Better times

C’è nelle liti di coppia una esibizione teatrale che non dovrebbe mai sfuggire a uno scrittore, e anche i modi grossolani di un lui capelli grigio Clooney, hanno una loro poetica, ma bisogna saperli cogliere, salvandoli dal ritmo avvolgente delle parole che battono a ritmo d’offesa. Il tumulto di lei, che si porta le mani al petto, mentre lui le allunga a scandire le rivendicazioni con tempi precisi, e viceversa: quando lei replica con notti e mancanze: referti di amori perduti, lacrime e sangue dal naso, come contorno, e una amarezza, quella mia che li guardo, e spero che non mi accada mai. Ma non faccio in tempo a pensarci su che lui dice quello che pareva insperato a me ma soprattutto a lei: «non mi lasciare, non darmi questo tormento», parole urlate mentre una strada li separa, e passa anche una macchina, per la precisione Alfa Romeo MiTo, nera, e lei smarrita sembra recepire, nonostante il passaggio dell’auto e la distanza, quando si dice la voce dell’amore. Però il pianto non si avvolge alla dolcezza di lui, che a questo punto ha attraversato la strada che li separava e prova a stringerla, lei si smarca con un movimento di lato, con salto, da area di rigore, tanto che io penso: «sarà una di quelle che han giocato», chissà, ora c’è un braccio che chiama distanza, o forse è un’esca, lui in un vaneggiamento rugginoso da anni passati a rincorrere donne e anche a chiedere scusa, sembra recitarle Vasco Rossi, ma sono lontano, dovrei alzarmi, e no, non mi va. Piuttosto rifletto sulla decadenza dei movimenti di scusa, ora lui le passa la mano destra su spalla avambraccio sinistro, tipo spazzola ragazzo barbiere, con una velocità e una ripetitività che va oltre ogni elementare previsione, mia, e della donna, che accenna un sorriso. Oh, lei, più giovane di lui, capelli ricci, e neri, e una estetica da concorso di bellezza, stacco di coscia intuibile da vestito intero, ma aderente, tradisce ambizione, sì, e confermo, e quella bocca che sembra esprimere minacce da ultima volta che ci vediamo guarda, ora sembra accondiscendere senza mollare questa straordinaria opportunità di dettare condizioni. Che state tranquilli lui non rispetterà. E adesso che hanno l’acquosità stantia di un ritratto a olio, andrei a dirgli: «ne valeva la pena?», ma voi sapete già che non ho voglia di alzarmi, e loro con una intermittenza da sismografo o da triangolazione Barcellona, si scambiano baci che a me paiono dare una scossa alla muscolatura cappottosa dell’uomo grigio Clooney. C’è una insorgenza sentimentale in lei, che lui conosce, questo mi è evidente, e c’è in loro una mimica da post litigio che avrà avuto – ipotizzo e ci scommetterei – numerosi spettatori come me, oggi. Lui conosce le linee nervose della bocca di lei, sia quando lo apostrofa con livore sia quando lo morde con fame seguendo il disegno del piacere, come conosce e scosta, tipo tende, le sue cosce. E lei, sa, che le mani che ora sono passate a stringerle le spalle hanno la somiglianza di quelle di un dolore minacciato e misurato dall’inafferrabilità di un momento privo di ragione. L’unicità ripetitiva del litigio di coppia, l’ambizione stupida di migliorarsi, l’appello ad adempiere gesti che mancano, parole non dette, e il gelo dell’ultimo tratto di tempo che a questo uomo e questa donna mancano ancora, ma non tanto, per poi smettere. Quando lui le dirà: «nulla». E lei avrà chiesto: «che cosa devi dirmi ancora?»

 

Photo Joel Sternfeld

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One thought on “Better times

  1. Pat ha detto:

    Quel nulla finale che dirà lui è acquosità stantia prevedibile. E tu non hai voglia di alzarti e rimani a osservare senza stupirti, cercando stupore.

    E leggerti col respiro sospeso, velocemente perchè non potevi non scrivere. Complimenti

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