Archivio mensile:luglio 2012

Kumar

Kumar non è solo un uomo e una donna ma anche quello che resta di un quartiere, Bugis e del club Boom Boom Room: una figura di eleganza androgina prodotta dalle culture presenti a Singapore, sopravvissuta ai veloci cambi di stile e alla voracità costruttiva dell’isola. Per capire, dovete pensare a Fiorello, ma con la cattiveria e l’ossessione per la carne di Daniele Luttazzi, che però si crede Madonna: avrete Kumar (44 anni), per la quale ogni definizione è riduttiva: drag queen, comica, oppositrice, ballerina, cantante, o anche, semplicemente: «Una donna speciale resa ordinaria dall’ossessione per lo shopping». Continua a leggere

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Be men, not destroyers

L’idea al dottor Marcus è venuta guardando il Blu River, così è nato il “Questionario Lazarus”, sulla posizione tra elementi, divini e terrestri: c’è una distanza minima dalle cose, comune a tutti? E può essere misurata usando quella che separa Dio dal resto degli uomini? O quella che ne separa due che giocano a tennis? Come si stabiliscono i punti? C’è una forza che spinge e respinge? Se lo sguardo di Dio è a volo d’uccello e il nostro è terrestre, entrambi hanno un movimento, quindi non esiste una posizione statica e nemmeno una equidistanza dalle cose e dagli altri? A parità di movimento c’è una staticità della posizione degli oceani? Continua a leggere

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Bandeirantes

Al raduno dei trattori d’epoca di Casaltorlonia, c’è Raffaele La Capria – lautamente pagato come da fattura proiettata sullo schermo, prima che vadano i filmati d’epoca – composto, elegante, come al solito, lo scrittore napoletano, circondato dal coro delle mondine di Novi, legge un suo racconto sui cani nella letteratura. Fa piccole pause tra una frase e l’altra e sorride quando sente che la parola letta ad alta voce, funziona. Alle sue spalle il Duce guida spavaldo un trattore cingolato della Fiat (presente in piazza). Prima di lui si è esibito Ernesto Paolozzi, un nano dalla pelle verde che si fa passare come extraterrestre, recitando su soggetto di Carlo Rossella, il resoconto di una cena col principe di Monaco con disputa astronomica sull’ammazzacaffè con Stephanie. Continua a leggere

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Latest Release

La nostra casa era abbastanza grande, con due uscite, e io ero quello che ci giocava intorno. Mi madre dice che è tutto vero, e io le credo. Poi diceva per favore Marcus, quando io scavavo le buche in giardino. E la sera, la sera, contava i miei graffi. Nessun altro è stato autorizzato a farlo dopo. In quella casa mi sentivo vivo, come il cane Butch e il lattaio Anthony, eravamo di più di una fotografia, avevamo un peso. E, a volte, per pranzo mia madre mi lasciava mangiare con le mani perché dopo non dovevamo coricarci, e cantavamo le canzoni della radio: abbassavamo le mani solo quando dovevamo sentire quello che diceva l’uomo senza note. Per molti anni ho dimenticato le cose che sto dicendo. Come non essere in grado di respirare, a volte l’eccesso di felicità, è così. Continua a leggere

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Lost in Seoul

Tutti sembrano dire: siamo venuti da dove non sappiamo, e forse ci torneremo. Ma c’abbiamo provato. A dare un nome e un volto ai nostri veri genitori, a riprenderci il nostro nome, nella nostra lingua – dopo averla studiata, imparata o forse no – provando a vivere in quella che doveva essere la nostra città, e invece l’abbiamo persa. È il fare, il tornare a Seoul, che assicura una possibilità. Non il sapere come si fa a farlo. Non c’è un come, un come si può vivere senza la propria lingua e cultura portandola però scritta in faccia, un come si fa a tornare per cercarla, né un come si muore senza averlo fatto. Continua a leggere

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