A phone conversation

«Le strade prendono i nomi dei poeti che muoiono»
«Sì, e i bambini quelli dei nonni che li precedendo»
«Mi prendi in giro?»
«Abbastanza»
«Non ho mai saputo come chiamarla, è questo il problema?»
«Dici che è una questione nominale?»
«Anche»,
«Tu pensi che sia altro?»
«Sono convinto che non abbiamo nessun controllo sulla vita che ci tiene lontani da chi amiamo» «Potrebbe essere una indicazione»
«Mi stai dicendo che il destino funziona come il traffico?»
«Semplifichi»
«Sì, di continuo, vorrei capire, smettere di star male»
«Lasciami indovinare: vorresti una vita migliore?»
«Sì, una vita migliore, che c’è di male?»
«E lunga?»
«Anche, ma non necessariamente, temo la noia».
«Ma lunga quanto?»
«Quanto basta per non avere rimpianti»,
«Di che tipo? Sessuali? Sentimentali? Lavorativi?»
«Direi solo amorosi»
«Sei un romantico»
«E perché?»
«Un altro avrebbe risposto: quanto basta per farci stare tutto, se devi chiedere, esagera»
«Invece, mi sono precipitato a scegliere, eh»
«Direi di sì»
«Irruento oltre che romantico»
«Sono sempre stato un istintivo»
«Lo so, per questo hai fatto una marea di cazzate».

 

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One thought on “A phone conversation

  1. ming ha detto:

    potrebbe essere un inizio, ma….a pensarci bene, anche la fine di una discussione.

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