l’arcitaliana

Mondiali Nuoto, Pellegrini in finale 200 slFai finta di andare, non vai, poi vai, ti tuffi e arrivi seconda: nei 200 stile libero. Ecco Federica Pellegrini, l’arcitaliana. Quella che non si era preparata. Quella diversa che ora dice: «provo per gioco, voglio divertirmi». E allora non importa che sia rimasta a un fischio da Melissa Franklin, la nuotatrice americana. Non importa che non ci sia l’oro. Non importa che non abbia segnato record. Quello che importa è che la ragazza italiana, la vera Miss Italia in vasca e nel mondo, sia tornata: «Grazie a mamma e papà». Che tu la vedi e dici: Ma quanto è italiana questa qui? Elogiata, chiacchierata, denigrata, e poi di nuovo elogiata. Una pista da Formula Uno. Una star da cinema senza passare da Cinecittà. Era partita dieci anni fa da Barcellona ed è tornata proprio a Barcellona, con una circolarità e un conto pari di vasche. Rimane solo l’argento: che è sempre dispari ma non importa. Perché non c’è nessuna altra donna italiana che sia più italiana di Federica. Di cuore, testa e corpo. E medaglie. Con un linguaggio elementare, immediato, che è impossibile non riconoscere, non sentire nostro. Capace di esternare i suoi sentimenti più di Gigi Buffon e Sofia Loren, meno caciarona di Benigni, più aspra, leggera e sfuggente di Valentina Vezzali. Ma solo a una donna di sentimenti e non di ragione poteva venire in mente di segnare a lutto il proprio corpo, di marcarsi il braccio sinistro con una striscia nera, disegnata per non dimenticare i morti di Monteforte. Nemmeno alla Ferilli sarebbe passato per la testa, anzi per il cuore. Ad Anna Magnani sì. E a Federica, pure. Perché ha una modularità di sentimenti che seppure stanno sempre in acqua sono indelebili. Una incancellabile educazione italiana, abitudine alla sofferenza senza darlo a vedere. Alle volte basta poco, un rettangolo nero, per dire. Un gesto da madre, una madre italiana. Anche se non lo è ancora, ha compiuto una azione non dovuta ma sentita, non richiesta ma spontanea. È fatta così Federica: di slanci e noia, imprese e pianti, sparizioni e ritorni, irrequieta e sbarazzina, ma sempre con la stessa costante forza, quella di una donna italiana. Capace di una autoimposizione che dice: Eccomi, sono così, prendere o lasciare. E tutto il resto va alle spalle: allenatori, fidanzati, città, abitudini d’allenamento e di esistenza, la sua indipendenza sentimentale divenuta – assurdamente – soggetto per talk show e uno slogan pubblicitario che si è fatto insulto. Lei ha le spalle larghe e cuore e muscoli enormi, adatti non solo alle gare in rimonta ma anche ad andare oltre: l’acqua, la superficialità e persino i duelli su Twitter. È una donna che avrebbe fatto impazzire Curzio Malaparte, e non per le foto di Vanity Fair, ma per come vive e sente la vita, per come a petto in fuori e sguardo dritto affronta quello che le sta davanti. Per il suo carattere. Un caratterino, appunto. Per come ha costruito, vasca dopo vasca, la donna che sa ricordare, e tornare, sempre o quasi. Fosse americana o francese, sarebbe già un monumento ma è italiana, condizione che ha anche altri aspetti, come il passaggio per l’incomprensione che fa apparire normalità quello che invece normale non è, come solito quello che è insolito, e soprattutto la confusione tra il probabile e l’impossibile. La Fede (intesa come nome di una donna dell’88 e non come professione religiosa) non va confusa con il racconto. E il suo cuore ha diritto di tuffarsi in tutte le storie che vuole come lei nelle vasche di tutto il mondo. Si vince, si perde, si pestano merde. Ci sono acque buone e altre cattive, oceani e stagni. Ma per ogni errore della Donna Italiana, ci vorrebbe una scritta da Marcovaldo o Fantozzi, enorme, al neon, di fronte a chi ha da ridire: Non dimenticate che lei è Federica Pellegrini, la massima declinazione femminile dello sport italiano. Tanto che dietro questa donna qui non c’è nulla o quasi. Oltre la Fede non c’è speranza ma vasche da costruire e donne ancora da venire.

[uscito sul Mattino]

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2 thoughts on “l’arcitaliana

  1. link comunicazione ha detto:

    Splendido ritratto con un ritmo interno di bracciate e tuffi che fa sentire il rumore dell’acqua, l’odore del cloro e il sapore di lacrime che si mescolano con la pioggia (come quelle di Blade Runner)…

  2. rodixidor ha detto:

    Ci piace Fede. Ci piace anche per il suo rifiuto di portabandiera che la rende meno retorica e meno classificabile di quanto inevitabilmente rischiamo di fare suoi estimatori.

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