Sandwich

3a0e9ce7407b3fdcd116fee1605a1e4c_w_h_mw650_mhUn sensibile miglioramento nella cucina dei ristoranti americani è opera meritoria (l’unica) dei gangster mafiosi, gente che ha sempre dato alla tavola grande importanza: e a tavola, infatti, ne sono morti ammazzati molti. Joe Cipolla (profetico nome), che arrivato in America dalla Sicilia nel 1903 è stato cuoco di tre generazioni di capi, don, big shots, pezzi da novanta, caccioccole, grease balls e uomini d’onore, ha riunito in un suo libretto, The Mafia Cookbook, il meglio della sua esperienza, dal pollo alla Valachi, ai piccioni alla lupara, alla caponata di Al Capone… D’altra parte, l’abitudine del lunch rapido di mezzogiorno ha fatto nascere sandwich di tantissime qualità: alcuni colossali, a molti strati, difficili, senza pratica, da maneggiare. «Gli americani» dice Chandler «divorano qualsiasi cosa purché sia tostata, tenuta insieme con due stecchini e contenga qualche foglia di lattuga, preferibilmente appassita, che sporge dai lati». Un sandwich simile, secondo Chandler, «è saporito come un lembo di vecchia camicia». Ma ce ne sono di ottimi. Fra i migliori il Bielti (b,l,t, le iniziali di bacon, lettuce e tomato: pancetta, lattuga e pomodoro). Fra due fette di pan carré tostato, foglie di lattuga croccante, fette di pomodoro e cetriolo agrodolce, pochissima maionese e due o tre fette di bacon fritte in padella, croccanti come lattuga. Volando sullo Spirit of St. Louis verso la lontana Parigi (20 maggio 1927) Lindbergh, che per risparmiare carburante teneva l’aereo così basso che sentiva sulla faccia gli spruzzi dell’oceano, aveva come unica compagnia un passo di sandwich. Credo che questa parola possa essere inclusa fra quelle straniere di uso corrente, come film e bar, che in italiano sono indeclinabili. Perciò noi italiani scriveremo due sandwich e non due sandwiches. Ma soprattutto non due sandwicks, come si legge nel piacevole, già citato volume di Olindo Guerrini, o sandwichs, come si legge nell’Artusi. In quel tempo tutti studiavano il francese, e l’inglese era ancora una avventura. Se infine qualcuno dice sanguic, non ha tutti i torti: è una italianizzazione d’istinto e inoltre sanguic ricorda il rosbif al sangue che all’origine faceva da ripieno al sandwich.

 

A supporto della grande tradizione culinaria – salvata da Joe Cipolla –, va il cuoco de “I Soprano”, Arthur “Artie” Bucco, Jr., interpretato dall’attore John Ventimiglia e titolare del ristorante “Nuovo Vesuvio”, dal quale gira e rigira Tony e Carmela Soprano tornano sempre, perché è lì che ritrovano i sapori di casa.

Credo che Aldo Buzzi ometta di proposito la traduzione – molto diffusa – di Sandwich, che è tramezzino (che a me piace) e fu coniata da Gabriele D’Annunzio.

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