Fotografie

10154351_843199572364018_5248412536847674534_nRodolfo Walsh sapeva guardare, al punto di vedere cose che ancora non erano successe e che gli costarono la vita. Scrittore e giornalista argentino di origini irlandesi, autore di “Lettera aperta di uno scrittore alla Giunta Militare” che pagò con la vita. Ucciso in una imboscata, il suo corpo mai ritrovato, ma abbiamo i suoi scritti. Aveva fatto in tempo a vedere e raccontare molte cose, tra queste, i suoi racconti, che escono, ora, in Italia, “Fotografie” (La Nuova Frontiera, traduzione di Anna Boccuti e Elena Rolla). Conosciuto per “Operazione Massacro”, ricostruzione minuziosa di un episodio di violenza verificatosi quando i peronisti cercarono di riprendere il potere in Argentina, Walsh era così, amava i dettagli. E la metteva giù breve, senza girare intorno, andava dritto alle questioni, che fossero politiche o amorose, vita o morte, il suo stile rimaneva quello di chi è abituato a inchiodare una storia in poche righe, di chi non ha tempo da perdere anche perché vive in un tempo che gli è ostile. “Fotografie” raccoglie il meglio, e ci mostra tutta la sua capacità linguistica e mimetica, la sua forza di affrontare stili e forme. C’è molta Argentina, chi conosce la storia del paese coglierà le numerose sfumature, chi no, ne rimarrà incuriosito e studierà. Su tutto spicca la capacità di racconto, la ricerca della restituzione – immediata e composita – di una realtà, spesso, assurda. Walsh cerca una normalità che non può trovare se non nei frammenti. Si va da Evita Perón – “Quella donna” – il cui corpo imbalsamato viene ripassato in una conversazione telefonica, e che il lettore vede sfilargli nelle pagine, senza mai sentirla nominare. Capite l’artificio. Ci sono personaggi che provano a salvare quello che vedono, proprio fotografando, come Mauricio, in “Foto”, e personaggi come il Gatto che torna in due racconti – “Irlandesi dietro un gatto” e “Riti terreni” – che riassumono la solitudine e lo spaesamento, a lungo provati da Walsh. Ma il massimo è raggiunto in “Nota a piè di pagina” dove il dettaglio cresce fino ad ingoiare la storia, dove la bravura di Walsh si consuma in un crescendo che affascina e stupisce. Un editore veglia il corpo del suo traduttore suicida.In doppia voce, totale e parziale, prima che arrivi il vuoto. Walsh ci dice che lo scrittore è un misuratore del tempo consumato dal suo scorrere, per salvarsi può solo cercare di restituire i dettagli, prima d’essere ingoiato.

[uscito su Il Mattino]

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