Uomini e lupi

Scendono i lupi a Trasacco, vengono a ricordarci chi siamo. L’Abruzzo sepolto dalla neve rivede scene da romanzo del passato, e l’animale simbolo dell’Appennino, torna nei centri abitati a ristabilire priorità, a riprendersi territorio con l’aiuto del freddo. Superando un confine che era stato dimenticato, dagli uomini e dai lupi stessi, che arrivano dove gli altri uomini non vogliono andare, a volte per pigrizia altre per meschina piccineria. E il passaggio di un animale – molto presente nei racconti, e nei ricordi: di una Italia lontanissima e povera –  riporta indietro un mondo. Da San Francesco (che ammansisce e parla col male fino a banalizzarlo a renderlo educabile: quasi una profezia visto poi l’esito), da Fedro, Esopo fino a Ignazio Silone, il lupo era la minaccia, il male, il padrone delle montagne, l’incontro da non fare, poi si è allontanato, come la neve, i pericoli sono diventati altri, i timori pure, e il lupo è diventato uomo, nel percorso inverso previsto da Hobbes: «Homo homini lupus». Anche se prima con la bestia c’era il licantropo (va ricordato “Wagner l’uomo-lupo”, di Georg William Reynolds), che dai romani è arrivato ad esaurirsi con John Landis e un “Lupo mannaro americano a Londra”, per essere seppellito in tv col Michael Jackson di “Thriller”, anche se da noi Carlo Lucarelli ne ha fatto uno dei simboli della sua trilogia sui serial killer (iguana, pitbull e lupo mannaro). Ma raggiunto l’apice del successo filmico la paura diventa icona. Tanto che in molti bimbi si chiedono oggi se “Cappuccetto rosso” (di Charles Perrault) c’era o ci faceva ad aver paura del lupo, avendo loro dimestichezza con altri mostri, molto più presenti del lupo, che invece era diventato una griffe da salvare, e un animale in via di estinzione, con un evidente distacco di ruoli tra passato (nel Vangelo è citato come bestia demoniaca) e presente e un salto dal mondo dei cattivi a quello dei buoni: testimone anche Kevin Costner che li nutriva in “Balla coi lupi”, mentre Carlo Magno li sterminava in branco. In una Italia che non ha memoria di sé tornano i lupi, e fanno notizia. Passano mansueti quasi senza fastidio, non sbranano nessuno, e nemmeno li cacciano, come nel film di De Santis e Savona “Uomini e lupi”, appunto, ma era il 1956. Per trovare una donna, Lupa, bisogna andare al 1880, con Verga e la sua Pina che non si saziava mai di nulla e: “Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso…ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina. Per fortuna la Lupa non veniva mai in chiesa, né a Pasqua, né a Natale, né per ascoltar messa, né per confessarsi”. Il lupo era una delle forme del male, declinato al femminile diventava persino un pericolo della carne, non mangiata ma corrotta, fino alla deviazione. Dall’altra parte del mondo, invece, nel 1906, Jack London, progressista, con “Zanna bianca”, un lupo con quarto di sangue di cane che nasce nello Yukon, e ne fa un classico della letteratura per ragazzi, col punto di vista degli animali, con una chiara accezione positiva, all’interno del non facile mondo dei cercatori d’oro: «È evidente che sua madre è Kiche, ma suo padre è senz’altro un lupo; quindi in lui c’è più del lupo che del cane. Ha le zanne bianchissime e lo chiamerò Zanna Bianca». E Anche Tolstoj diverse volte lo usa come simbolo di libertà e in una accezione positiva (molta letteratura russa ha i lupi nelle pagine), di una sua storia “Il lupo e il bambino” c’è addirittura una incisione, ed è una storiella dove l’animale ammonisce in sonno un bimbo sul mangiare chi si ama, in questo caso i polli. Nell’altra “il lupo e il cane”, c’è un apologo della libertà. E c’è tutto un filone su questo aspetto, sì bestiale, ma che riguarda la libertà e coinvolge sia il pensiero politico di Pëtr Alekseevič Kropotkin teorico dell’anarchia, che l’Herman Hesse de “Il lupo della steppa”, dove il lupo è il contrasto bestiale dell’animo umano. «L’uomo non è una forma fissa e permanente […], ma un tentativo, una transizione, un ponte stretto e pericoloso fra la natura e lo spirito. Verso lo spirito, verso Dio lo spinge il suo intimo destino; a ritroso, verso la Natura, verso la Madre lo trae la sua intima nostalgia: tra l’una e l’altra di queste forze oscilla la sua vita angosciata e tremante». Ne ha scritto poco di lupi, il nostro Hemingway italiano, Mario Rigoni Stern, che pure ne aveva visti diversi, ma ci sono solo poche righe nelle sue storie. Qualcosa Volponi, inaspettatamente. Invece, Silone, ci ha lasciato diverse storie da “Il seme sotto la neve” fino a “Il pane e il vino” che ha nel finale una scena macabra e intensa che riassume tutti i timori e anche i reali pericoli dei lupi: Cristina va alla ricerca di Pietro, nella neve, e viene sbranata da un branco di lupi, quasi in sacrificio, lei si inginocchia, si fa il segno della croce, prega, e chiudendo gli occhi si immola. I lupi allora erano il male che nasceva dall’ombra delle montagne, erano il pericolo evidente, quasi guardiani delle alture, dopo li abbiam tanti inseguiti, tanto cacciati, che son prima spariti, poi diventati souvenir, infine diventanti mansueti. Li abbiamo talmente allontanati – nel tempo e nel territorio – che ogni tanto sentiamo il bisogno di andarceli a riprendere: con la memoria, con l’immaginazione, con i censimenti (come sulla Sila o nel Beneventano, questi giorni). E quando sono loro a tornare, ci meravigliamo, neanche fossero marziani. Sono qui, nei libri, nei film, nei database, non li abbiamo ancora sterminati del tutto, il freddo e la fame gli hanno solo ridato un compito che noi abbiamo cancellato, quello di stupirci, nel bene o nel male.

 

Image Mukul Soman http://www.mukulsoman.com/

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One thought on “Uomini e lupi

  1. link comunicazione ha detto:

    veramente bella questa carrellata di titoli che ci proponi, stimolando la memoria e la curiosità di andare magari a ripescare qualcuno di questi lupi letterari…

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