Renè Higuita, specialista in colpi di scena

higuitaNon era un portiere, ma qualcosa del genere: piuttosto un circo, sì, proprio un circo, un intero circo con tutta la generosità, lo stupore e anche l’egoismo che potete immaginare e avrete conosciuto. Direttore, acrobata, clown, domatore. Era disposto a perdere la faccia per strappare il sorriso a un bambino e lo sguardo a una donna, e a giocarsi tutto con i compagni, contro la posta in palio, fino al punto di ignorare l’importanza delle partite, e no non ne voleva sapere di parare con le mani, come fanno tutti, e nemmeno di stare al suo posto. Per lui normale era una modalità di lavaggio che apparteneva a una lavatrice, un comando, mica un modo di stare in campo. Rispetto ad altri due portieri: il brasiliano Rogerio Ceni e il paraguaiano Josè Luis Chilavert, è terzo per i gol segnati ma primo in assoluto per i colpi esibiti. Il circo è stato perlopiù a Medellín con l’Atlético Nacional, poi ha preso a girare, molte squadre, potevi andare allo stadio e chiederti: «che farà oggi Higuita?» Ma il numero che tutti aspettavano era sempre lo stesso: il colpo dello scorpione, a me piace di più colpo di coda: una specie di doppio tacco (con i piedi uniti) che salgono – mentre il calciatore è in orizzontale a braccia larghe – e respingono il pallone, umiliando chi ha calciato verso la porta (momento di massimo splendore: Wembley contro l’Inghilterra nel 1995, tiro di Redknapp. Momento di gloria ulteriore: il calciatore Higuita nel Subbuteo, fermo in acrobazia e non come tutti gli altri, con le gambe piegate e tutto il resto come insegnava Jacques Tati:  Invece, colpirla a piedi uniti saltando è un gesto da saloon, come sparare al bicchiere poggiato sul bancone, una smargiassata per dire: «sono sicuro di me», anche se poi non lo era. Ma in quel gesto c’è tutta la vita di Higuita: fin dalla visita in carcere al suo amico Pablo Escobar, e che passa per la cocaina (positivo all’antidoping  in Ecuador, maglia dell’Aucas), ritiro forzato e ritorno al calcio a 41 anni, in Venezuela, (si sarà detto: «se credono a Chávez, possono credere anche a me»), in mezzo ci stanno la galera per una mediazione in un sequestro, e due reality, il primo: “La isla de los famosos: una aventura pirata”, una specie di isola dei famosi colombiana –  da noi c’è andato Aldo Busi in Colombia Higuita –, e poi la partecipazione a “Cambio Extremo” dove gli hanno modificano con la chirurgia plastica: naso, palpebre, mento, zigomi, addome; «Aprendí a vivir con lo feo, así que voy a seguir siendo el mismo. El hecho de que me hayan cambiado un poco no me afecta en nada como persona»,  che ne fanno – oggi – un Mickey Rourke sudamericano, forse voleva qualcosa di peggiore del dribbling e gol subito da Roger Milla, in Camerun – Colombia ai campionati di calcio di Italia ’90. La più grande umiliazione della sua vita calcistica. Quello che colpiva oltre la chioma che andava oltre i Manga (che se la giocava con Valderrama e Gullit nella classifica delle capigliature che non si possono dimenticare, prima delle creste – di oggi – ci sono state le trecce e i boccoli), e i baffi da luogocomunemessicano, era la volontà di non smettere di rialzarsi, né di giocare, per questo piace tanto a Maradona, anche se la mette giù diversamente: «Un personaggio bellissimo, un loco. L’ho già detto: è stato lui a inventarsi che i portieri tirassero i rigori, punizioni e facessero gol. Che nessuno si azzardi a togliergli il brevetto, chiaro?»Soccer - Colombia v England Alla fine l’aspetto da clown ha avuto la meglio ma Higuita era anche altro, un egocentrico ribelle, un calciatore che non amava il suo ruolo, «arquero-líbero» dicevano i telecronisti dei paesi sudamericani, uno specializzato in colpi di scena, un attore facilmente riconoscibile costretto a recitare sempre lo stesso ruolo, era, soprattutto, uno che faceva tutto quello che viene detto ai portieri di non fare, e per questo ce lo ricordiamo, non certo perché la metteva in angolo. Non è per il numero dietro la maglia che era dispari in campo, ma per un mucchio di motivi che poi son gli stessi che non ti fanno stare fermo in un posto o che non ti fanno accontentare del lavoro e della vita che hai, si chiama inquietudine, eccesso di vita o anche solo curiosità, poi ognuno sceglie come declinarla e annodarla ai giorni, lui teneva una trama con lo stesso passo: fuori e dentro al campo. Colonna sonora da circo, quindi banda in tribuna, e tromba come assolo, che poi è il suono della malinconia, adesso che si è perso e sta di lato ai campi da calcio e non sente più il rumore dei gol fatti e subiti.

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3 thoughts on “Renè Higuita, specialista in colpi di scena

  1. […] Gli lessero i nomi di una generazione che doveva fare la storia e dimenticare Valderrama e Higuita, Asprilla ed Escobar, lui si ricordò di quando giocava a Medellin e accettò. Mettendo in campo la […]

  2. […] messicano, il Brasile nel quale si affacciava Romario e davanti aveva Careca, la Colombia di Higuita e Valderrama, l’Uruguay di Francescoli (che poi sarà l’idolo di Higuain) e Ruben Sosa e il […]

  3. […] da macho cadeva come un soldatino di gomma (garellate, gli errori molto personali, alla Higuita – senza i gol tra l’altro – che l’Italia avrebbe visto solo al mondiale del ‘90). Eppure, […]

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