Il ventre del Presidente

mQuando Silvio Berlusconi è apparso sul palco del Dolby Theatre tutti, dalla platea, si sono alzati in piedi ed hanno applaudito come non accadeva da anni, con un calore che gli riconosceva l’impresa straordinaria: aver pensato, diretto e interpretato il più grande mockumentary della storia del cinema mondiale, 60 milioni di comparse, e 20 anni di girato in presa diretta. L’ex presidente è alla cerimonia degli Oscar per ritirare il premio alla carriera dalla mani di Joaquin Phoenix, uno che il genere lo aveva sperimentato, ma in piccolo, con “I’m Still Here”. In sala da Jack Nicholson a Di Caprio, da Meryl Streep a Julianne Moore tutti pazzi dell’ex presidente, per l’occasione la scritta Hollywood è stata sostituita da quella BERLUSCONI. Francis Ford Coppola ha dichiarato che: «“Il Padrino” era solo l’ombra di questa saga», così George Lucas per “Guerre Stellari”, Jim Jarmusch, Tom Waits e Terry Gilliam hanno comprato una pagina intera del “New York Times” per dargli del genio. E le nomination e le premiazioni che hanno preceduto la sua sono apparse un intrattenimento. Nemmeno  Bernardo Bertolucci con “L’ultimo imperatore” aveva ottenuto tanto. Jonathan Franzen ha scritto sul “New Yorker” che «ci troviamo di fronte alla più grande maschera vivente, capace di riassumere l’Occidente, di universalizzarlo, di usare la democrazia come un set e di manipolare la vita come un film». Non si contano gli articoli di scuse e discolpa dall’ “Economist” al “Guardian”, invece Putin ha deciso che in ogni città russa ci sarà una statua dell’ex primo ministro italiano ora immensattore. La coppia Obama, che ha avuto Berlusconi a colazione, nella conferenza stampa che ne è seguita si è detta «felice di aver fatto parte di questa grande grande opera d’arte». La rivelazione di Silvio Berlusconi è stata grandiosa, oltre Orson Welles, quando si è presentato al Letterman Show e ha detto a David: «Da un anno mi sto annoiando, e giusto dire la verità». E mentre lo diceva – in una piramide che partiva da Barack Obama e arrivava al gradino più basso: Michele Santoro – si innescava una aspettativa da finale mondiale, nella speranza che  confessasse: corruzione, scopate, persino delitti, e non che dicesse: «Era un mockumentary, ho scherzato, ci siete cascati». David Letterman ha provato a richiederlo, e lui col suo inglese scalcagnato ha spiegato: «Sì, era tutto falso, sono ingrassato e dimagrito mi sono rifatto come Robert De Niro in “Toro Scatenato”, le ho provate tutte per dimostrare che l’Italia è il vero paese del Cinema, che il Neorealismo era solo un pallido movimento rispetto a tutto quello che abbiamo ancora da insegnare». E, poi, come un Benigni, ma con molto più ardore, è salito sul tavolo di Letterman e calciando le sue tazze, ha detto: «Io sono più grande di Fellini e Rossellini, sono oltre Eduardo, e Toni Servillo deve succhiarmelo come han fatto in tante, e la Minetti, la Gelmini, la Carfagna le assolvo, volevano solo essere Anna Magnani, Sofia Loren, avere una piccola parte nel grande film che è la vita, ed erano innocenti perché non sapevano nulla del mio grande film». E mentre Letterman applaudiva l’arte come Brian Dennehy applaudiva il Pantheon nel “Ventre dell’architetto” di Peter Greenaway, Berlusconi si è messo a rappare imitando Puff Daddy: Io sono Mastroianni / e canto meglio di Morandi Gianni / Io sono Volonté / e concupisco anche te / Cittadino al di sopra di ogni sospetto / difetto / ti faccio effetto / e me ne frego / perché come i Lego / mi monto e mi smonto / tap / Tap / Io sono perfetto / prefetto del male / unico / vero / regista di questo mondo / e dell’altro / Io canto come Pavarotti / e  me ne frego dei mangia Biscotti / perché vi rappresento tutti / Io colluso / Io sconfitto / Io