Il cuore è uno zingaro

Il problema del tennista Frederick Manaus è che ha il cuore nel gomito, sinistro, e gli sanguina spesso, ma tutti pensano a uno sforzo o a una caduta e non si accorgono della sua evidente sofferenza. Quando abbraccia, poi, passa messaggi in forma di sangue. A imbrigliargli il cuore ci han provato tante, con sistemi e figure, ma lui era preso dal suo sport, ed è sopravvissuto a tutte le proposte di matrimonio. Le sue emozioni son tutte liquide e sparse sui campi da tennis del mondo. A Wimbledon non lo invitano più, dopo che l’ultima volta ha macchiato il manto d’erba anche se aveva la fascia al gomito. Era stato appena lasciato da una attrice hollywoodiana, e nonostante prima dell’incontro fosse piagato, il pensiero di lei non lo abbandonava mentre colpiva la pallina, fino a farsi ossessivo, ed ha preso a sanguinare. Il ricambio di sangue lo libera. Fosse stato un tennista di retrovia, poteva pensare di usare questa che potremo chiamare malformazione come fenomeno, invece, è stato uno dei migliori, ed ha anche tenuto il segreto, lo scopriamo solo adesso che è uscita la sua autobiografia: “Frederick Manaus, il cuore in un braccio”. Come gli sia scivolato via, lo racconta bene, perché lui – come tutti – è nato col cuore al posto giusto, come registrato dall’ospedale di Las Vegas, solo dopo ha preso a muoversi, mentre cresceva e soffriva: Manaus ha perso i genitori a 12 anni, in un incidente stradale, è andato a stare all’accademia Willeford e solo il suo talento per il tennis l’ha messo in salvo. Quando ha scoperto che il cuore gli scivolava dal petto, ritrovandoselo su una spalla come un pappagallo, la sera che Ellen partì, pensò a una allucinazione, ma al mattino era ancora lì e non voleva saperne di tornare a posto suo, non conoscendo altri rimedi provò a parlargli: «ok, non sei un cuore conformista, non ti va di stare nello stesso posto degli altri, almeno piazzati nel gomito, darai meno nell’occhio». E fu così. A parte il problema di sanguinare ogni tanto, nessuno ci fece caso, e anche Manaus avendo il petto sgombro giocava con scioltezza i suoi rovesci, che divennero famosi. Per quelli che penseranno a un cuore piccolo, sbagliano o non conoscono i gomiti dei tennisti, in quello di Manaus c’era posto anche per un mezzo polmone, ma non ci furono altre migrazioni. E quando il tennista americano venendo a Roma per gli Internazionali d’Italia, in un taxi sentì una canzone che gli sembrò familiare, ci sono suoni di parole che ci arrivano anche da lingue sconosciute, lui e il suo cuore defilato chiesero cosa dicesse la canzone, il tassista tradusse con «the heart is a wanderer» e Manaus sorrise, la prese come un segno, anche ad altri era capitato di avere un cuore migrante. Vinse il torneo e tornò a casa con una allegria che mosse il suo cuore: dopo anni ci fu una risalita fino all’omero. Poi Geena e due settimane di vero amore lo fecero spostare fino alla scapola, ma dopo tre mesi tornò nel gomito. Tutto quel movimento non faceva bene a Manaus che perse Washington. Ma fu al Roland Garros che il suo cuore tornò a posto  – per via di una tennista russa, Maria  – , e vinse con una tranquillità che non ebbe mai più. Poi, la lontananza da lei, i problemi caratteriali, l’ossessione per il gioco, riportarono ogni cosa nel posto sbagliato, compreso il suo cuore all’estremità del suo braccio, distrutto dall’anomalia pensò di amputarlo. Ma non potendo nascondere i suoi pensieri al proprio cuore, quello arrivò fin dove sembrava impossibile che potesse spingersi, sulle punte della sua mano sinistra: se ne stava in bilico come su un burrone e sembrava sul punto di volare, Manaus si aspettava che volasse via, che tutto finisse, e quando chiuse gli occhi per non vederlo andare via, non lo sentì più pesare sulle sue dita, pensò è andato, invece, quello, era sceso su un piede e aspettava per discutere, come un sindacalista. Ne venne fuori un compromesso che diede i suoi frutti con l’Australian Open, dopo gli chiese il ritiro. Manaus obbedì, scrisse il libro, raccontò del suo cuore ballerino e non si accorse che col punto all’ultima pagina, il cuore tornò al suo posto, ma ad occhi chiusi, e con un soffiò, entrambi, compresero l’immobilità della consuetudine.

Foto di Filippo Monteforte

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One thought on “Il cuore è uno zingaro

  1. link comunicazione ha detto:

    che bella questa immagine del cuore-zingaro! come sempre sai miscelare un cocktail perfetto: 10 parti di emozione, 10 di humour, 10 di visionarietà e 5 gocce di mondanità e 5 di costume, servire freddo in calici da margarita… alla tua salute Marco!

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