Out of time

Messico: ucciso ex calciatore Flores

12 Agosto 2011 19:10 ESTERI

(ANSA) – CITTA’ DEL MESSICO – L’ex calciatore messicano Ignacio ”Nacho” Flores, di 58 anni, che aveva militato nella Cruz Azul partecipando anche i Mondiali del 1978 in Argentina, e’ stato ucciso da 27 proiettili che lo hanno raggiunto alla testa, al torace e all’addome, mentre si trovava a bordo di un’auto con alcuni familiari, nella periferia di Cuernavaca. Flores e’ stato ucciso mentre viaggiava con i suoi due fratelli, a loro volta feriti, e con un bambino di 10 anni che invece e’ rimasto illeso. (ANSA).

Spari: corsa che ti costringe a fermarti. Difficile che continuerai a muoverti se l’occhio degli spari ti ha puntato.

Mexico a 10 anni: sapevo che era difficile sistemare i piedi a terra, mio padre lo ripeteva sempre. E dopo si è riposato, anche se è graffiato. Mio padre non risponde, non è più una creatura dell’aria. Adesso posso fare una domanda?

Auto: gabbia per spari, riceve messaggi senza morbidezza.

Testa: malloppo delicatissimo, può prendere vento, persino acqua ma non proiettili. Se staccata dal corpo, smette ogni attività.

Corpo: in Mexico usato come buca per le lettere. Importanza: dondola tra il poco e il nulla.

Killer: ospiti inattesi, uno o più uomini, perlopiù, soffiano su vite come bimbi su candeline.

Strade: scenari per urli di rabbia e paura, vengono dette dalle autorità: righe. Oscillano sotto gli spari, dimostrano affinità con la sopportazione, non si conosce il loro limite, però.

Caratteristica: Gli uomini che hanno inseguito un pallone, rimangono legati a tale necessità. Perdono il fiato, rallentano il gesto, ma conservano la tecnica. Spesso tornano a pensare agli inseguimenti di palla, persino quando un proiettile gli dice di smettere. E il vuoto rimane l’unico campo possibile dove correre. C’è una rotondità della morte che ignoriamo, pensandola spigolosa, non è così, o almeno non sempre. C’è una intensità della morte che è maggiore in alcuni casi, in quelli tondi, appunto, come il nostro. A smettere il respiro è un dispositivo artificiale, detto proiettile. E c’è persino una canzone, senza parole, melodia segreta che ci portiamo dentro come cuore e polmoni, solo suono, che parte dolce e poi graffia. E c’è una mutilazione, quella degli occhi del bambino, che è imperdonabile. In ginocchio davanti al rumore degli spari, siamo tutti uguali, ma non si ammettono testimoni di dieci anni. Difficile che quel testimone, potrà estinguere quello che ha respirato.

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One thought on “Out of time

  1. apedieinstein ha detto:

    – babbo, cos’è la morte?

    – babbo, babbooo, e dai… babboo…

    – l’ho chiesto anche alla mamma… ma è di là che piange…come ieri…

    – vado in cortile

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