Il sogno di Giuda

Il sogno di Giuda è la sua vita da santo. Dove non si nasconde, e può girare senza che qualcuno gli ricordi che ha un profumo dolciastro, il tradimento. L’architettura costruttiva della vita di un santo è fatta di sperimentazione e sacrifici, anche di azzardi, efficacia didattica, soprattutto, pazienza e nel suo caso di un intenso lavoro con i media, anche perché  appena si sveglia c’è un grosso cane nero a mordergli un tallone, impossibile distinguere il dolore vero da quello presunto, a provarlo poi la sua tunica verde che rimane sporca di sangue anche dopo, quando è santo. E se non trova il cane nero, ci sono due agenti di polizia messicani che gli vomitano addosso in una prigione di Leon, è il prezzo della corruzione gli urla il suo compagno di cella, ridendo. Lui li guarda dall’angolo della sua disperazione e pensa: alla mia età faccio ridere? Ho avuto passione e cuore, disponibilità al sacrificio, ma la vostra frivolezza non vi lascia immaginare il seguito, ma ormai è troppo tardi. Il santo, parla solo, di solito, Giuda invece è un taciturno, non parla con gli altri figurarsi con se stesso, questo ha complicato orribilmente le cose. Ha anche un problema ad esibirsi in pubblico, e quando ci riesce è terribilmente conciso, la brevità non apre le porte del paradiso, lo sanno persino i musulmani.

Difficile per lui avere qualcuno che lo ascolti, il discepolo ha considerato la sua laconicità come un affronto personale, era un guappo napoletano che voleva rifarsi una vita, è finita che Giuda si è dovuto risvegliare per lasciarlo andare. Ma le opportunità di un santo sono molteplici, e a lui non manca la forza, si è addormentato sotto la pioggia, pensando a quando la Palestina era sabbia, una spiaggia del principio, e non c’erano ancora tutte quelle discoteche lungo il mare, ha rivendicato con forza il possesso di quella terra, ma un emissario dell’Onu gli ha detto – brutto muso – che non era in linea col Vaticano. È stato allora che la pioggia gli è entrata in un braccio e giùgiù è finita in un polmone, Giuda con la  faccia di Clint Eastwood e la sua voce graffiata ha intonato un canto di amnesia, non raccogliendo che poche monete. Si è svegliato, ha tolto la tonaca sporca, ucciso il cane, strangolato i poliziotti messicani, e si è presentato a Dio, nudo, con la sua colpa, quando è arrivata la domanda, senza esitazione ha risposto: «voglio essere un fantasma, perché i fantasmi non sognano».

Foto: Clint Eastwood, by Chuck Close.

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