macchina di distrazione

C’è un numero limitato di fossi che ci aspetta, e nei quali cadremo. Per alcuni hanno sfondi diversi, per altri sempre lo stesso. Ci sono un numero di costruzioni limitate che visiteremo, per poi dirne male, in modo frettoloso manifesteremo il nostro scontento, poi, qualcuno di noi andrà a Taranto e rivaluterà quelle visite orientali. C’è una roulette degli incontri che per molti chiama sempre numeri diversi e che ad altri consegna ogni santo giorno lo stesso colore e lo stesso numero, ma loro non hanno puntato che una volta sola. In un tempo limitato incontriamo e conserviamo un numero di segreti che a volte ci pesa a volte ci fa sentire migliori. Moltissime volte sono stato al centro delle croci di corridoi d’alberghi: belli, brutti, sfarzosi, scalcagnati, ho sempre guardato alle scale o all’ascensore con compassione, perché da lì vedevo il peggio: gente più agitata di me. Ormai so bene quello che accade in questi casi: c’è un gruppo di persone che occupa un suolo e recrimina su cose stupide, quasi ci fosse una ora destinata a questa attività. Che prendo sempre nello stesso punto: il picco massimo prima che perda colpi. E nell’attesa mi cerco quelli che hanno torto, schivano colpi o li incassano, con la serenità che amo, quella di chi sa perdere, persino quando è ingiusto, e qui mi appare Musone, un pugile italiano, a Los Angeles. A me piace la superba noncuranza delle cose verbali, la mancata restituzione delle offese, il silenzio che si fa vuoto. È uguale alle nebbia, avvolge le volgarità, nasconde il rancore. La mia è una distanza dallo sbattimento e  dagli affanni che richiedono le liti. Apprezzo i conflitti, ma le persone che si danno troppo da fare mi spaventano. Alle lavandaie preferisco le lavatrici e la loro meccanica concentrazione per far dimenticare le macchie (quasi sempre frutto di errori evitabili). Il moto del cestello è circolare e limitato nel tempo, come tutto quello che ci accadrà. I pulsanti sono le scelte. Ad ogni capo una temperatura, ad ogni indumento una rotta precisa. E ancora oggi, però, non ho capito se la lavatrice è cinema, è teatro – quindi: una macchina di distrazione – o è un elettrodomestico come gli altri. Intanto gira, stanca l’apprensione, lava via lo sporco, e mi sento meglio. Risciacquo. Shakira. Risciacquo.

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One thought on “macchina di distrazione

  1. ming ha detto:

    sono d’ accordo al 100×100.
    nel pugilato, se sai incassare, vinci.
    e lo sappiamo tutti che quelle quattro corde sono il ring della vita.

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