Vega: mondo capovolto

001Da un lato Malta dall’altro la Sicilia, in mezzo Vega,  piattaforma petrolifera, la più grande delle 140 che ci sono nel Mediterraneo: 26 tonnellate di stazza, deposta nel 1986 in funzione dall’anno dopo, proprietà Edison-Eni, 35 persone a bordo, 3500 barili al giorno tirati su e portati di fronte a tre chilometri, attraverso una condotta, sulla nave cisterna Leonis. Chi sta pensando al golfo del Messico e alla Deepwater Horizon, sbaglia, quella era una piattaforma di perforazione e ricerca, che arrivava a oltre mille metri di profondità, questa è una piattaforma di estrazione, che sta nei 200-300 metri, e come ogni giorno scrive il capo piattaforma sulla lavagna della mensa sono a 7730 giorni senza incidenti, cioè da quando è attiva. Una isola sui trampoli(120 metri per toccare il fondo), una fabbrica in mezzo al mare, governata da uomini che sembrano essere naufragati, nessuno di loro doveva esserci, avevano programmi diversi, altri sogni. Uno strano destino. Dei 35 a bordo, trenta compongono squadre per la manutenzione, tecnici, esterni, e due squadre da cinque, invece, dipendenti diretti della Edison, restano per sei mesi l’anno sulla Vega, alternandosi 14 giorni al mese con turni di 12 ore al giorno, governando l’estrazione. È una fortezza del mare, dove il tempo passa lento, e quando ti volti a contarlo, ti ritrovi una coda di ricordi lunghissima che non sai da dove cominciare.

Puoi contare le onde che si sono infrante sugli otto piloni della piattaforma, la produzione in barili, le notti di vento, le navi passate, i natali e i terremoti, quello che rimane, in fondo in fondo, è che la Vega finisce per appartenerti, ti è entrata dentro, perché con lei hai spartito metà del tuo tempo, metà della tua vita. Un altro mondo, artificiale, industriale, in mezzo all’acqua, che è diventato il tuo. Lo sa bene il capo piattaforma Salvatore Torneo (50anni è qui da 24), e non doveva esserci visto che prima, molto prima, insegnava Educazione Fisica a Milano, dopo uno dei tanti tagli alla scuola perse il posto e tornò a Siracusa, si ricordò di aver un diploma di perito chimico e accettò l’isola di tubi che nessuno voleva, facendo tutta la trafila, fino alla cima. «E ancora oggi salgo a bordo con lo stesso entusiasmo del primo giorno». In questa frase, c’è tutto lo spirito della Vega e l’animo che la tiene insieme. «Dopo tanti anni, la piattaforma diventa: seconda vita, seconda casa, secondo paese». E dopo tutto questo tempo e questa routine senza dispiacere, Torneo ha cominciato a segnare come giorni tristi gli approdi di barche, gommoni di migranti che usano la Vega come gli uccelli per riposarsi nella traversata, e lui e i suoi uomini scendono a portare acque e cibo, «poi, per forza di cose devo chiamare la capitaneria di porto». Il capoturno di produzione, invece, Gianni Stornello, (47 anni, 22 a bordo) oltre a pregare tutte le volte che l’elicottero lo porta a bordo per i suoi 14 giorni di servizio, voleva andare al Politecnico di Torino e diventare designer, ancora oggi disegna e restaura auto quando è a casa. E no, nemmeno lui doveva esserci. Ha in programma di scrivere un libro “La mia vita a metà”, a partire dalla perdita precoce del padre. «Guardo i monitor, controllo la pressione e ho tempo per riflettere». Quello che colpisce, oltre il fatto che sembrano caduti qui per caso, è l’amore per la piattaforma, tutti raccontano di guardare per prima cosa la fiamma che brucia sul lato di Vega, il gas separato dal greggio, che vuol dire: produzione attiva, buon funzionamento dell’estrazione, «se non la curi è come se togliessi qualcosa a te stesso». Con lui, l’operatore, Giovanni Di Tommaso (39 anni da 4 mesi a bordo),   quello che sulle navi si chiama watchman. Che aveva lasciato la Sicilia per il Dams di Bologna «se avevi una ambizione diversa dalla raffineria dovevi andartene». Lui è andato poi non ha resistito ed è tornato, ha lavorato in raffineria, «eravamo 18 per turno, qua c’è la tranquillità di una nave in bottiglia». L’altro turno ha come capo Vincenzo Gauci (55 anni, 22 su Vega) che ha riempito la piattaforma di Potus oltre che di post-it che dicono: “non spegnete la luce per le piante”, ci sono piante nelle cabine, e in sala mensa «la rendo umana con l’odore di casa». Gauci è quello con la bibbia in cabina, se hai bisogno lui ti ascolta, se serve ti aiuta: «a pregare a parlare». Iscritto a medicina per due anni, panettiere da quando aveva 13 anni, nemmeno a dirlo, qua c’è capitato senza volere. Molte scelte, troppi sogni. «Quando arrivo a casa penso di aver avuto abbastanza». Adesso i figli hanno fatto il resto facendo quello che non gli era riuscito: la prima è medico e il secondo sta per essere ordinato sacerdote, la terza suona. Chi invece balla è Michele La Corte (49 anni da 3 qui), il tango, e ogni sera quando fa il suo giro perde un po’ più di tempo sulla pista in cima, quella per gli elicotteri, immaginandosi sulle note di Piazzolla a ballare con sua moglie. Una vita da elettronico Sip, poi il petrolchimico, e Vega, «mai avrei pensato di finirci, non era nei miei programmi». Nemmeno il cuoco, Daniele Salvatore (54anni) aveva in programma i suoi dodici anni di piattaforma, era arrivato per una sostituzione, non è andato più via. E Sten Stromberg, svedese, che è il direttore delle operazioni della Edison in Sicilia, non doveva starci, aveva studiato ingegneria mineraria (ha un passato in giro per le miniere d’Africa), «sì, dovevo stare sottoterra e invece me ne sto sul mare». E anche dal cielo Alessandro Bartole, triestino, il comandate dell’elicottero che trasporta gli uomini sulla piattaforma, ha fatto un lungo giro che da Mogadiscio arriva a Pozzallo. Vega è un mondo capovolto, una calamita che ha attirato uomini lontani, trascinandoli in mezzo al mare, che fa ombra alle lampughe, sputa fuoco da un lato, ha le viscere piene di petrolio, piste gelide per ballerini di tango notturni, e guglie, punte, gru, tubi attorcigliati. In questo mondo, fatto di assi e giuste manovre, dove tutti temono gli errori e un incidente, c’è una umanità che stupisce e lega, facendo di una fabbrica la sua terra.

Foto: Maria Vittoria Trovato http://www.mariavittoriatrovato.com/

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One thought on “Vega: mondo capovolto

  1. apedieinstein ha detto:

    vista dall’alto Vega ricorda una spora di muffa al microscopio, di quelle che ti salvano la vita con la pennicillina. Altre muffe vi si sono attaccate, dapprima malvolentieri o per caso, ma che col tempo hanno riavuto un’identità e forse una
    umanità con la capacità di raccontarci storie di antica solidarietà.

    thanks and do it again, Mexican

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