Bad load

DAVID ROWLANDLa colpa di Big Thomas era enorme, più grande dell’Ohio, e stava tutta nel suo fucile. Aveva anche un cappotto, ma quello, non c’entrava, era innocente con diversi testimoni: giacche, tre a voler essere precisi, certo consunte e di discutibile fattura, ma si sa i testimoni vanno presi senza fare storie, quindi andiamo avanti. A tradirlo era stato proprio il peso, ora voi a vedere la sua foto sui giornali avreste detto ma come un uomo così: grande e grosso che non sa portare un peso? Ecco, il punto era proprio questo, no, non quello che state pensando e che i giornali ci son stati dietro per settimana: quanto pesa la colpa? Piuttosto che non è mai la natura delle cose, la sua forma, a raccontarle, ma sempre i dettagli, almeno io la vedo così e questa storia mi dà anche ragione, se ne avete altre fatevi avanti e ne discutiamo, per ora vinco io. Anche perché Big Thomas a vederlo nessuno avrebbe detto: è colpevole. Sì, va bene, chi contrappone (O.J.) Simpson e il suo sguardo da gorilla e l’innocente, almeno quella processuale, ma siete fuori strada, siamo in un omicidio di provincia, di cui si occupano tv e giornali di provincia, con un imputato che non ha un lavoro da brividi alle spalle, ma capelli, si tratta di un barbiere, ok, capire ora? Aggiungeteci che il grande e grosso fa sempre l’effetto elefante: è risaputo è l’animale migliore che ci sia sulla terra, un vero anarchico nonostante l’ingombro, ti dici subito no, non può essere. E se lui fosse stato zitto, e avesse tenuto la colpa, se la filava liscia proprio per via del suo peso, una contraddizione lo so bene, son qua apposta, e niente, quello alla fine ha ceduto, ha confessato, una di quelle che i giornalisti della tv chiamano: confessione fiume, che se i detective non lo fermavano raccontava anche di quando si masturbava al fiume, ovvio c’ha provato ma loro avevano già chiuso il verbale. Al punto che pure le sedie gli dissero: perché? Eh Big Thomas, perché? Avevi tutto a favore, dall’aspetto all’alibi, perché hai confessato? E quello mica rispose, la mise giù in un senso strano, prese più curve di un ferro da stiro, non riusciva a tenere dritto il discorso sulla storia, che poi era la sua, che conosceva bene e che bastava avesse rifatto il percorso inverso rispetto al racconto che aveva fatto piovere addosso ai detective, ma non ci fu verso di farlo tornare alla ragione, niente di niente. Diceva che al di là del vetro la tentazione vince sempre, almeno per un chilometro e mezzo fino alla stazione dei pullman, dove c’è una zona franca, e fin qui, uno può muovere delle obiezioni ma starci dentro, è che poi lui andava oltre, molto oltre. Ed era sicuro, sicuro di tutto, proprio mentre componeva un mosaico di irrealtà.

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