perdere la semplicità, tutto questo per dire che non si sposerà mai.

il mj tende a smarcarsi, è inattendibile, e mai puntuale.

il mj tende a leggere libri brevi, meglio ancora se racconti, così tra l’uno e l’altro può riposarsi.

il mj non scriverà mai nella misura in cui, caleidoscopio e simpatico.

il mj deve sempre essere disposto a perdere tempo, con un motivo valido, tipo una corsa di cani sulla quale scommettere, ma va bene anche un incontro di galli.

il mj è esperto solo di calcio e attraverso questa esperienza che riesce a scrivere anche di moda o di astronomia.

il mj non racconta la sua vita, non scriverà un libro di memorie, né parlerà mai della sua famiglia o dei suoi amori.

il mj tende ad ingrassare, ma non sarà un problema perdere chili nei periodi di magra economica (lunghissimi visto l’andamento dei giornali) o almeno a lui piace pensare che andrà così.

il mj non indosserà mai una giacca né una cravatta meno ancora una camicia, si accontenta delle polo e dei mocassini che evitano la perdita di tempo dei bottoni e dei lacci.

il mj non riconosce nessuna autorità anche se è rispettoso di alcune leggi (poche in effetti).

il mj preferisce la montagna al mare perché i monti stanno fermi.

il mj sta alla larga dai manager e dagli assessori.

il mj divide gli scrittori in amanti di cani e di gatti, e ovvio la seconda categoria è quella in errore.

il mj non torna indietro, è una scena già vista, quindi uno sforzo inutile.

il mj non ha fiducia nell’umanità ma è disposto a lasciarsi stupire.

il mondo del mj è sempre provvisorio, come le sue giornate e le sue dimore.

il mj non parte mai per crociate, non legge i manoscritti che riceve e crede che l’unico realismo possibile sia quello frivolo.

per quelle gnocche e colte che penseranno: il mexican journalism è una variante del gonzo journalism be’ può darsi, ma una delle regole del mj è di dare ragione solo a pochi, quindi dipende da chi lo dice.

il mj ama avere due idee opposte sulla stessa situazione e poi sceglierne una terza per non lasciar dire che si è contraddetto, che poi a volte la quarta è quella giusta.

per farla breve il mj fa tutto quello che enzo biagi e giorgio bocca non hanno mai fatto, e se deve scegliere un modello, dice Gian Carlo Fusco (che voi manco sapete chi sia).

il mj è un respiro di libertà e solitudine.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

6 thoughts on “Breve manuale di mexican journalism

  1. john keats ha detto:

    ma i1 mj sono io!!!!!!:-D

  2. frank ha detto:

    Sei unico, straordinario..dunque inattendibile, dunque un mj!!

  3. vincenzo ha detto:

    mitico mj. in alcuni passaggi ho pensato che stessi scrivendo di me, ma leggendoli tutti si capisce che siamo un poco tutti mj, anche se il vero è unico mj, sei Tu.

  4. manuele G. ha detto:

    quoterei il titolo in borsa sotto falso nome,tipo Zoe Stikazzi di torrevecchia teatina

  5. […] Il primo è un blog di racconti, ritratti e reportage, che nasce con regole precise, quelle del mexicanjournalism […]

  6. […] Oggi il blog compie cinque anni, non sono bravo con le ricorrenze e raccontare un contenitore di mie parole con altre mie parole mi appariva volgare, per questo ho scelto quelle di un monologo di Raffaello Baldini – per me il più grande poeta  del secondo novecento – uno che ad ogni rigo ha ironia da vendere. Questo pezzetto che vi copio è tratto da “La Fondazione” (Einaudi), che è l’ultimo monologo scritto da Baldini, morto nel 2005. A parlare è un personaggio eccentrico che colleziona le cose più assurde del passato, le raccoglie perché ha intenzione di mettere su una Fondazione per tenere viva la memoria “delle cose più sfuggenti e dei pensieri: non quelli dei poeti e dei filosofi, che tanto a questi ci pensano già i libri, ma quelli che vengono a tutti quanti in qualche momento della giornata, e sembrano tanto acuti, e poi spariscono nel flusso della vita”, per questo è nato il blog, che contiene le mie ossessioni, i miei eteronimi, e le mie passioni. Grazie al blog sono nati il romanzo “Le straordinarie avventure del dottor Marcus” (non so se e quando una casa editrice farà questa pazzia vonnegutiana), si è formato “Il più maldestro dei tiri” che mi ha permesso di ricordare il padre della leggerezza: Edmondo Berselli; nel blog trovate un mucchio di racconti  e reportage scritti per i giornali o scritti solo per il blog – che poi la gente mi chiede ma chi te lo fa fare? –, ci sono ritratti di persone vere e inesistenti, qualche intervista che andava fatta, pezzi dei miei libri, ci sono i miei scrittori preferiti alcuni col loro nome altri con omaggi diversi alle loro opere o con tentativi vari di continuarne la lezione; manca ancora moltissima roba che piano piano carico, quando me ne ricordo, quando mi riappare, in fondo che fretta c’è? Sono passati solo cinque anni, e sembra ieri che, con enorme ritardo – rispetto a tutti quelli che mi dicevano “devi troppo farti un blog” – ho davvero fatto un blog, l’unico con un manuale per comprenderlo. […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: