Tentativo di localizzarsi

Da quando mister Wallace aveva fatto pace con la sua immagine, cioè con il corpo che gli appariva negli specchi, vetri, e fotografie, erano ricominciate le uscite e stava riprendendo persino a pensare di rispondere in modo affermativo alle tante richieste di conferenze che gli arrivavano dalle diverse università della nazione. La sua non era stata certo una mancanza di inventiva, come testimoniavano i suoi libri, figuriamoci se non era riuscito a immaginarsi diverso o simile ad ora, quanto, piuttosto un eccesso di voglia di arrivare a far corrispondere l’immaginato con la realtà, in questo caso della sua figura. E, purtroppo, la vita non la giri come una pagina, ci vuole del tempo per arrivare alle cose, «ogni cosa ha il suo tempo» avrebbe detto il suo maggiordomo indiano: Dileep, un uomo dalla mitezza di bimbo, già, chissà dove era ora – guardarsi la giacca e dire come si scrive interpretazione –, si può mica girare con una busta in testa in attesa che le immagini combacino? Certo che no, allora bisogna stare dentro, coperti, e aspettare. L’estetica come attesa, Wallace vedeva arrivare il suo corpo sognato e dare il cambio a quello percepito e quindi il via alla nuova fase, quella di azione, o ripresa a vivere, chiamatela come vi pare. Una staffetta tra corpi. Le conseguenze della congiunzione erano tutte benefiche, finalmente si poteva pensare ai giorni che stavano arrivando, Wallace si vide costretto a un ottimismo che non credeva di possedere. Questa patria misteriosa che gli apparteneva, e se ne stava silenziosa fra le categorie della sua vita – denominate inezie. In realtà Wallace aveva pensato alla soppressione geometrica che altre parti di sé avevano operato, su di lui. Un esercito di senza speranza che aveva avuto la meglio per una questione numerica, e anche di velocità di accadimenti. Ma ora, tutto, era diverso. C’era una superficialità del piacere che riaffiorava, una comica rivincita di minoranza, che gli permetteva di ridere della sua cupezza, della sua noia, e di starsene beato, come un ispettore delle tasse davanti all’ingresso di un evasore. Controllando per una ultima volta i dati, della sua ragione, prima di entrare e stanarlo.  

 

Photo Balazs Gardi, http://www.balazsgardi.com/

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One thought on “Tentativo di localizzarsi

  1. apedieinstein ha detto:

    godo per questa catarsi contaminatrice

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