L’estate si è fermata a Capri

ItalyBeaches09L’estate napoletana è scomparsa – almeno – da quando Raffaele La Capria ha scritto “Ferito a morte”. Niente più colpi di maglio ad annunciarla, niente più chiane zeppe di cefali, orate, saraghi, spigole. Niente più eternità o euforia. Adesso a Napoli l’estate è estenuante, stancante, pesante. Il suo golfo è pieno di ex luoghi, ex bellezze, e se anche il quadro è rimasto uguale il sapore non è più lo stesso, proprio dagli anni del romanzo, inizio dei sessanta. La Capria è riuscito a vedere la bellezza prima che svanisse, a sentire la leggerezza della vacanza qui, prima che venisse ingoiata, digerita e dimenticata. 

La nostalgia non si vince si controlla, si allontana, si rimanda persino, ma non si può cancellarla. Bisogna saperla tenere a bada non permetterle di trasformarsi in angoscia. L’estate è così ovunque, un continuo tira e molla di nostalgia, per quello che non si ha e per quello che si è avuto e perso per sempre. Pizzica leggera allo stomaco, A Napoli diventa stanchezza, sconfitta, si cumula ai non vengo, ai non torno, ai perché non sono partito, ai quando me ne vado?

Tutti feriti, aspettiamo barcollanti solo la caduta.

E il mare è solamente un altro peso inorganico che ci portiamo in petto.

Penso queste cose seduto sotto palazzo Donn’Anna, in una “bella giornata” pescata a caso nel mazzo confuso dei giorni.

Quando c’era, l’estate a Napoli si chiamava Capri.

Sciantosa in disordine, si fa bella sul mare. Festosa si distende con la sua gioventù che si butta in acqua con ammuina. Testosterone cafonesco e turisti: mescolati, carne al sole, palazzi colorati, si salta da uno stato d’animo all’altro, sempre estremi.

Città di continuo messa in discussione e valorizzata dall’acqua. Ogni volta che piove è un disastro, se non ci fosse il mare a farla respirare, imploderebbe. Decaduta, decadente, ha perso euforia, commercializzandola. Vorrei poter dire che ha una misura costante e una forma stabile, invece, è impossibile. Non l’afferri. Intanto passa un motoscafo, le onde schiaffeggiano gli scogli, qualcuno, bagnato, impreca.

E quando pare di aver raggiunto con lei una certa stabilità – malferma – è un trucco, è già previsto che lei lo scopra e ti tradisca.

Per quanto vaga, questa è una mattina a Napoli.

Da “Tutti i nomi dell’estate”,  Foto di John Vink

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