Cantona presidente

cA guardarlo sui muri, il mondiale brasiliano non è lo stesso che ci raccontano i giornali. Prima dell’allegria c’è il lamento, e i moduli non trovano spazio se non dopo le proteste. Per quanto possano giocare al ribasso, c’è un mondo disegnato per le strade, un paese immaginato, che non corrisponde a quello che gli altri si aspettano. Non per le violenze, non per le manifestazioni, ma perché il Brasile è riuscito ad andare oltre se stesso, oltre la propria cultura calcistica in nome della richiesta di giustizia sociale. E guardando a quelle strade a quelle piazze, tutti, possiamo sentire la stanchezza di un sistema che sta implodendo, che ha nelle qualificazioni delle nazionali minori, nella sua periferia dove il circo gira allentando i controlli, nelle partite poco importanti, una corruzione altissima (come racconta Ivo Romano in “Gioco Sporco”), che arriva anche in cima al governo del calcio mondiale, alla Fifa. Se verrà dimostrato che l’assegnazione dei mondiali di calcio al Qatar è avvenuta attraverso tangenti e giro di soldi, come da più parti si racconta, ci sarà una vera e propria piramide retta sul marcio: dalle partite delle nazionali africane e asiatiche di basso livello fino alla scelta del paese che ospiterà i prossimi mondiali. È questa la notizia, l’evidente, enorme, fallimento del governo del calcio, che durante i mondiali e nella preparazione dei mondiali si fa para-governo del paese che li ospita, come racconta Romario di Blatter nel suo Brasile, con molto disprezzo, appoggiando le proteste che da Rio a San Paolo, non si fermano da più di un anno. Non ci interessa la polemica sulle spese e gli stadi (certo la storia di quello costruito a  Manaus per giocarci solo quattro partite va oltre “Fitzcarraldo” di Werner Herzog) ma ci interessa che il dinosauro Joseph Sepp Blatter lasci la Fifa, la liberi dal perbenismo svizzero che critica gli altri senza avere una morale, che bacchetta e snobba gli altri senza averne la statura. La vera vittoria del mondiale brasiliano sarà la cacciata di Blatter, la riforma della Fifa, che può passare solo attraverso un uomo come Éric Cantona. Chi non conosce Cantona deve pensare a un incrocio tra Serge Latouche e Jean Reno, Jean-Claude Van Damme ripassato da Shakespeare, un calciatore capace di gesti assurdi e poi di spiegazioni filosofiche. Perse la testa come Zidane, poi, però, diede prova di non essere un calciatore normale ma qualcosa di molto diverso. Da sé e dal mondo del pallone. 718055_looking-for-rioFuori dal campo, ha dimostrato di avere un profondo interesse per la giustizia sociale, e uno sguardo che, oggi, è difficile trovare sui campi di pallone e persino nei parlamenti di moltissimi stati. Per tutto questo, una volta, proviamo a far gestire la Fifa da chi ha giocato, da chi conosce la gente e gli stadi, le partite e i pensieri del calcio, e non da un burocrate, che, a quanto pare, è anche un pozzo di corruzione che si sta mangiando il sogno. Provate a chiedere a Maradona, vi dirà anche di peggio rispetto a quello che sto scrivendo – “un potere sporco” – e su Cantona, invece, lo vedrete servirvi un sorriso da bimbo. Éric Cantona ha carisma e intelligenza, voglia e curiosità, e, soprattutto, è amato dalla gente (a Manchester lo adorano, e non solo). In questi anni ha fatto un mucchio di cose (attore, regista, produttore che poi è quello che fa un presidente della Fifa, perché il calcio è cinema naturale), si è rimesso in gioco, con molta ironia, passando persino da Ken Loach. Provate a metterlo di fianco a Blatter o anche a Michel Platini (che ha completamente deluso le aspettative, si è lasciato burocratizzare e si è messo in fila in attesa, senza mai smarcarsi da Blatter) e capirete il salto di anni, linguaggio e forza rappresentativa. Come portare la direzione di una banca per strada. Immaginate se, la sera della finale della coppa del mondo, a Rio de Janeiro, Blatter, si dimettesse, lasciando prima dell’atto che annuncia i prossimi mondiali. Perdendosi nella festa, per poi rispondere dei suoi errori. E, dal Maracanà, dalle strade, partisse, attraverso Romario, la candidatura di Éric Cantona. Un altro giorno davvero, e un altro calcio.

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