Archivio mensile:giugno 2012

Cuori sgozzati

Il posto è inconfondibile, tutti ci vanno per fuggire dalla noia e finiscono a vivere la stessa realtà. Palm Springs, California. Hanno cominciato i ragazzi della generazione X di Douglas Coupland, ora proseguono quelli della Y e della Z. Lettere per generazioni con zaino in spalla, si portano dietro un mondo. Provano a vivere minimo tre vite, come nella Portland di Katherine Dunn di “Cuori sgozzati”, raccontata anche da Chuck Palahniuk, «uno fa il cassiere in un alimentari, l’archeologo e il motociclista», oppure: «il poeta, la drag queen e il commesso in libreria». Scendono in apnea, lasciano gli studi, la città di nascita, la sicurezza, entrano ed escono dall’esercito come commessi al grand hotel. Scegliendo di tradire le aspettative. Continua a leggere

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Cuba in canottiera

Non lo abbiamo mai visto a torso nudo ma sempre in canotta, era un campione sobrio di una isola esagerata. Teófilo Stevenson, Ali cubano, pugile schierato, figlio di contadini che ha fatto del ring la sua selva. Alla fine sarà  ricordato per una comparazione che oggi non farebbe nessuno: meglio otto milioni di persone (cubane) che cinque milioni di dollari (americani). Ci credeva alle idee, più che al suo talento, ai suoi pugni, e ha fatto prevalere i sentimenti sui soldi. È morto, a 60 anni all’Avana, per un infarto, senza che si avessero notizie di pentimenti, invece continuavano a risplendere le tre medaglie d’oro olimpiche (‘72-’76-‘80) e i tre ori dei campionati mondiali (‘74-‘78-‘86), che aveva dominato. Il suo essere un pugile non professionista è solo un inganno dell’ideologia cubana, una bugia per fede (la legge cubana non prevede lo sport professionista) che gli fece perdere la possibilità di sfidare Muhammad Ali. Continua a leggere

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My goal is to entertain myself and others

L’anomalia fantascientifica – come lo chiamava Isaac Asimov – Ray Bradbury ha cambiato condizione esistenziale, scavalcando il tempo terrestre e il sistema assegnato, occupando un’altra forma di sonno, che chiamiamo morte. Quando aveva cominciato a immaginare mondi diversi e lontani era il millenovecentoquaranta, un tempo senza televisione, dove la fantascienza la facevano, un poco, i fumetti, il resto era roba per bambini che qualche volta trasmetteva la radio.  Continua a leggere

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Miami Police Department

C’è la vita e poi ci sono i format che le rubano le battute, i personaggi, le storie. Il resto lo fanno le città e le guerre. L’esercito e la polizia sono due colonne su cui poggia il cinema americano e buona parte delle serie tv. E si finisce per dimenticare che la realtà è sempre meglio della finzione, che non ha la strada segnata da una sceneggiatura, né i titoli di coda che scendono dall’alto. A New York ti senti sempre in un film, a Miami in un telefilm. Miami vice, Csi Miami, Dexter, The First48, uno si chiede come sono i veri detective? Continua a leggere

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Say Her Name

«Mi chiamo Lori Berenson e non ho ucciso nessuno. Sono una donna americana, mi son fatta 15 anni di carcere in Perù perché avevo aderito al gruppo rivoluzionario Mrta, i Túpac Amaru. Hanno trovato a casa mia ottomila proiettili, tremila candelotti di dinamite, e una dozzina di membri del gruppo. Hanno detto che io avevo schedato i congressisti per sequestrarli, ma io non c’ero in quella casa, e non conoscevo le loro intenzioni. Mi hanno arrestata su un bus nel centro di Lima. Un tribunale militare, con un giudice incappucciato, mi ha condannata prima all’ergastolo, poi a 20 anni, infine 15. Continua a leggere

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