Who would know

La ragazza della giostra non guarda nessuno. È una canzone tutta pause e respiri, anche dolcezza, se la scorgi. Esegue  gesti consueti nel campo vuoto dei giorni. Il parco è un terribile alfabeto di suoni, schiamazzi e sorrisi di bambini. Invecchiare sarà il loro sacrificio. Pensa, fissandoli. E poi: ci sono un mucchio di parole che non si possono usare, non puoi spiattellargli in faccia lo schifo, né avvisarli. Li proteggi, è un gioco al risparmio. Ma se continua a scendere su questo tono la giornata si metterà di cattivo umore. Per rimediare rallenta i movimenti, regalando geometria al suo stupido ripetitivo lavoro: stretta fra luci e rimorsi, stringe i denti e arriva alla fine. Vorrei poter dire il suo nome e raccontare il resto, ma le farei un torto. E, per quanto vago, sono contento che tutto questo sia stato mio.   

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