L’eredità di Pasolini

137Con la presidenza Veltroni della Rai sono arrivati un mucchio di nuovi programmi che davvero cambieranno il paese, lo sceneggiato sulla grande vita di Mike Bongiorno interpretato da Toni Servillo che aveva fatto anche Berlinguer e Pertini, la striscia quotidiana su Gianni Agnelli per trainare i tg, con Ezio Mauro che racconta le strabilianti avventure di “SuperGianni” illustrato da Gipi, i docufiction con Pierfrancesco Favino che fa i grandi presidenti socialisti da Salvator Allende a Olof Palme, il pomeriggio dedicato alla salute e alla cura del corpo col programmassimo “Saviano33”, gli scrittori che raccontano le città: un programma di e con Paolo di Paolo, la striscia “Come diventare Fellini o Zavattini” condotta da Claudio Cecchetto, il tgX3 diretto da Fabio Fazio, e soprattutto il successo della stagione, il grande quiz serale “L’eredità di Pasolini” che è in studio (pieno di statue di cera dello scrittore) interpretato da Toni Servillo che togliendo e mettendo gli occhiali del poeta (quelli originali che il presidente Walter Veltroni aveva a casa e che ha gentilmente concesso di usare solo nel programma e con la giusta temperatura) e urlando in modo scomposto: «Allegria e Fascismo» ricorda ai telespettatori la grande vita di Mike. Il motto della presidenza è «Cultura a pranzo e cena senza perdere il buonumore». Il programma è un incrocio tra un reality, “L’Eredità”, “Lascia o Raddoppia” e “Giochi senza frontiere” (Jocelyn che da senatore a vita non figura tra gli autori ma è il padre morale del programma, è stato ringraziato dal presidente Veltroni con molto calore) e con veri scrittori che in scia a Pasolini ne vogliono guadagnare con autocertificazione e pubblicazioni la memoria per dieci anni (dopo bisogna martirizzarsi). I requisiti minimi per partecipare sono: amare la mamma e odiare il padre (o viceversa per le donne), essere stati cacciati da un partito, avere amici importanti, girare con un auto sportiva e soprattutto scrivere poesie salendo sulle dune di una spiaggia, mostrare una conoscenza delle periferie italiane, dominare lo slang e quello che resta del dialetto dopo i giallisti, e soprattutto avere idee contrastanti. La commissione presieduta da Veltroni in persona, è composta da Emanuele Trevi (quota memoria Laura Betti), Francesco Piccolo (quota Trofeo Moretti), Toni Servillo (quota Bene della Patria), Pierfrancesco Favino (quota Beni culturali e lettrici Vanity Fair), Chicco Testa (quota Veltroni personale di casa), Walter Siti (quota sponsor), Aisha Cerami (quota Cerami), Concita De Gregorio (quotata) Davide Toffolo (quota fumetti pasoliniani), Natalia Aspesi e Raffaele La Capria (quota sopravvissuti), Carlo Conti (disoccupati organizzati) più 21 giudici popolari proprietari dei muri dove è apparso Pasolini dopo la morte a volte lacrimando a volte no. Le prove non sono facili, prima bisogna superare i test pasoliniani: rispondere su poesie, articoli, romanzi, film e quadri oltre che sulla biografia (compresi i gossip, sezione a cura di Alfonso Signorini che ne ha inventate delle belle: tipo Pasolini idraulico che ruba a casa di Totò con Siciliano a fargli da palo, Pasolini corista in chiesa per molestare i preti, Pasolini muratore a Fregene per molestare i muratorelli berlingueriani, Pasolini benzinaio sull’Appia per molestare i camionisti, e di tutti ci saranno i pupazzetti pensati, disegnati e prodotti dalla Mattel©), poi si passa alle Grandi Prove: bisogna individuare l’evoluzione del fascismo, gli eredi veri del Pci (i concorrenti avranno l’ausilio di una sonda), cucinare i piatti pasoliniani (sì, con Antonella Clerici supervisore), dipingere con la sabbia di Sabaudia, rifare almeno tre scene di “Salò” con Rocco Siffredi e prima aver scritto il breve viaggio di uno spermatozoo all’interno del complicato mondo della cultura italiana, e infine le prove più difficili: dimostrare che Mario Luzi è un poeta contemporaneo e fare di Tiziano Ferro il nuovo Domenico Modugno: facendogli cantare una canzone mentre carica la spazzatura per le strade di Napoli. E dopo l’incoronazione, si firma l’impegno a morire ammazzati prima di raggiungere i sessanta. La prima edizione che vedeva l’amichevole partecipazione di Antonio Moresco, Tiziano Scarpa, Antonio Scurati, Silvia Ballestra, Niccolò Ammaniti, Gianrico Carofiglio, Maurizio Maggiani, Daria Bignardi, Melissa P., Valeria Parrella, Veronica Raimo e Michela Murgia, è stata vinta da Isabella Santacroce che partecipava a nome di Antonio Moresco «perché ad esibirsi deve essere la scrittura e non lo scrittore».

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