È il nome che fa il gelato

Quando sto veramente male, esco a passeggiare di notte-giorno-pomeriggio, non importa, poi passo dal mio amico Frank che vende gelati di fronte al parco, lui chiude il suo frigocamion e insieme prendiamo la metropolitana. Le nostre discussioni vanno dall’obbligo della mancia in città all’aumento degli amplessi negli ascensori per arrivare alle storie più strane mai sentite (abbiamo persino una nostra privatissima classifica personale), tutto nasce per caso, poi a sistemare ci pensa la sua tassonomia. Io parlo, lui ordina. Nella discussione o nel racconto delle storie trovo l’inizio delle mie composizioni, e: smack, bacio in fronte il mio amico biondissimo. Frank è capace di ordinare ogni cosa dalla musica al cinema senza per questo risultare un intellettuale qualunque. Il suo pregio è il distacco, persino con Zappa, Orson Welles o Don DeLillo, riesce ad essere equilibrato e a non sbavarmi addosso come fanno gli altri mentre ne parlano. Frank è finlandese. Sì, proprio così, roba che puoi dire: sai ho una amico f-i-n-l-a-n-d-e-s-e, e tutti rispondono: ma va, e tu stai dieci minuti a infarcirlo di: ti dico che è vero, vedi, ti racconto, ok, fin quando non arrivi alla frase che li smonta: il suo vero nome è Matti Meri. E solo allora si convincono. Subito dopo, però, sono costretto a raccontare del suo arrivo nel nostro paese, e della drastica decisione da parte di Matti di trasformarsi in Frank. Anche perché nessuno crederebbe che uno con quel nome: Matti Meri, possa fare un magnifico gelato alla crema, invece da uno che si chiama Frank te lo aspetti. È stupido ma è così, è il nome che fa il gelato. Lo so che sembra strano, ma siccome questa è stata una delle nostre prime discussioni, vi assicuro che Matti, cioè Frank, aveva dalla sua un anno di fame con quel nome, più altri due di pugni presi, e questo dovrebbe zittire persino un professore universitario. Lui, era venuto in questo paese per diventare campione di boxe, insomma puntava in alto, poi ha incontrato un messicano che prima di picchiarlo sul ring gli ha fatto spezzare una mano, e lì, oltre a capire che la vita non è facile per nessuno, ha anche rinunciato al sogno, uscendo dal ramo pugni ed entrando nel ramo gelati migliori di questo mondo. Le due cose, nonostante la deriva tassonomica di Matti, non hanno una spiegazione ma sono figlie del caso. Il suo parasangue aveva un fratello che stava mollando l’attività e lui dopo l’incontro col messicano cercava un modo per uscirne. Lo ha fatto, sono stati giorni duri, ne è venuto a capo, ha cambiato nome, ascoltato molta musica e raggiungo quasi la perfezione nelle dosi per la crema, il cioccolato e la panna. Ci conosciamo da quando lavoravo al bar del teatro e aspettavo che un direttore d’orchestra ascoltasse i miei nastri. Ho diviso con lui qualunque cosa, dopo il successo volevo regalargli un locale ma lui mi ha detto: Ti ho forse chiesto un prestito?

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