La mafia dentro

goodfellas01Roberto Saviano in una affollata, quanto brevissima, conferenza stampa ha annunciato che una persona molto vicina a lui è un esponente della camorra, «Per me era impensabile fino a che non ho avuto le prove». Seguiranno altre conferenze stampa fino alla rivelazione del nome (esclusiva Sky). Intanto, è scattata la caccia al camorrista insospettabile di cui non si conosce il sesso. Nessuno è rimasto fuori dalle illazioni da Michele Serra e compagna a Fabio Fazio, da Filippa Lagerback (come mai scatta le foto a tutti gli ospiti di Che tempo che fa?) a Jovanotti (tutti sti viaggi in Sudamerica, eh Lorenzo?) fino ad Ezio Mauro con aggiunta di traffico di case usate (è un reato inventato da quelli di Libero, a Belpietro suonava bene). Saviano è riapparso, ed ha parlato del magnetismo dell’esponente, e tutti hanno pensato a Rania di Giordania (ipotesi di Signorini, non c’entrava una minchia ma aveva delle vecchie foto da piazzare e ha colto l’occasione), invece, “Il Manifesto” ha pensato a Pansa poi a Scalfari, e Vittorio Feltri ha scritto l’editoriale: “Ecco perché De Benedetti è un camorrista”. Ha risposto solo Gad Lerner copiaincollando l’articolo, cambiando nome con Silvio Berlusconi. Una caccia al tesoro snervante, “L’Espresso” ha chiesto a Fabrizio Gatti di travestirsi da colf di Saviano prima e poi da idraulico (ha anche cercato di insaponarselo) ma niente da fare: a casa Robertino usa i pizzini per comunicare con la scorta, e parla solo davanti alle telecamere, e non rivolge la parola alla servitù. Un’altra settimana è passata, e lui ha letto un elenco di città dove il camorrista sarebbe stato: da New York a Mantova, allora è partita la caccia a Formigoni, Gad Lerner, usando sempre l’articolo di Feltri ha copiaincollato risparmiando anche su quasi metà nome da Berlusc-oni a Formig-oni. Ci ha creduto il tg3 per un paio di giorni, ne ha scritto “La Padania”, poi si è tornati al solito stagno. Saviano ha avuto la febbre, l’appuntamento settimanale con la rivelazione degli altri indizi è saltato, e allora si è scatenato Mentana, ricordando i legami di Saviano con Passera e accusandolo di essere il vero capo della camorra. Gad Lerner ha copiaincollato il vecchio articolo di Feltri ma ha dovuto faticare non poco per rigirarlo contro Enrico Mentana, poi soddisfatto ha portato il suo bastardino a fare la pipì. Poi Saviano è tornato in tv ed ha detto: «è un grande uomo di cultura». Michele Santoro dopo aver cantato la canzone del bandito Giuliano ha chiesto in diretta a Umberto Eco di confessare, e Aldo Grasso ha scritto che sembrava Kevin Kostner di Stone quando interpretava il procuratore Jim Garrison in “JFK”. Gad Lerner è intervenuto sul suo blog, copiaincollando l’articolo di Feltri e con una fatica di ore ha dovuto limarlo aggiungendo tra le accuse i nomi di Santoro e Grasso. Umberto Eco non ha voluto rilasciare nessuna intervista in italiano, ai giornali stranieri ha detto che «questa è la deriva di un paese che va a letto tardi e che non legge Kant». Giuliano Ferrara in una lenzuolata sul “Foglio” si è autoaccusato di essere “Il Camorrista” ammettendo che tutto nasceva dal film di Tornatore visto al Cineforum del Pci a Torino una sera che pioveva. Gad Lerner dopo mesi ha scritto un pezzo non copiaincollando nessuno in difesa dei cineforum del Pci che facevano cultura e non «spaccio di idee sbagliate» (era una definizione di Marcello Veneziani che però non ha chiesto il riconteggio ed è favorevole al riciclaggio degli articoli sporchi e al rientro dall’estero dei saggi pubblicati da piccole case editrici). Saviano è tornato in tv ed ha annunciato il resto: «Sì, appartiene al gruppo Espresso ma ha anche legami con altri grandi gruppi editoriali italiani, è un intellettuale che sposta milioni di voti, gli han proposto di fare il ministro ed è un maestro». Prima ancora che dicesse Maestro (la maiuscola è di “Repubblica”) le agenzie di stampa avevano già battuto la notizia: Alessandro Baricco è il grande boss della camorra. Con una sequenza impressionante e a reti unificate sono apparsi: Renzi, Napolitano, Scalfari, Mauro, più un esercito di amministratori delegati delle maggiori aziende estere ed italiane (il cui personale è stato allevato nel culto della personalità di Baricco) per prendere le distanze dallo scrittore torinese. Fabio Fazio ha cancellato personalmente le puntate delle sue trasmissioni con Baricco e ha scelto la tuta crocefissione (speciale alta moda vaticana) come punizione. Beppe Grillo ha scritto sul suo blog che «La cultura in italia è sempre stata mafiosa lo dico da anni, chiudiamo le scuole». Era un editoriale particolarmente impegnativo. Sono seguiti 89678 commenti, riassumibili in tre grandi filoni: bruciamo le scuole, bruciamo Baricco, bruciamo Baricco ma non dimentichiamo Daria Bignardi e i dissidenti. Gad Lerner ha copiaincollato un vecchio articolo di Calamandrei e non ha dovuto cambiare niente perché non c’erano nomi. Poi è arrivato il grande giorno, sembrava un po’ il Superbowl (ma al posto di Dylan che vendeva auto, c’era Gianni Morandi che chiedeva di essere rilasciato, era un appello concesso dalle brigate islamicobolognesi visto il gran giorno) e un po’ le presidenziali americane, Sky aveva bombardato tutti con i riassunti della caccia al camorrista che ci sta vicino, e l’operazione era riuscita alla grande. Saviano si è presentato per la prima volta in giacca e cravatta, con gli occhiali da Ponciarello, e non li ha tolti, nonostante le luci soffuse. In studio per l’occasione a filmare l’evento c’erano Martin Scorsese con la sua ex moglie Isabella Rossellini a fargli da traduttrice, e il loro comune amico Robert De Niro, e più in là c’erano David Lynch e Fabio Fazio che gli faceva da poltrona vivente, e poi una marea di poliziotti, agenti dei servizi, camorristi veri, cardinali e banchieri, santi, santoni, giornalisti, soubrette, politici, giornalisti, mafiosi, cantanti, deputati, senatori, ballerine, ‘ndranghetisti, commentatori e commendatori, e molti cani, tra cui quello di Gad Lerner col suo padrone. Poi Saviano ha cacciato dalla tasca un foglietto, si è toccato la testa solo 56 volte prima di parlare, si è pizzicato un gomito e poi l’altro, si è accarezzato il mento 43 volte, e dopo ha detto: «Il camorrista sono io» – e su questo a Fabio Fazio è partita una arteria – e dopo, incurante dell’amico fragile, ha continuato: «Volevo dimostrare quanto fosse facile esserlo, e quanto le mafie fossero dentro noi». E senza dire altro è scomparso. Negli studi nessuno fiatava, si è sentita solo una bestemmia in un italiano incerto, era Martin Scorsese.

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2 thoughts on “La mafia dentro

  1. link comunicazione ha detto:

    Sei troppo grande! Questo Paese non può contenerti

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