Viaggi organizzati

Sommando il danaro a una giornata più amara, la città scopre che c’è un futurista di meno, perché una bella mattina tutto è cambiato, e adesso tu chi sei? E, quale allegria, niente più lezione di tango brillantina e coraggio. Amore da uno sguardo senza letto, e treni. Cosa sarà che ti svegli e sei serio perché devi morire, in un albergo svizzero, poi, e allora ciao Lucio, ora che il mondo, che sì, era fatto di vetro, cade, cade, come un vecchio presepio, ora che non c’è nessuno nudo per strada mentre piove, e nemmeno un sorriso, né uno che ci presta la faccia, son tutti di lato a tenersela tra le mani, e stavolta niente cuori di puttana, non dormiremo per te, e quando Messi passerà al Bologna, e vinceranno la Champions, sarà bello sapere che lo stadio porta il tuo nome. E si canterà a tempo di mambo, perché sarà tre volte natale anche in campo. E conteremo le onde del mare, saremo molto più seri senza te, che arrivi con gli occhi da stronzetto che sa il fatto suo, la giacca da aviatore e ti metti a ballare un po’ Totò, un po’ ala destra di periferia più flipper e panchina che palle messe in mezzo, e i russi no, stavolta son messi peggio. Sarai una agenzia di traslochi lunari, e come colonna sonora avrai “You’ve got a friend” di Carole King, con te che ti ci siedi su e suoni il clarinetto come se fosse tip tap a parole, e nessuno protesterà, puoi giurarci, mentre chiedi: da morto ci si può sdraiare sotto un albero? Perché la morte è un viaggio organizzato a nostra insaputa. Perché difficile non è morire ma riuscire a scrivere canzoni senza Roversi, e fare meglio, e a te è riuscito, perché era la musica che ti faceva entrare nel resto della vita, un film muto. C’hai messo le parole, le note, e le bugie, perché son quelle che fanno bella la vita, con le dita lasciate in un pianoforte, poi forse riprese forse no. Tastiere come salite, scale di tristezza da rivoltare, col silenzio che ti porta lontano, e intanto scrivi. C’hai detto che ci potevamo fidare persino di uno con tanti capelli, e finti, che aveva il Cucciolo Alfredo, Meri Luis e Sonni Boi di fianco, perché eri uno sceneggiatore efficace e ironico di quel grido brevissimo che è la vita, e tu ne hai fatto un luna park, notturno e affollato, di lune da raccontare e di gente da far ballare, sotto stelle enormi riflettori, scintille, panchine, puttane e neve verde di motori e piloti e auto scalcinate, velocità e denti da lupo tradito, persino di una tailandese. E se il mare è profondo figuriamoci certe notti che non riesci a dormire, dure da masticare, difficile da trovarci dentro qualcuno da amare, mute come un pesce anzi un pesce, perché il cuore non sta in petto, come tutti credono, lo porta il vento dalle parti della costa atlantica a volte anche tra case e palazzi di una strada all’inferno, per questo spesso ci sentiamo così lontani da chi amiamo, non siamo noi, è il cuore che sta dall’altra parte, e devi fischiare e spostarti, e andare a riprenderlo, è così che nasce l’amore, che è sempre un gesto d’altruismo verso se stessi, prima che verso gli altri, come scrivere canzoni, e tu, tu, luciodalla, lo sapevi bene, e l’hai fatto, hai cantato in modo diverso di tutti quelli che si son persi, andando a riprendersi il cuore o almeno la sua coda.

Photo Graziano Panfili

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