Archivio mensile:novembre 2011

La semovibilità di Nestor

La città semovibile, è un vecchio progetto del dottor Marcus. È un sistema semplice fondato su principi altrettanto semplici: A) Preparazione con pratiche collettive del luogo prescelto. B) Componenti a incastro, detti semovibili di Nestor o anche di Sivori. C) Uso assoluto ed esclusivo di torri circolari. D) Lato nord erboso. E) Adozione di un sistema verbale astratto per le strade. La flessibilità in una città semovente è tutto. F) Strutture a movimento fluttuante tra una torre e l’altra, con adattatori gommosi ad elasticità cento. G) Piazze a raduno con posti numerati e lato ovest sempre con spazio riservato per musicisti. Alta risoluzione acustica con sistemi testati a vento. H) Alta visibilità per gli ingressi provvisori, grandi antenne per diffusione sonora e testimonianza musicale. I) Colonie colorate per bambini. L) Grandi recipienti o piscine (dette di civiltà) per la raccolta di acqua piovana: da riutilizzarsi col metodo contabile o a braccio di cui si dirà nel comma 347. M) Esclusivo traffico pedonale viste le temperature miti, controllate dal generatore Jennifer. N) Fioritura di religioni a piacere a patto che non raggiungano calore estremo e generino incendi mentali. O) Installazione di generatori di desideri ad ogni angolo di strada, detti Albert target-oriented. L’effetto ritmico è voluto. P) Dotazioni di strumenti a percussione per ogni appartamento, con libertà di suono, fino al cessare delle funzioni vitali. La libertà deve fare rumore. Q) Campi di calcio con dedica. Verranno esclusi i negatori della grandezza estetica di Maradona e dei benefici sociali e psichici dovuti ai suoi gol.  R) Ammissione di ogni contaminazione, saldatura e congiunzione somatica. S) Totale assunzione tecnologica per ogni tipo di comunicazione. T) Catene di riflessi oceanici per distensioni caratteriali e/o possibili inclinazioni di convivenza. U) Orizzonte variabile con cane da guardia. V) Fodera di velluto in dotazione ad ogni uscio. Z) Spazi vuoti ma con porzioni frontali ed elastici di possibili radici di progettazione. Con possibilità di copertura per i panorami in decadenza.

Illustrazione di Emiliano Ponzi, Caged in Vienna.

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Cheeser o sonno che cammina lentamente

L’esperimento del dottor Marcus denominato Cheeser o sonno che cammina lentamente è stato messo in atto. Dura poco, l’intervallo di una partita di calcio. L’uomo o la donna toccati dal trasferitore C, cadono in sonno. E i loro pensieri scivolano nel contenitore K. Il risultato è strabiliante: un mucchio di pensieri da controllare come un album di foto. Non riuscivo a capire quando Marcus l’ha spiegato, ma vedendolo è stato tutto semplicissimo. Abbiamo fatto l’esperimento nella metropolitana di Seoul e due settimane dopo in quella di Singapore. L’Asia è il posto migliore per qualunque tipo di esperimento, qui, come ripete Marcus, «c’è spazio per tutto». C’è una energia familiare che ormai riconosco a veder defluire – ma sarebbe meglio dire trasferire – dai dormienti al contenitore, i pensieri. La prima volta è stato come veder nascere un bimbo, una emozione fortissima, anche perché ti insegnano che non c’è una materialità del pensiero, ma con il dottor Marcus, so anche che niente è impossibile. Negli anni i suoi esperimenti, la sua cura dei supereroi, e le sue macchine, hanno fornito all’umanità strade diverse, e tutte al servizio del Bene. Anche questa volta accadrà. Siamo all’inizio, è ancora tutto da vedere, ma non si può non fidarsi di un uomo del genere. Su alcuni soggetti abbiamo temuto il non risveglio, ma poi è intervenuto prontamente Marcus con un concentrato di stimolanti. Continua a leggere

