Così va la vita

Il dispositivo per catturare, isolare e conservare il dolore, che il professor Ben Marcus, ha brevettato, è un sistema semplice: un aspiratore, un otturatore e un filtro. Direte: è come un aspirapolvere, sì, in effetti è così. Solo che con la polvere funziona diversamente, i pavimenti non rimangono strigliati, scossi, dopo il passaggio, gli uomini e le donne sì. Il dispositivo, che per semplificare chiameremo aspiradolore, ha una sacca che può contenere sofferenza fino a una stagione intera (quindi conviene accumularne e poi affidarsi alla macchina). Per i sofferenti, a causa della loro incapacità di vedere la realtà, è sconsigliato sottoporsi all’aspirazione, per tutti gli altri non ci sono controindicazioni. L’operazione di aspirazione va fatta al risveglio del paziente, senza assunzione di liquidi o cibo. L’addolorato deve trovarsi in una condizione di semidormiente, anche perché le scosse di assorbimento della macchina causano allucinazioni, rilasciando il dolore: che fa nucleo tra petto e stomaco in molti, e sul fianco sinistro in una crescente minoranza.  Naturalmente il processo è irreversibile, non si può avere indietro il proprio dolore (taluni ne fanno richiesta, sentendosene orfani) ma una regolare ricevuta – che il fisco di molti paesi occidentale riconosce e rimborsa – basta e avanza in caso di recriminazioni dolore verso terzi. La direzione declina ogni responsabilità in merito alle disprezzabili pantomime temporalesche che seguono spesso quando a sottoporsi al trattamento è una donna.

La clinica, unica al mondo, denominata Vero Luogo, si trova in una località svizzera che viene indicata solo a chi supera i test per poter accedere all’aspirazione. Astenersi perditempo. La selezione è stata inserita per il sovraffollamento dei pazienti bugiardi in amore che tentavano di espiare i rimorsi attraverso il trattamento. Alla clinica si arriva a piedi, il percorso serve a prendere coscienza dello svuotamento. I giorni successivi all’operazione risultano particolarmente leggeri, e vengono indicati come: volo d’uccello, o Dio che muove verso sud (per la rarità, nonostante le tante richieste). La dottoressa Milena Iglesias che si è sottoposta al trattamento dopo la perdita di suo figlio, ha così descritto i giorni successivi: “si precipita in un candore da marea, alti e bassi di terapeutica stagnazione, un sapore di caramello sotto la lingua. A sera un frullo d’aria in petto, e un vento caldo che culla spalle e testa. Profumo d’oceano nelle narici e piumata tranquillità nello stomaco, e di conseguenza una gran fame di cose che non ci sono mai piaciute, si arriva a desiderare un gigantesco hamburger”. Con il dolore congelato il professor Marcus conta di poter arrivare a distillarlo e usarlo come antidoto, perché il suo vero obiettivo è arrivare a prevenire ogni singola forma di dolore. Ho visto il primo tunnel frigorifero di conservazione, diviso per sezioni, ed è come aver dimostrato che ci sono inferno e paradiso. C’è un elemento divino che caratterizza i pensieri e i progetti del professor Marcus, che non può non commuovere. È come se avesse trascinato il male in un campo erboso, e lo avesse fatto a pezzi, smontato, quasi fosse un normale virus. Certo, ci vorranno anni per vincerlo e arrivare al benessere perfetto, ma il calibro di queste prime mosse è evidente a tutti. Camminando al suo fianco ho provato momenti di esaltante benessere, pur non avendo dolori, sono qui in quanto anestetizzato naturale, per lasciarmi analizzare. E ho notato una etica dell’ascolto che mai mi era capitato di scorgere in nessun ospedale o chiesa. Per questo ho speranza. Molta. La mia condizione è sempre stata quella di chi sta al centro del tifone, vede la distruzione ma ha il punto di vista della natura, e ripete: Così va la vita. Ora è diverso. So che in un futuro prossimo non ci saranno né tifoni né distruzioni, e tutti avranno il mio punto di vista, almeno così dice il professor Marcus. E io gli credo.

 

Photo 1: Agatha Christie, 1974, Snowdon.

Photo 2: Ben Marcus, at work, Zurich, 2011.

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