Cina e altri orienti

downloadLa difficoltà della letteratura di viaggio sta tutta nel saper dare il nome alle cose, lo so bene che le cose hanno già un nome ma solo il vero scrittore è capace di ri-nominarle. Ogni racconto è un battesimo o non è racconto. Poi si vive di tentativi: a volte riesce a volte no, a volte uno si avvicina al giusto nome altre volte lo sbaglia di grosso, la differenza tra scrittori e improvvisati è proprio come col tiro al piattello: chi ne prende di più. In questo Giorgio Manganelli era olimpionico di tiro alle parole, bastava metterlo in viaggio, mandarlo alla scoperta anche solo del mercato rionale del suo quartiere e lui era capace di tornare con il materiale per un libro, era un vero autentico scrittore, cioè aveva una lingua forte, capace di dare un nuovo nome alle cose, e aveva un mondo singolarissimo e inimitabile, e dispiace stare sempre a sottolineare che a lui riuscivano certe cose ed ad altri no, prendete i De Cataldo che vanno in India, i Siti che vanno a Dubai e troverete dei pezzi buoni per la Lonely Planet, aprite “Cina e altri orienti” (Adelphi, pagg. 346, euro 22) di Giorgio Manganelli e troverete letteratura che non invecchia, eppure è un libro pensato nel 1990 prima di morire, l’ultimo messo in ordine. È una preziosa guida senza concessioni al bene cosmico, alle pagliacciate, ai luoghi comuni, è un ordinato percorso per capire l’altrove andando oltre l’ovvio, dribblandolo con stile e ironia. E basta sentirlo spiegare come mai sia partito per comprenderne la singolarità e l’enorme inattaccabile ironia – da parte del tempo –: “Quando uscirono i miei articoli sul viaggio in Cina, un lettore mi scrisse per chiedermi come si faceva ad andare in Cina; non gli risposi, e ancora me ne cruccio, perché la mia risposta sarebbe stata come segue: in primo luogo, lei vada a Ferrara; poi compri un paio di bretelle; ah, mi raccomando, debbono essere bretelle blu. Poi chiacchieri con gli amici. Alla fine riparta e tenga il telefono pronto sul tavolo. Un giovedì il telefono squillerà e qualcuno le chiederà «Domenica è libero? Andrebbe in Cina?». A me le cose sono andate in questo modo, e questo spiega la mia riluttanza a dare delle «spiegazioni»”. Capite? A nessuno sarebbe venuto in mentre di prenderla in questo modo, è come se ogni volta Manganelli insegnasse a tutti quelli che lo leggono che c’è un’altra strada, un altro sguardo, un’altra narrazione. Con un garbo prezioso perché non apparecchiato, dice al lettore che c’è un altro giro da fare, ed è il suo. L’Oriente ordinato e riscritto da Manganelli viene storicizzato, scolpito, e che ci siano o no le ipertecnologie di oggi poco importa perché dentro ci sono i suoi posti che son quella cosa lì, perché se un grande scrittore sa far stare insieme uomini e donne, vivi e morti, sa anche rendere per sempre un paese, altrimenti grande scrittore non è. Esce dal tempo presente e allo stesso tempo entra per sempre in tutti i futuri che verranno. “Arrampicato in cima al cielo, l’aereo guarda in giù. «Che strano,» mi dice «mi sembra di essere a Torino». Assento. Non è bene contraddire gli aerei. D’altra parte un aereo ha uso di mondo, viaggia, si fa delle idee. Ad esempio, questa stravaganza: che questa cosa enorme, geometrica, questo disegno che si spalanca come una mappa sotto di noi, questo rigido ideogramma sia in qualche modo Torino, o insomma abbia del torinese. Conoscete Torino; strade rettilinee, angoli retti, piazze rettangolari, nell’insieme l’idea di una geometria fatta città. Ma questa sotto di noi non è Torino, è Pechino; anzi come presto impareremo a dire, è Beijing, un nome strano, che non ha la grazia da operetta di «Pechino», un nome che mi fa sentire invecchiato. Come si può rinunciare ad un nome laccato, scintillante ed esotico come «Pechino»? Beijing è cupo, sordo, senza scintillii. Ma, mentalmente, dove siamo? A Pechino, o a Beijing?”. Dubbio che non vale per i suoi libri, quando ne apri uno sai che puoi essere solo nelle sue pagine. Dove c’è un omino che si abbottona la patta e corre “verso l’inshallah delle linee aeree pakistane”.

Annunci
Contrassegnato da tag ,

2 thoughts on “Cina e altri orienti

  1. Alessandro chetta ha detto:

    Ciao Marco, ti vorrei intervistare, se per te va bene, per il tuo blog sulla rubrica che tengo su Corrmezz, EssereBlogger. mi giri la tua mail? Grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: