Shark

Tanti che erano lì lo videro, e subito furono inghiottiti dalle stime, tutte riassumibili nella domanda: quanto sarà grande? Un vocio ciancioso se la giocava con le grida, che partirono appena l’animale fece quello che tutti temevano, raggiungendo la donna. Ci fu chi guardò e chi no, chi abbassò lo sguardo per soggezione e chi urlò per la paura, io pensai a quanto salata è l’acqua dell’oceano e a come la dolcezza del sangue potesse mitigarne una modica quantità, e dopo mi ritrovai con le lacrime sulle guance. Il delitto era consumato, un funerale con tavola da surf, molto meno colorato di una corrida e nessun motivo che lo avesse scatenato, se non uno scontro tra nature. Mi rimasero impressi i movimenti dell’animale che tendevano a strappare la carne della donna, e non erano per niente riconducibili agli esempi che avevo sentito fare per episodi simili, tutti questi esempi avevano una praticità che riduceva il male a un lavoro artigianale che si svolgeva in assenza di richiesta, no, si trattava di qualcosa di inumano, che avveniva a una velocità pazzesca e con una reiterazione che andava in crescendo, ogni giro aumentava di intensità, era un modo puntiglioso di dare la morte,  martello su incudine, picchiava sempre più forte, sempre più forte, e poi quasi ci fosse una soglia di decibel da raggiungere, smise. La guardia costiera arrivò tardi, e nessuno si mosse. Io soffiai forte, avevo bisogno di un po’ di respiro e anche di una azione che mi dicesse che ero sano, infatti portai le mani alla balaustra e strinsi forte. Ancora oggi ho una memoria aromatica di quel dolore, che non ha niente a che vedere con la salinità immaginata o con i refoli sabbiosi che il vento portò sul terrazzo dove ero, piuttosto è un odore ferroso ed è quello della balaustra, sulla quale poggiai il viso. Il mare a quadretti aveva un blu circoscritto e fedele alle misure che gli erano state assegnate, la geometria del parapetto stava ristabilendo l’ordine violato dall’animale, che allontanandosi tornava a quella che per me era solo una superficie movibile e colorata, e nonostante i racconti non riuscivo a immagine come generatrice di pericoli. Gli avvenimenti si elevano sulle nostre teste e ci investono, e fin quando non ci colpiscono non abbiamo possibilità di stabilire né l’intensità né i danni che produrranno, ed è strano nel tempo della registrazione di uragani e terremoti non poter rimediare a un assalto di uno squalo, che è un male minore, pur nella sua grandezza, capace di generare un vortice di violenza enorme rispetto a un corpo solo, al massimo due, eppure, è la miniatura del male che spaventa molto più della sua grandezza o legione,

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