Le grandi sorelle

pIl primo reality solo per mafiosi, da Riina a Provenzano, passando per altri boss anche della ‘ndrangheta come Roberto Pannunzi e della camorra come Sandokan, ha preso il via. “Le grandi sorelle” è l’evento della stagione televisiva. I mafiosi sono stati deportarti nella grande casa senza potersi rifiutare, grazie a un accordo tra il Ministro di Grazie e Giustizia e i vertici Mediaset (“Il Fatto” ha scritto che questo reality era una delle tante richieste di Berlusconi a Matteo Renzi). I problemi sono sorti con la messa in onda, i boss non parlano, quindi in tv si crea l’effetto acquario, ma nonostante nessuno dica niente e si proceda tra segni, ammiccamenti e pizzini, gli ascolti sono enormi. Durante le due strisce quotidiane il paese si ferma davanti alla tv muta cercando di decifrare quello che si dicono. In poco è nato il concorsone “Indovina il pizzino” condotto da Paolo Bonolis, che un paio di messaggi pericolosi li ha risolti e passati alla Procura di Palermo, e dopo “Matrix grandi sorelle” dove si fa sociologia del linguaggio mafioso con Alba Parietti tornata in tv perché Provenzano la citava in messaggio alla nazione come “fimmina di rispetto”. Nella casa i boss hanno suddiviso secondo il loro potere le stanze, creando confini e zone franche dove si incontrano per scambiarsi pizzini. E mentre dentro la casa nessuno parla, fuori è un susseguirsi di attentati sventati, di polemiche, di trasmissioni pro e contro, di editoriali e manifestazioni antimafia “perché si concede spazio e visibilità ai boss”. Dentro, nessuno cucina e nessuno pensa di poter fare a turno, nessuno lava e nessuno fa nulla, oltre i consueti segni, ammiccamenti e pizzini. Gli autori hanno pensato di mandare dentro Martin Castrogiovanni, dopo il rifiuto di Bud Spencer. Il pilone della nazionale di rugby ha accettato, è entrato in casa, ha salutato con molta educazione i boss, non ottenendo risposta, ha posato i cannoli sul tavolo e poi si è messo a pulire la casa come da contratto (si è parlato di quattrocentomila euro), alla notizia un esercito di colf ha assediato gli studi nella speranza di essere reclutate per le prossime pulizie. E, quando tutto sembrava procedere bene, Castrogiovanni ha commesso l’errore – non seguendo la trasmissione di Maria De Filippi “I confini delle mafie nella casa delle grandi sorelle” –, ha spostato divani e tavoli, sedie e vasi, alterando i confini creati nella casa. Il primo ad aggredirlo è stato Sandokan, e Martin ha abbozzato davanti alle offese del capo dei casalesi, poi quando ha visto che non smetteva e che anzi aveva un coltello, lo ha colpito con una testata, gli altri più anziani Riina e Provenzano, non si sono mossi, invece, il boss della ‘ndrangheta Pannunzi un po’ per onore un po’ perché si è ricordato delle telecamere gli ha lanciato un grosso vaso di ceramica che colpendo alle spalle Castrogiovanni si è rotto. Il rugbista dopo una leggera esitazione dovuta al colpo subito, ha raggiunto il boss che cercava di chiudersi in bagno come un adolescente e lo ha centrato con un destro: stendendolo. Alla vista di Pannunzi inerme, il boss della sacra corona unita Alberto Lorusso si è scagliato contro il pilone azzurro (anche in quella occasione per ragioni di sponsor Martin Castrogiovanni indossava la maglia della nazionale) che ha parato i colpi e ne ha restituiti il doppio. Il tutto è andato in onda con ascolti enormi, e non solo, tutti i telegiornali hanno aperto con la notizia che il “rugby è più forte della mafia”, con una intervista a Piero Grasso che ammette il suo errore: «Io e la procura di Palermo puntammo sul calcio, sbagliando», e il governo annuncia che Sicilia, Calabria, Puglia e Campania avranno due campi da rugby per ogni paese e dieci per ogni città. Anche il critico televisivo Aldo Grasso concorda: «Momenti di straordinaria tv civile, sembrava una scena tarantiniana, così falsa e assurda da apparire scritta, e invece era la rivincita dell’Italia civile, attraverso lo sport migliore, Martin Castrogiovanni sembrava un supereroe con i colori dell’Italia, e lo è, e picchiando i boss e intimidendo gli altri ha mostrato che si può fare, che le mafie possono essere sconfitte, umiliate, se l’intento di Mediaset era puramente commerciale e provocatorio ha ottenuto – involontariamente – il trionfo del paese civile su quello della violenza».

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