mafioso / Io Basso / Io pregiudicato / Io cacciato / Io un gran tiro vi ho giocato … e se non interrompevano le trasmissioni per l’esercito di giornalisti che era arrivato allo studio poteva andare avanti per ore. Dopo la rivelazione in America non si parlava d’altro, tanto che l’Academy aveva preso la decisione che non si poteva ignorare una tale grandiosa opera cinematografica, e la sua irripetibilità. Stephen Spielberg e Martin Scorsese, in una conferenza stampa comune, avevano riconosciuto l’immensità del mockumentary berlusconiano; Woody Allen ha ammesso di aver atteso tre ore per incontrarlo e fargli autografare le tettine di Soon Yi e poi trasformare la firma dell’uomo che ha reso Bergman una comparsa: «un tatuaggio, per leccarlo tutte le sere». Solo a Oprah Winfrey, Berlusconi ha confessato come gli era venuta l’idea: «Anni fa, ero a pranzo con Carlo Rossella e Fedele Confalonieri, e alla parete dietro le mie spalle, c’era una foto mia e una di Marcello Mastroianni, eravamo uno di fianco all’altro, e Rossella mi dice: Perché poi non hai mai fatto nemmeno una apparizione in un film? E io gli ho risposto: Ma come sto girando un monumentale film sull’Italia, scritto diretto musicato e interpretato da me, e mentre gli dicevo queste parole, ho urlato: Facciamoloooo! E quando Confalonieri ha detto no, ho capito che lo stavamo già facendo. L’unica cosa vera in tutto questo: è il Milan, ci tengo a dirlo ai tifosi, infatti lasceremo fuori dal montaggio le partite e i calciatori, anche perché Galliani è un pessimo attore». Sull’ossessione sessuale, Berlusconi, ha risposto: «Era la parte, non a caso ho sposato una attrice che ha recitato il ruolo migliore, ci son cascati tutti, la sua lettera a “Repubblica” è stata un vero capolavoro di situazionismo. Se penso a tutti quelli che hanno speso il loro tempo per avversarmi mi scompiscio ancora oggi, ora posso dire che l’avversione di Nanni Moretti verso di me: era pura invidia professionale, per un attimo ho pensato che avesse capito, una grande intuizione per un geometra del cinema, invece no. Ora toccherà montare tutto, o anche no». Oprah Winfrey, non era così emozionata da quando aveva intervistato Cormac McCarthy, ha avuto parole per il genio italiano da Leonardo da Vinci a Cristoforo Colombo fino a Berlusconi. Fa nulla che Barbara Spinelli, ormai da sola, ha scritto che “è stato il momento più basso per la storia dell’umanità femminile”. Così quando Joaquin Phoenix ha letto le motivazioni dell’Oscar alla carriera – “la straordinaria visionarietà, la costanza nella recitazione, la capacità di leggere, sopportare  e rielaborare la realtà e di utilizzarla, il sacrificio familiare e la forza di oltrepassare i generi” – mentre andavano le immagini salienti del mockumentary berlusconiano “L’Italia è il paese che amo”, Berlusconi ha finalmente pianto. E al riaccendersi delle luci, un po’ asciugava le lacrime un po’ toccava il culo a Nicole Kidman dicendole tra Totò e Humphrey Bogart: «I can do better, mia cara Miss», e lei ha lasciato fare, anche perché quella era l’anima del film e del personaggio principale, poi ha ritirato l’Oscar e lo ha dedicato «ai poveri Indro, Bettino e Mike che non hanno fatto in tempo a vedere l’opera finita».

Photo by Michael Crichton (WestWorld)

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2 thoughts on “Il ventre del Presidente

  1. […] che aveva giurato di non riprenderlo più, dopo la chiusura del Fatto Quotidiano, con Berlusconi premiato agli Oscar, e la sua candidatura a governatore del New Jersey, Marco Travaglio si era chiuso in casa, […]

  2. […] anche vero che Berlusconi solo una volta ha accettato un tutor, un centrocampista di respiro internazionale, anche se in là […]

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