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Tra le case e il vento

Alfred Harris (Chicago, 1975-New York, 2011). Scrittore, giornalista, regista. Esordisce nel 2004 con “Guardare dentro”, centouno racconti da stanze di motel nell’America di provincia. Segue nel 2005, “Metodo dell’annegamento”, singolare raccolta di reportage che metteva insieme diversi tipi di dolore. Il libro viene contestato per le descrizione degli incidenti, si parla di eccesso di macabricità. Harris scrive un memorabile articolo per il New Yorker, sull’importanza del dettaglio senza compiacimento, successivamente adottato nelle università. Aveva promesso di farne un saggio, ma era troppo preso da quello che è ritenuto il suo capolavoro: “La pistola a vento” (2008), romanzo su un supereroe, Krump, che ha questa pistola capace di scatenare il vento, e sulle sue avventure per difenderla dai russi e dai talebani che vogliono appropriarsene. Anche con questo libro, Harris, divide, ma vince il Pulitzer :“per la capacità di irridere il male”. Successivamente gira il suo primo e unico film: “Pellicola azzurra dell’Ohio”,(2010), premio speciale della giuria al Sundance Festival. Fa in tempo a pubblicare: “Il nostro Jason”, short story, che racconta di Jason Gopnik, un bimbo di 8 anni, sopravvissuto all’uragano Kathrina, che ha passato dieci giorni a vegliare i cadaveri dei suoi genitori, (“opera di struggente dolcezza, degna del McCarthy de “La strada”, New York Times). Viene ucciso a New York,il 21 ottobre 2011, per strada, con 4 colpi di pistola, da un fan, Richard Harrison, due giorni dopo l’uscita del suo ultimo libro: “La strategia dell’erba”.  Strampalatissimo viaggio on the road dal Messico al Canada, protagonista un ragazzone nero di nome Alfred H. Il regista Sean Penn ha acquistato i diritti della storia, girerà un film. Harris, sul suo blog, in un post dal titolo “tra le case e il vento” si era definito “cacciatore d’ombre”, e la sua fidanzata Helen ha deciso di scriverlo sulla lapide.

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Piogge Orientali

Non c’era nessuno che facesse la guardia, ormai. Nella piazza ognuno poteva essere stritolato, dal vuoto. I discorsi venivano fatti al chiuso, in pochi erano disposti ad uscire di notte. Nemmeno a scrivere sui muri si pensava. Il dottor Marcus aveva annunciato di avere registrazioni video della volta celeste, e forse anche altro. Prove, che il vivere dia assuefazione, anche in condizioni di instabilità e con i tg che annunciano crisi economiche come uragani. I punti di valore si guadagnano non spaventandosi, ma provando a guardare fuori dalle finestre, ad uscire. Ovvio, è difficile. Vivere in modalità provvisoria, non è facile per nessuno, figuriamoci per un intero paese. Gli scenari cambiano alla velocità di un passaggio di nubi, e la distanza dai bisogni centrali rimane immutata. Ci vorrebbero scariche e scariche di vento come di speranza, ma l’Unità Centrale (monetaria) non ha nessuna intenzione di rassicurare la gente. Si muove in disaccordo rispetto al cuore della normalità, ha una evidente missione, quantità incontenibili di pioggia, fino ad allagare e trasformare il paesaggio, non importa chi rimane a galla, quello che conta è sommergere. Nessuna forma di aria legittima. Ed è per questo che si formano discorsi di clandestinità poetica sui tetti delle case, unico spazio non ancora sommerso. L’ambiguità del tempo atmosferico sembra riflettere l’andamento delle borse. C’è una forza caratterista che dal cielo contrasta chi prova a reagire, e stavolta nemmeno Marcus sa come rispondere. Continua a leggere

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Ghiaccio-Nove (refrain)

Una delle prime spedizioni del dottor Marcus, fu al polo Sud, ma solo anni dopo rivelò quello che aveva scoperto. Il suo interesse per il ghiaccio si deve all’amicizia con Felix Hoenikker, scienziato nucleare, e padre della teoria Ghiaccio-Nove, che tutti conoscete. È risaputo che l’uomo insegue il benessere e un certo tipo di calore, quindi a Marcus interessavano il disagio e un certo tipo di freddo sotto lo zero. Poi, al solito, ci mise del suo, sostenendo che il ghiaccio avesse una sua melodia, come certe nuvole di calore avevano a che fare con la musica africana e si erano raffinate con i suoni di Jobim. Marcus arrivò a dire che all’interno del ghiaccio c’era una melodia che poteva essere fatta uscire nel passaggio tra lo stato liquido e quello solido. E la melodia è data dalla quantità di ghiaccio analizzata, per dire: in un iceberg ci sono Beethoven e una orchestra (l’esempio spiazza lo so, ma provate a immaginare). Ovviamente il ghiaccio fa a meno delle parole avendo la potenza del suono. Le chiacchiere si sa diminuiscono il potere della musica. Per questo i musicisti e la musica si rifugiano proprio nel nucleo solido del freddo, cassa armonica per pochi. Ci sono intere sinfonie ancora da scoprire ai più, che però, Marcus, ha tirato fuori e catalogato in un file, chiamato “Shackleton216”. Continua a leggere

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