Archivio mensile:dicembre 2012

un santo a corrente

Yann GrossMister Willis, ha scelto il fuoco, e se lo porta sullo stomaco, no, non si tratta di ulcera ma di un costume. È un supereroe da Luna Park, nell’Ohio è più famoso del presidente Obama, ci crediate o no. Qui, lo vedete durante una pausa di lavoro. Si occupa di lottare contro i rumori migranti che assillano i bambini, che per brevità chiamiamo: terrore. Anche contro i messaggi che generano paura, è una creatura del silenzio che rimette tutti in pace col mondo. Come solo certe giocate di Joe DiMaggio, niente da dire, Mister Willis e le sue orbite comunicative hanno salvato molte infanzie dagli incubi.  Nell’unica intervista concessa per lo studio sui nuovi supereroi condotto dal dottor Marcus, diceva di aver capito il suo potere guardando Jerry Lewis nella gag della macchina da scrivere, ma i dettagli sono segretati, e quindi possiamo solo attribuire alla capacità di Lewis di vedere e usare un oggetto che non c’era, rendendolo visibile, proprio come Mister Willis vede e usa il terrore che i bimbi si portano dentro e che al Luna Park appare evidente, almeno ai suoi occhi. Continua a leggere

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René Higuita, specialista in colpi di scena

higuitaNon era un portiere, ma qualcosa del genere: piuttosto un circo, sì, proprio un circo, un intero circo con tutta la generosità, lo stupore e anche l’egoismo che potete immaginare e avrete conosciuto. Direttore, acrobata, clown, domatore. Era disposto a perdere la faccia per strappare il sorriso a un bambino e lo sguardo a una donna, e a giocarsi tutto con i compagni, contro la posta in palio, fino al punto di ignorare l’importanza delle partite, e no non ne voleva sapere di parare con le mani, come fanno tutti, e nemmeno di stare al suo posto. Per lui normale era una modalità di lavaggio che apparteneva a una lavatrice, un comando, mica un modo di stare in campo. Rispetto ad altri due portieri: il brasiliano Rogerio Ceni e il paraguaiano Josè Luis Chilavert, è terzo per i gol segnati ma primo in assoluto per i colpi esibiti. Continua a leggere

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Mon oncle d’Amérique

Uncle CharlieSe ne stava in mutande a fumare, guardando fuori dalla finestra. Indossava calzini e scarpe ma non una maglia, diceva: «i miei tatuaggi mi tengono caldo, ne ho fatto uno per errore, tutti gli altri erano Caraibi». Non chiedetemi che cosa volesse dire, mio zio era fatto così. Non era un raffinato ricercatore di linguaggi, quanto uno che semplicemente «pensa ad altalena» – questa la diceva una delle sue cinque mogli, credo la terza – «oscillando tra un pezzo di terra e l’aria». Continua a leggere

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Sócrates Souza, pediatra

Socrates of BrazilEra uno strano tipo di calciatore, faccia da Cristo allegro del sud, i ricci, la barba nera e folta, era alto (1,93 con un 37 di piede), predicava Gramsci, giocava a calcio in modo elegante e sorrideva triste: Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieria de Oliveira (57 anni). Morto a San Paolo, per una infezione intestinale che si era andata ad aggiungere a un quadro clinico disastrato, conseguenza dell’abuso di alcol. Era uno splendido perdente, capitano di un Brasile meraviglioso (con Junior, Serginho, Zico, Eder, Falcao, Cerezo) che non riuscì a vincere i due mondiali che doveva avere in tasca (1982-1986), e di cui Zico ancora non se ne fa una ragione. “Sócrates Souza, pediatra”, diceva la targhetta di lato all’entrata di casa sua. E lui si è preso cura di molti bambini, tutti quelli che andavano allo stadio. Sì, perché era anche dottore, anzi lo era prima di essere calciatore, poi cantante, pittore, commentatore sportivo per giornali e tv. Continua a leggere

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Alla luce dell’attuale saggezza

Richard AvedonLa Ragazza dei Serpenti appartiene al quel genere di donna che invece di piagnucolare prende e fa le cose, non lascia che queste passino. Si comporta così perché ha avuto una stagione con un solo rimpianto, le è bastato e non vuole più averne. «Non esiste un tempo per rimpiangere esiste solo un tempo per fare, che lascia stanchi, e se anche si fallisce c’è la fatica concreta di aver fatto, e si fotta tutto il resto». Ecco qui riassunta la filosofia della Ragazza dei Serpenti. A qualcuno può sembrare spiccia, altri mi hanno detto che è da soldato, io che posso guardare da vicino il suo agire, non rispondo a chi leggendo i suoi modi di fare la mette giù con facilità, no, io che la vedo afferrare i serpenti e domarli, o nel peggiore dei casi ucciderli, non ho ancora una risposta. Continua a leggere

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