Il secondo pugno

Aravind Nagpal (Bombay, 1944 – New Delhi, 2012), regista, sceneggiatore e scrittore. Dopo il dottorato alla Sorbona (1968), frequenta i circoli cinefili dei “Cahiers du Cinéma”, conosce Godard e Rossellini, e prima di tornare in India copre il posto di corrispondente da Parigi per “Il times of India”. L’esordio sul grande schermo avviene con la trasposizione di un suo romanzo breve, “Il palazzo Vishram” (1975), storia corale, che vede tra i suoi protagonisti un giovane Deepak Vij, poi divenuto il volto del nuovo cinema indiano. Seguono “Fra tre omicidi”(1977), giallo metafisico, “Il guru mosse un occhio” (1979) divertente commedia che gioca con i luoghi comuni indiani, con la quale vince l’Orso d’oro a Berlino, e “La regola dei cinque secondi” (1982) un filmone che provava a raccontare il mondo del crimine nel suo paese, miglior regia a Cannes. Chiamato in America, dove rimane fino al 1992, girò la sua trilogia giallo ironica: “Il piede della giovane donna” (1984), tutto quello che rimane di una attrice, “Scritto nell’aria” (1988) che seguiva il viaggio di una banda musicale con morto al seguito e infine “Ms Meenakshi” (1990), giovane donna indiana in una New York metafisica, che gli valse l’Oscar come miglior film e miglior regia. Rifiuta un Batman, e due 007, giustificandosi con una lezione alla Columbia University, poi raccolta in libro, dove illustra le differenze tra il linguaggio cinematografico orientale e quello occidentale, pur riconoscendo numerosi tributi al cinema americano. Ne nasce un lungo dibattito, con toni non sempre amichevoli, sul “New Yorker”, fino a quando Martin Scorsese e Steven Spielberg, non intervengono in suo favore. Torna in India e si dedica a un grande progetto: un lungometraggio di sei ore da distribuirsi in due parti, lavora alla sceneggiatura dal 1993 al 1998, e quando comincia a girarlo, nel marzo del 1999 è costretto a interrompere dopo due settimane per la morte dell’attore Ashvin Puri. Riscrive la sceneggiatura e il personaggio interpretato da Puri, in modo da lasciare il girato e poter cercare un nuovo protagonista. Riprenderà nel 2001, andando avanti fino agli inizi del 2002. “I Cani randagi di Mumbai” esce nel 2003, ma in un solo film di 4 ore. In India è un successo enorme, che poi negli anni lo porterà a essere uno dei film preferiti del cinema mondiale, oggetto di culto. Per il mercato americano viene ridotto a due ore e rimontato in ordine cronologico (vera e propria negazione del concetto temporale di cinema del regista)e Nagpal ci rimane malissimo, tanto che non va a Los Angeles per la prima, né segue la pellicola con gli attori nel giro degli Stati Uniti. Tiene una conferenza stampa dove annuncia il suo ritiro, e fino al giorno della sua morte, avvenuto il 25 maggio, diventa il Salinger del cinema mondiale. In questi anni, in moltissimi hanno provato a fargli cambiare, idea, intervistarlo, cercarlo. Nessuno è riuscito nell’impresa. L’annuncio della sua morte è stato dato dalla polizia di New Delhi, Nagpal si è buttato dall’ultimo piano della clinica dove era ricoverato per un cancro. Con lui se ne va una figura singolarissima di regista e autore del cinema. Il governo indiano ha annunciato l’istituzione di un premio a suo nome e di una fondazione che ne custodirà l’archivio e di un festival da tenersi a cominciare dall’anno prossimo. Nagpal aveva da poco terminato la stesura di un romanzo, “Il secondo pugno”, che uscirà nei prossimi mesi, prima di entrare in clinica aveva consegnato il manoscritto all’editore. Ci lascia con un ritorno alla sua prima passione. A noi piace ricordarlo con il finale del suo primo romanzo, che poi è l’inizio di tutto: «Accanto alla lampada c’era un uomo in piedi, che proiettava ombre sul muro».

 

Photo of Jonathan Torgovnik

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