The Future is Unwritten

C’è una giovane donna sulle scale. Dietro una porta aperta. Quelli che passano guardano le gambe, lunghe e scure, scoperte. Indossa un vestitino intero: leggero, aderente. Fiori a pioggia e spalle libere. Di quelli che stanno bene a poche. Ha capelli corti, arancioni da carota, e viso da bambina. Guarda in continuazione la strada. Oltre il campo di basket, il supermercato coreano, la sopraelevata marcia di piscio e rifiuti alla base. Sopra scorrono le auto. Qualche camion. In giro non c’è quasi nessuno. La sera è calda ma non stringe. Lei ha fretta e aspetta uno stramaledetto taxi. Benitez se la prende comoda come suo solito. Ha un ritardo di venti minuti sulla chiamata. Cochabamba 286. Quartiere San Telmo. RicevutoSpenta la radio ha orecchie solo per Joe Strummer. Benitez Ubaldo Ignacio, pelato e magro. Una sigaretta eternamente a fargli fumo davanti agli occhi nascosti da lenti scure e sottili. Poche certezze oltre il Boca e i Clash. Qualche puttana per non sentirsi solo e il suo lavoro. Gestito con lo stomaco. Fatto di rifiuti, litigi, pugni e urla. Niente di serio. Benitez pazzo solitario, umorale e felino ma sempre con la testa sulle spalle e il polso della situazione. Sapeva quando smettere. E sapeva anche come dare inizio ai casini. Ma quello era un giorno tranquillo. Traffico, clienti cianciosi e strade del cazzo. Giri di periferia. Un paio di volte al Pistarini, trasferta. Due hamburger e una birra. Il pareggio del Boca. Il caldo che aveva incartato tutto. «Hey Joe, due isolati e ci siamo». La giovane donna ha visto l’auto gialla svoltare in fondo alla strada, afferra la borsa e scende con calma le scale.«Ha chiamato lei?» «Sì». «Dove andiamo?» «All’aeroporto». «Dove è diretta?…Se posso chiedere».«New York». «È argentina?»«Sì». «E ci lascia?»«Per un po’». «Come si chiama?» «Maya, Nora, Camila, chissà». «Che cos’è un quiz?» «Può darsi».  E poi allungando il collo per leggere sul cruscotto il nome del tassista: «…Benitez Ubaldo Ignacio…che fa ci prova?» «No, no, mi scusi. Le racconto una storia». Spingendo col pollice della destra gli occhiali scuri sul naso, comincia dalla fine, quindi dai Mescaleros.

 

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