NAPOLI DECADENCE

Kazuyoshi NomachiUna cosa tira l’altra, così la decadenza napoletana e il dissesto del comune non furono solo un fatto negativo, come immaginarono molti commentatori anziani, no, furono anche una straordinaria occasione, perché fu così che Napoli divenne araba, fu così che venne comprata dalla famiglia reale al-Thani del Qatar. Comprarono la città e il suo debito, e la trattativa avvenne per due buffi motivi: la convinzione che il razzismo fosse marketing e una vecchia passione dello sceicco per Renato Carosone. C’era ancora la trattativa in corso quando già una flotta di navi attraccava al porto carica di sabbia del deserto che andò a ricoprire piazza Plebiscito, con aggiunta di palme. Appena fu siglato l’accordo (non senza prima un referendum popolare che vide la vittoria del Sì con un 76%, ovvio i quartieri popolari ebbero un ruolo fondamentale nella scelta) a Capodichino 56 airbus della Qatar Airways erano già in pista. La trasformazione fu rapidissima, in poco Napoli divenne una vecchia Doha, tutta la terra dei fuochi fu bonificata e trasformata in deserto, in attesa di ricavarci petrolio, il lungomare (liberato) divenne la più grande galleria shopping del mondo (fu coperta da una pensilina disegnata da Arata Isozaki), e nonostante le diffidenze dell’Europa verso Santiago Calatrava gli sceicchi gli affidarono il ponte che legava finalmente Capri alla terraferma. I quartieri spagnoli divennero il grande Suq, mentre a Piazza Mercato fu costruita la più grande moschea del mondo occidentale, l’imam, però, era napoletano, Ciro Ascione, un pregiudicato che aveva studiato arabo a Poggioreale (corso serale tenuto dall’Orientale) e che aveva messo la testa a fare bene. Diego Armando Maradona fu nominato governatore della regione Napoli (la Campania non esiste più, e sulla cartina dell’Italia nelle scuole al posto della regione c’è un adesivo – rifarle tutte costava troppo – a forma di X che dice: Disconnessa), Aurelio De Laurentiis ricopre ancora la carica di presidente della squadra di calcio anche se la proprietà è degli emiri che hanno preso Messi, Ronaldo, Balotelli e Cavani (quest’ultimo solo per fargli fare la panchina), e Fuorigrotta ad esclusione del San Paolo fu trasformata in un club di golf a cinque stelle. L’odio verso i napoletani venne capitalizzato, grazie all’intuizione dello sceicco Tamim bin Hamad al-Thani venne creato un titolo in borsa che saliva con gli insulti, quindi più a Bologna, Verona, Bergamo, Milano, Torino odiavano l’ex città italiana più ci guadagnavano napoletani e arabi (più quest’ultimi, però). Fu disegnata anche una linea di alta moda “I hate Naples” che veste quasi tutti i reali d’Europa. La legalizzazione delle droghe e della prostituzione ha anche smantellato buona parte della camorra (le rimangono gli incontri clandestini tra cani e galli e il pizzo sui datteri) e il resto lo fa l’Esercito di sorveglianza e le telecamere ovunque, il grande manager che dirige la leggera repressione è Antonio Bassolino, con un piglio che nessuno si aspettava da lui. Luigi De Magistris invece ha imparato l’arabo (sarebbe impossibile non farlo visti i corsi obbligatori, la diffusione delle esercitazioni obbligatorie, Al Jazeera come unico canale e i canti degli Imam) tanto che ha scritto il primo codice del diritto napoletanarabo, ed è tornato al suo vecchio lavoro, ora è giudice del TUN (Tribunale Unico Napoletano). Insomma dal dissesto si passò a sabbia, palme e aerei, con una città tutta nuova. A capodanno non muore più nessuno, adesso, le pizze e le sfogliatelle continuano ad essere sfornate, il Vesuvio venne svuotato e l’attività vulcanica venduta agli indiani (che ne fanno motori per la nuova Fiat, sì Gli Agnelli sono finiti a Mumbai) ora la grande montagna è un resort. Le cose andarono e vanno talmente bene che ora anche altre città vorrebbero essere acquistare dalla famiglia al-Thani ma loro sanno bene che un eventuale acquisto di Treviso o Udine porterebbe a una perdita dei titoli dell’odio e quindi a una diminuzione del capitale, e quindi niente, non resta che odiare Napoli, due volte.

Photo by Kazuyoshi Nomachi

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