Rain thoughts

Adora la pioggia, il dottor Marcus. Gli piace uscire a passeggiare senza ombrello, e lasciarsi bagnare. Dice che la maggior parte delle sue intuizioni sono arrivate mentre camminava sotto un acquazzone. Il suo progetto più grande è la città d’acqua. E ride, quando la racconta, se è nel suo studio mostra anche i disegni di grattacieli che spuntano dall’acqua come piante. E dopo, chiede: «verrà mai un tempo per questo?»  poi a bassa voce ti dice: «cerca di dimenticare quello che ti sto mostrando. Non è ancora il momento di far venire fuori queste cose». Qui fa sempre una pausa, e non chiedetemi perché la ruga lungo il viso pare illuminarsi. «Posso inventare quello che penso ma se nessuno è pronto, aspetto». Il suo entusiasmo trascina, come i suoi progetti, provate a chiedere ai supereroi di cui si occupa. Che parli del costume di Batman, delle sue macchine o della pioggia non importa, lui riesce sempre a farti sentire quello che prova. Sulla pioggia ha teorie che possono inchiodarti per anni, ha racconti sul quelle che chiama esecuzioni d’onde, per le piogge ventose, ha anche delle storie sui portatori di pioggia, ed è capace di dimostrarti delle affinità tra un giorno una determinata azione e una pioggia improvvisa. «Sono un figlio dell’acqua».  È l’intercalare che gli piace usare, quando racconta della sua passione. Ovviamente ha una conoscenza enciclopedica di film e romanzi che hanno nella pioggia dei momenti di svolta, ed è grato ad Alvaro Mutis per aver creato Ilona, come a Mike Newell per aver fatto bagnare Andie MacDowell in “Quattro matrimoni e un funerale”, fino a Giovanni Battista che toglie i peccati con l’acqua del Giordano. Tuttavia scrittori e registi, devono stare attenti a come usano la pioggia, perché il dottor Marcus è esigente, ed è capace di mandar loro un saggio sugli errori. Ha collezioni infinite di paesi allagati, la settimana scorsa guardando quello che accadeva in Thailandia, voleva lasciar perdere il progetto “Stephen”, e  partire per vedere da vicino il disastro, per fortuna che il team l’ha scongiurato di non farlo, pena il fallimento e la possibile causa da parte della Nasa ai suoi danni. L’uomo è così, ha questo amore folle, e se non lo si riporta alla “sua” normalità è capace di azioni bizzarre. Due anni fa ha passato l’estate a capire come la pioggia influenzi le giornate degli uccelli, ne ha tirato fuori un articolo che Newsweek ha pubblicato in grande evidenza, persino Jonathan Franzen gli ha scritto, per ringraziarlo. Marcus ha una facilità nella catalogazione e nell’organizzazione degli schemi per raccontare cioè che accade che spesso sorprende anche se stesso. Ha una attitudine nel convertire le informazioni in strutture, senza mai perdere la logica. Nelle poche lezioni che tiene, dice che «il vedere è un atteggiamento, che bisogna assumere fin da piccoli, il resto viene da sé». Non si capisce mai quanta ironia ci sia nella frase. Perché, lui, ha davvero una fiducia enorme nell’umanità. «In un tempo relativamente breve siamo passati dallo strofinare pietre ad andare nello spazio, non posso pensare che rischiamo di estinguerci perché qualcuno ha conservato lo spirito di quando strofinavamo quelle pietre». Ma niente supera la bellezza di una perturbazione atmosferica, per questo ha scritto il volume: “Per la comprensione stagionale delle piogge”. «Solo chi sa ricevere e sopportare la pioggia è capace di annullare il potenziale divino del cielo».

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