last double

L’ultima partita giocata, l’ultima vera partita prima che avesse la visione. La semifinale poco dopo il tramonto, un’ora da nostalgia. Si accendono le luci. La gente sugli spalti chiama il suo nome. Laura, ha pensato a Cristiana, ma non le dirà mai questa cosa. Ha pensato a lei che non avrà questa sensazione: distendersi, allungarsi, piegarsi a toccare i talloni. Poi va in campo, gioca, scende a rete guarda in faccia l’avversaria e la beffa. Sente gamba braccio racchetta e respiro come un’unica cosa. E prova piacere per le risposte del suo corpo. Un cecchino. Implacabile. Oggi è perfetta. Le sue urla sono da lirica. Note di sforzo, e piacere. Gli occhi accompagnano i colpi e si compiacciono delle traiettorie. È riuscita a respingere una palla di spalle colpendola con la racchetta tra le gambe. Applausi. Orgasmo dei telecronisti. Lei, fredda, abituata. Mai mollare, mai distrarsi, prima della fine. Le partite finiscono dopo la doccia. Si ripete quando vede la faccia sconsolata della sua avversaria: una svedese che è quinta nella classifica mondiale. Le sta dando una bella lezione. Non le lascia niente: né spazio, né punti, né campo. Poi, l’ultimo colpo, il giusto impatto, la direzione perfetta, il braccio che ruota con una compiutezza che non raggiungerà mai più. Il presente è la vita nella sua massima espressione e sta nella pallina. Tum, il colpo segue una traiettoria già disegnata, rotta inevitabile, senso assoluto, esecuzione eccezionale: dietro ci sono il suo talento, i sacrifici, i colpi sbagliati, la solitudine del dopo allenamento e il senso di inutilità. Giorni e giorni su una campo da tennis che diventa familiare più della tua stanza. Laura guarda la palla veloce, scavalcare la rete, rendersi imprendibile per l’avversaria già caduta, allontanarsi dal corpo e dalla racchetta di lei, battuta, da una palla che è un destino e colpisce forte, va dritta, passa, non si fa prendere. Frazione di secondi. Battito di ciglia. Finisce dove le righe s’incrociano: a un toc dall’errore. Buona. Punto. Match. Applausi. Fine. Senza saperlo. Non sai mai quando hai giocato la tua ultima partita. Meno che mai, la tua migliore.

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