Archivio mensile:aprile 2013

sad giant

andre-the-giant-cannes-1967Perché i giganti stanno a custodia del vuoto, senza possibilità di sostituzione, e puoi rimanere a guardarli per sempre, finché vorrai, loro non ti diranno niente, né ti chiederanno di restare, anzi, e quando deciderai di andare: alzeranno una spalla a testimonianza del fatto che sanno anche dire addio, certo, a modo loro; no non che manchi la fede necessaria, è che son fatti diversamente, e si vede: vincolati come sono alla misura, attaccati alla deformazione che diventa solitudine, no, non sono mica una spalliera di una poltrona, no, hanno sorrisi impoveriti dall’altezza  e non leggono gli annunci sui giornali, perché – potete giurarci – nessuno cerca un gigante per dividerci il letto, e per quanto io provi a porre in rilievo la loro importanza – al netto della stazza di ognuno di loro – Continua a leggere

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mrs molly stanford

48048_537382749638919_2119986058_nnon fui madre e non seppi esser figlia, vengo a dirlo a chi è in tempo. di pesci e acqua e buio non ne posso più, mai desiderai tanto una candela e luce luce forte che qui manca, come dissi e ora ripeto. salvami o ascolta, legami alla corda, tirami su se hai forza ma niente indifferenza, stanca di prigione e puzza di stiva e topi correre su piedi nudi che mai avevano visto tanto fango, punizione eccessiva per una ballerina di tango.  Continua a leggere

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Un fosso tutto intorno a me

72La meta è una invenzione di chi aveva bisogno di una fine, per me il gioco è diverso, c’è un fosso tutto intorno, appartengo a quelli che vanno per il gusto di farlo, di quelli senza esibizione: scivoliamo sotto i ponti, guardiamo la torre Eiffel come punto di sponda dalla finestra di un amore che è di altri, Parigi senza regole, nessuna certezza se non quella di andare e tornare, appunto, con il sospetto di avere poco in comune persino con l’acqua che ci portiamo sotto i piedi, quella di un fiume che non ci piace: per quanto sangue ha visto, e un vecchio PlayBoy come unico specchio, Continua a leggere

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Corpo Celeste

volonte-01Un pazzo con mille voci dentro. Sguardo malinconico, zigomi alti, corpo greco. Estremo, testardo, libero. Gian Maria Volonté, attore schizofrenico, un pendolo fra storia e coscienza italiana, disposto a saltare da un capo all’altro dell’animo umano, a destreggiarsi, confrontarsi, calarsi in personaggi meravigliosi, dubbi, eccentrici, miseri. Maestro e ribelle. Capo e cane sciolto. Camaleontico sullo schermo, cocciuto, fermo sostenitore della sinistra nella realtà. Mettendo in fila i suoi personaggi si potrebbe tratteggiare una diversa storia d’Italia, vista attraverso l’interiorità del nostro carattere. Continua a leggere

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L’alfabeto del fuoco

10365_66cm 003Vado cercando il fuoco non per me, figuriamoci, ma per i miei colori, un fuoco che sia allegria cartone macchina colonna vena acqua pane e piatto coperto, perché porca puttana le vie del gas non sono percorribili, e io me ne sto sul cornicione del mio palazzo a guardare sotto la città, sperando di trovare i fuochi, piccole luci per andare avanti, perché quando mi succede, oddio adesso sta succedendo spesso, io urlo, sì, sì urlo proprio, perché il fuoco non è cosa da poco, e non parlo di quello che posso accendere in un camino, in una stufa o che posso avere prendendo Ada, e piegandola sul davanzale spingendo dentro di lei, no, no, il fuoco che vado cercando ha i giorni contati Continua a leggere

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