dinozoff

Dino Zoff è la dimostrazione che no, in porta non ci vanno solo i grassi ma anche i giusti. È  la dimostrazione che il portiere non si siede mai, nemmeno quando tira Magat. Perché ci sono calciatori jukebox che durano una stagione, e uomini come Zoff che possono coprire i secoli. Perché ora che quando le palle rimbalzano i portieri le mandano affanculo, lui no, restava fermo, e infatti adesso dice: «se mi esultassero davanti sti ragazzini li strozzerei». È Zoff non è la playstation, ci vuole Martellini non Caressa, è un altro mondo, e il rimpianto vale solo nel calcio, che è religione, e io le capisco le guerre, sì, di curva. Perché Zoff quando allargava le mani stringeva gli occhi e ci diceva a tutti: «ci sono, anche stavolta». Il calcio era regole severe se andavi in porta e non perché eri grosso era perché potevi urlare agli altri, o stare zitto come faceva Zoff, che bastava guardarsi e guardarli, e nessuna porta è uguale a un’altra anche se hanno la stessa misura, perché cambia la vista, e ci vuole classe per starci, non basta una divisa colorata, devi metterci la faccia, e la forza, come quella di dimettersi per un giudizio avventato, imbarazzante e nemmeno autorevole, di chi ha fatto delle superficialità un modello. No, a Zoff se proprio devi criticarlo non basta una battuta, e prima di cominciare a parlare ci vuole una lunga introduzione da libro Adelphi. Perché Zoff è abituato ad altro, a una lunga sequenza di partite, tutte in piedi, che credi. E per ogni tiro ci sono almeno mille, cento sguardi, prima di essere sicuro, perché Zoff pareva muoversi tra le trincee del Carso, era antico, sì anche epico, uno strumento preciso di movimento e difesa della natura. E di fronte al trascorrimento vivido e accelerato che sono le partite (ora anche di più), lui era la pausa, la conclusione delle illusioni, il quadro finale nel gioco, il mostro che ti diceva no, niente da fare, chiedete al brasileottantadue se è così o no. Zoff in ogni movimento sembrava sminuire tutto, dire di continuo: questo è niente, è fuori da qui che si gioca davvero. E infatti lui e Scirea la notte di Madrid vanno a dormire: «abbiam vinto il mondiale, e allora?» È questa normalità che fa di lui un grande, questa naturale mancanza di esibizione, di ambizione no, c’era, stretta in petto sotto maglie nere o grigie, lui che non cedeva mai, né passo né posto, la carriera di Zoff è uno spazio sempre occupato, è quello che va a scuola tutti i giorni, sì perché ci fossero i secchioni sui campi di calcio lui sarebbe il primo, perché mica i sogni procedono da soli, bisogna tenere il passo, e macinare, e stare, oh, sì, stare in mezzo alla porta, sulla linea, ben piazzati, ed aspettare. Immaginando treni con possibili disorientamenti di orari dovuti a traiettorie improvvise, distrazioni di difensori che aprono nuovi collegamenti tra posti impensabili, e ritardi, di intervento, che ci vuole sempre uno a rimediare, e quello si chiama dinozoff, che sembra uno strumento di controllo, e lo è. Non solo dei palloni, ma anche degli oblii di chi andava allo stadio. È una vita di attore quella del portiere, e ovvio Zoff è cinema muto, tutto parlato col corpo, parava per sottrazione, era zen, e se a Hollywood vince “The Artist”, mentre lui compie settantanni, e non ha nessuna sentita maldestrezza dell’età, perché Zoff è senza tempo, va oltre le infatuazioni, i facili entusiasmi, le cadute alla bugia di Buffon. Zoff ha una mitezza tragica da campo di battaglia, è Ettore prestato al circo, che ottiene la vittoria e anche la fortuna di sopravvivere, in questo è altro. Lui che chiudeva le vie d’uscita degli avversari, ne ha trovato una tutta sua, restando immobile, e guardando di lato, si sa mai che arrivi un tiro, e allora sa già cosa fare, metodico riposizionamento, ripetizione dell’istruttoria fuori dal tempo e dal calcio: allargare le braccia, stringere gli occhi, buttarsi.

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2 thoughts on “dinozoff

  1. abel zeltman ha detto:

    Emozionante come lettore, come portiere come amico.Da gusto leggerti e leggere di uno come noi sempre schierato dalla parte della mitezza.Enorme Zoff o piccoli noui?

  2. […] Road e scoprirete che vittoria e sconfitta si capovolgono. Donnarumma sembra abitato dai silenzi di Zoff, anche se non viene dal nord ma dal sud, è di Castellammare di Stabia, ma non è caciarone come si […]

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