La malinconia ha un asse preciso, e Batman lo sa

È solo una sequenza numerale vi assicuro, funziona così, che poi si fa codice o forma, e io la rimetto a posto. Stiamo ricatalogando tutto, e non è un film. Hanno chiesto a noi supereroi di fare la parte dura, quella del trasporto rapido, e noi non ci siamo tirati indietro. A me e Robin è toccato il Partenone, e così prendi i pezzi sposta i pezzi e poi rimettili a posto nel tempo. È tutto un andare diametralmente all’opposto della storia presente. In questa immagine si percepisce l’esplosione di suono che avviene al rientro. Il nostro è un sistema poetico basato sui numeri, diamo un numero ad ogni componente della bellezza, poi ne facciamo una sequenza e da quella un codice, così il Grande Catalogo dei principali artifici si compone. Il mondo è regolato dalla dispersione, a noi tocca rimettere ordine. Il sistema è del dottor Marcus. Come oracolo delle situazioni storiche, oltreché come supereroe vi dico che questo lavoro di ricontare le opere d’arte è sopravvivenza quotidiana con l’annullamento della criminalità mi toccava una vita di noia. La freschezza dei colori quando attraverso il tempo da parte a parte, perché si capisca il lavoro: vado a prendere il pezzo al momento della nascita, in una ipotetica catena di montaggio muratoriale, e faccio uscire il pezzo di nascosto, perlopiù di notte. La macchina del dottor Marcus, aspetta a bocca aperta che io o Robin, o uno degli altri, arriviamo col pezzo, che viene pulito dai giallumi della pioggia perpendicolare che si incontra all’altezza del cielo di Jason, e poi si lascia tutto nel liquido di Pough-Willis per evitare contaminazioni di tempo, e infine la macchina misura, calcola, sputa numeri e assegna codice. Io bevo, Coca-Cola, direi meritatamente. Quando l’operazione sarà finita e il catalogo pronto, noi nel futuro avremo la testimonianza che la bellezza aveva una forma, e potremo leggerla e studiarla, perché qui adesso i numeri sono l’unica difesa che abbiamo. Unici testimoni che garantiscono che un tempo c’era bellezza artificiale, capace di suscitare nelle creature figlie di chi le aveva pensate e costruite persino stupore. Il dottor Marcus pensa anche a un moto possibile generato dalle sequenze, ma questo dovrebbe spiegarlo lui, a me viene difficile, anche se come supereroe potrei anche provarci. Non so dire quando le opere d’arte hanno cominciato a disfarsi, tanto poi da non arrivare al futuro, ero impegnato in una missione spaziale con i cinesi, e stavamo tutto il tempo a giocare a ping pong su Marte, dei lunghissimi doppi con me e Robin da una parte e i due astronauti cinesi dall’altra, non era facile batterli, anzi credo che alla lunga abbiano vinto loro, il supereroe si sa ha meno costanza di un cinese. Anche se molte cose in comune, entrambi hanno sempre una missione specifica, ma la forza di volontà di un cinese è inferiore solo a quella degli uragani americani, che non a caso hanno nomi di donna. Sì, deve essere cominciato quando anche le stagioni hanno smesso di alternarsi e c’è stato un unico tempo totale avvolto dalla nebbia. E l’aria non era pesante come si pensava ma sgombra solo che gli uccelli non riuscivano più a volare, anche Superman ha avuto dei problemi, ricordo di averlo letto sul suo blog, si erano creati dei tunnel, buchi, chiamateli come volete, sono arrivati anche a chiamarli strappi, che hanno svuotato il cielo, e con quello tutto il resto. Il sole emetteva un rumore fastidiosissimo da motore a scoppio o ghiaccio frantumato, anche qui la comunità scientifica si è divisa, e il mare era diventato una distesa di stoffa. Al ritorno, non fu facile abituarsi, c’erano pieghe ovunque, intendo sulle città, pieghe di tessuto che avvolgevano tutto, come si fa con i vecchi mobili in garage. La terra era uno straccio. Gli indignati erano gli insetti, perché l’erba era diventata rara, gli alberi ormai fili di ferro, e le foreste erano ferramenta. Io con le mani aperte cercavo di farmene una ragione, ma anche casa mia era messa male, ma la Coca-Cola c’era ancora e io ne compravo partite da esercito. Fu in una di queste notti che mi venne chiesto se volevo scavallare il tempo e diventare un supereroe del futuro con libertà d’incursione nel passato, con un chiaro scopo, si capisce, e senza retribuzione, il supereroe non paga i contributi per la pensione. Furono giornate realistiche, molto più di quanto mi aspettassi, e nell’andare e venire mi beccai un raffreddore. La fine è nota, e questa immagine di me al lavoro, mi commuove, come il ricordo di chi ha fermato l’oscillare tra i tempi. La malinconia ha un asse preciso M che brucia ad una velocità incostante secondo una grandezza ignota che nemmeno il dottor Marcus ha ancora scovato.

Illustrazioni di Grégoire Guillemin

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