Mortality

Cover_of_Mortality_by_Christopher_Hitchens,_Atlantic_2012Christopher Hitchens, dopo aver scritto a lungo storie per il mondo, aver affrontato situazioni assurde, buffe, estreme, ed aver molto polemizzato con tutti quelli che contavano: da Madre Teresa a Kissinger passando per Clinton; si è fatto inviato di se stesso, ed ha raccontato la sua malattia: un cancro all’esofago che l’ha ucciso. Chi non ha letto la sua autobiografia (“Hitch22”) lo faccia, scoprirà una delicatezza e una forza che hanno solo i grandi scrittori, quelli che sanno andare oltre il dolore e la propria formazione, che sanno rinnegare il proprio tempo in nome del dubbio, e che – anche quando sbagliano – portano a casa una visione che aiuta a spostare il tiro, che serve a ragionare arricchendo i dibattiti, e penso alla sua visione dell’Islam. Chi ha letto la sua autobiografia, scoprirà in “Mortalità” (Piemme, pag. 99, euro 12) il capitolo mancante, quello che porta alla sua morte, appunto. Un diario della malattia senza cedimenti sentimentali, percorso da una pulizia di pensiero, una fiducia nella medicina, un amore per il dire, il raccontare, il verbo, la voce, la sua – bellissima – colpita, che qualcuno gli arriva a dire: come punizione divina per aver passato la vita a mettere in discussione Dio, in tutte le sue forme. Come ha sempre fatto con tutto quello che gli capitava sotto mano, Hitchens prende a pugni anche il suo dolore, a cominciare dal gergo che si usa per il cancro, e con molta ironia quasi si distacca dalla condizione che lo vede sofferente. Piccoli reportage intimi, che sono usciti su Vanity Fair (versione americana), che hanno tutta la potenza della sua scrittura, persino nel finale, quando la moglie ci concede la lettura degli appunti per gli articoli che non ha fatto in tempo a scrivere. È proprio da questi particolari che si intuisce il metodo e l’altezza del suo pensiero, che non è mai pedagogico, quanto piuttosto giornalistico, e la trovata migliore sta nell’aver trasformato il cancro in uno dei tanti posti da raccontare, in una condizione da affrontare, una di quelle che lui non aveva messo in catalogo, ma che arrivata, e viene affrontata con un machismo alla Mailer. Non mancano i momenti di debolezza, come quelli di paura, ma alla fine prevale la capacità che ha accompagnato Hitchens per tutta la vita e in ogni suo scritto: la voglia di andare a vedere come è veramente quello che si è deciso di raccontare.

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