Emma

E poi a Wallace sembrò per la prima volta di riuscire a inquadrare tutto l’insieme, l’intero arredamento del suo corpo, no, niente a che vedere con la moda o le vanità, ma l’esatta misura dell’immagine che diamo agli altri. Si era incoraggiato ad amare, aveva dismesso quella sonnolenza che guidava la sua vita, il suo stare sommerso, distratto, persino superficiale, e non era servito a niente. Il suo problema era la circolarità dei sogni, sì, perché gira e rigira tutte avevano un manifesto comune di desideri, che scrivevano in modo diverso, da parti lontane, ma poi il risultato non cambiava. Emma non era diversa. La vita di attore consente di passare da un anno all’altro come da una cucina alla camera da letto, e Wallace lo faceva con stile, l’amore, invece, non ha problemi di orario, non è mica un aereo, solo che ora, qui, in questo tempo, lo avevano ridotto a un volo da prendere. E Wallace, che non aveva perso mai nemmeno un tram, aveva deciso di vederli alzare tutti sti voli – e perderli – che poi erano donne che andavano, migravano, e lui le accompagnava con moltissimo affetto, ma proprio non riusciva a rimpiangerle, no. E più non aveva tracolli, più loro pensavano che fosse gelido, invece era solo un uomo razionale, se due pezzi non combaciano non devono giungersi. Questa la regola. Persino stupida, che quando la spiegavi di solito appariva come una epifania, e adesso sembrava infrangersi davanti agli occhi sbarrati di Emma. Il guaio è che le donne, tutte: in misura diversa, credono che ogni cosa si aggiusti proprio come i bambini pensano che tutto abbia un seguito. Non è così, e Wallace lo aveva scoperto presto. Fin da piccolo si era trovato davanti una distesa di giorni e liti dei suoi genitori, e, come un vecchio critico poteva cogliere citazioni e rimandi ad altre opere per ogni imprecazione, offesa o porta sbattuta, e più che stanchezza ormai gli veniva da ridere. Così, quando Emma sbarrò gli occhi mentre le spiegava che bisognava prendere strade diverse, a lui quello sguardo suonò come una nota sconosciuta, per un attimo le sue certezze vacillarono, stava per dirle: va bene riproviamo, e dovette faticare non poco per trattenere le parole, in una contrazione di nervi, voce, pensiero, che, quando lei affondò il coltello nel suo fianco sinistro, sentì il dolore come liberazione, e prima di preoccuparsi di fermarla, mentre cercava di estrarre la lama e ri-affondarla, riuscì a sorridere della sua esperienza e del controllo che aveva avuto sul pensiero sbagliato, per come aveva resistito, un attimo ancora e stava per tenersi una pazza.

 

Image Fabio Mingarelli

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3 thoughts on “Emma

  1. ming ha detto:

    è questo che voglio…..è assolutamente questo che voglio……..10…100…1000….un milione di marco ciriello, che guardino le mie opere e si lascino trasportare, non molto lontano, dentro se stessi e liberare quello che trattengono dentro.
    ma così bravo ci sei solo tu (inimitabile).
    e ti ringrazio, di rimando, perchè se non c’ era questo mio lavoro, di certo non veniva fuori questa storia dal finale…tagliente…come una stilettata (chiaramente mi riferisco alla “presa di coscienza” di wallace).
    quindi anche tu mi avrai ringraziato.
    ti voglio bene.
    un abbraccio…………..fabio.

  2. paolalovisolo ha detto:

    ti ringrazio molto per avermi permesso di condividere (ho pubblicato oggi) questo racconto da me insieme all’ opera di Fabio e al mio testo.
    complimenti per la tua scrittura che ora conosco e seguirò grazie a Fabio.
    paola.

  3. […] di Fabio Mingarelli – fatto di complessità tecnica e fantasia riproduttiva – ha al centro la donna e prima gli occhi di chi la guarda. I suoi ritratti portano in primo piano lo sguardo, […]

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