Il delegato

Il delegato Willmott è arrivato nella Capitale per la sua missione, fra poco incontrerà il caduto in errore, riferirà la proposta, proverà a far comprendere che quella è l’unica possibilità. Il lavoro ha poco di entusiasmante se non nella piega finale, quando lui spara. Tutto il resto è pazienza e preparazione. Se funziona, tanto meglio, se non funziona tanto peggio per chi ha impedito che le cose andassero come erano prevriste. Spesso ha di fronte spettacoli agghiaccianti, altre, invece, quando tutto fila liscio, associa il percorso verso l’aeroporto alla spiaggia del posto che lo ha visto crescere. Purtroppo questa eventualità si è diradata, quando iniziano a porre domande, a tergiversare, la spiaggia viene sostituita dal sangue, il delegato Willmott è così: prendere o lascare. I provvedimenti non vengono presi da lui, ma dall’Agenzia Centrale, il delegato si limita a risolvere questioni, con le buone o le cattive, si muove su un sistema binario sempre, ed è previsto – fino a cambio disposizioni – che lui debba rimanere in piedi. Appartiene a un progetto maggiore che non prevedere un bene individuale, ma sempre collettivo, tutte le decisioni vanno in direzione della maggioranza, per mantenere e accrescere il grandioso disegno di Paese migliore che l’Agenzia Centrale ha. Non ci sono interrogativi che non vengono posti, storie che non vengono esaminate: si osserva, discute, vaglia e poi in caso di fuoriuscita dal progetto si invia il delegato, che ha il preciso compito di riportare tutto in ordine, si ha premura che il disegno non abia sbavature, e nel caso ultimo di opposizione al richiamo, diniego, o peggio aggressione, non resta che liquidare il sistema periferico per il bene di quello centrale. Per ogni problema c’è una soluzione, per ogni opposizione una pallottola. Senza perdersi in profonde discussioni, l’offerta è sempre ragionevole, il passo successivo è pacificatorio, per sempre. Il delegato Willmott ha nelle mani il bene del paese, il suo è un compito gravoso, che lui sente, per esteso, fino al sacrifico di non avere amore né famiglia, solo missioni, e tra una missione e l’altra solo donne da un giorno, come case e amici. La sua è stata una decisione di attraversamento irreversibile dei confini personali, di alterazione senza ripensamenti della quotidianità. Non ci sono frazioni di ripensamento né possibilità di allontanamento, c’è solo una strada, ed è segnata dall’Agenzia. Ogni tanto i suoi pensieri sono percorsi da onde di irreale bisogno di realtà – irreale per le regole che ha accettato – ma accade sempre in volo, e da sopra le nuvole, quei pensieri ci stanno. È in profondità che devono sparire, appena atterrato, Willmott non può permettersi esitazione, altererebbe la missione, lascerebbe una speranza al suo interlocutore, che potrebbe leggere nei suoi occhi un moto di pietà. Il delegato non deve mostrare perturbazione nemmeno sulla pelle del viso – dice il regolamento –  che deve sempre essere perfettamente rasato, per questo tutti i delegati hanno un rasoio tedesco di ultima generazione per radersi prima dei colloqui finali, con i caduti in errore. Non che le missioni siano prive di episodi curiosi e oggetti, che poi vengono raccolti nella memoria Centrale, c’è un programma apposta che contempla scarpe italiane e formaggio Cheddar, cappotti di astracan e occhiali da motociclista, per non dire degli indumenti intimi. Capite come straordinario, difficile, complicato, parziale e perfezionista, talvolta anche tormentoso sia il lavoro del delegato, fatto di viaggi in prima classe e notti insonni, di ricerche della parola esatta che eviti la pallottola giusta, è un passo a due, un ricerca affannosa che varia da un interlocutore all’altro, per evitare di bruciare in un attimo una intera casa, un gioco difficile, e tutto perché il disegno del paese non perda slancio, il progetto sia soddisfacente e possa svilupparsi senza intoppi. Per il bene di tutti c’è bisogno che in pochi siano esigenti e spietati, con la vita degli altri.

Photo of Benedict Evans

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