Le trattative

112Alla fine Gian Carlo Caselli ha scritto il suo romanzo: “Le trattative” (Einaudi, pp. 516, euro 25), un grande affresco della storia d’Italia dal Risorgimento a Renzi, con tutte le volte che si è trattato per qualcosa: da Pisacane a Pisanu. Il romanzo scorre veloce come una sentenza, senza articoli del codice da citare, e ancora una volta è attraverso la finzione che si riesce a raccontare l’anomala storia italiana, solo coprendo con l’immaginazione i buchi lasciati tra una svolta e l’altra, ad ogni cambio di passo. Il libro ha subito diviso l’Italia e i suoi giornali, la tesi è che la storia della famiglia Crosetti per alcuni unisce per altri no, il nostro paese. È una famiglia di militari prima e di magistrati dopo, con «una purezza che bordeggia gli eccessi calvinisti» (Galli della Loggia), che diventano testimoni delle varie “trattative” e le denunciano non creduti. È sulla mancanza di ascolto e fede che il Caselli romanziere lavora, da Torino a Palermo passando per Napoli, è su questa Italia votata al non ascolto che fonda la sua storia. Pietro Citati ha parlato di «una patologia della menzogna esibita dalle alte cariche dello stato ai danni del popolo» e Marco Travaglio da settimane utilizza frasi del romanzo come pillole introduttive dei suoi editoriali sul “Fatto quotidiano”. «Il romanzo caselliano si è fatto vangelo nell’assenza di risposte, di sentenze, di giustizia» (Flores D’Arcais), mentre dall’altra parte “Il Giornale” con Feltri risponde: «Caselli è solo voce, come la ninfa Eco, aspetto che si consumi» e su “Libero” Facci non è stato da meno – stranamente sempre usando la metafora della voce –: «la magistratura non ha più corpo né peso dopo l’enorme delusione che ha suscitato negli italiani, per questo ora si fa voce di romanzo, una voce asserragliata, chiusa nelle pagine einaudiane che furono già eco della cultura sovietica». Non sono mancate tre pagine di Saviano sull’amico Gianca Caselli «che nel buio assoluto del furore silenzioso della storia italiana, aggirandosi armato solo di una torcia, porta la luce della giustizia che solo il verbo sa dare, facendosi sentinella d’emergenza, una emergenza di risposte come chiedeva a se stesso Solgenitsin. Pagine su pagine di verità mancante trovano risposta, una risposta concreta, enorme, pulita, che a me hanno ricordato le pagine assolutiste dell’altro mio amico José Saramago che oggi gioirebbe nel leggere un romanzo di questa portata, un fiume in piena che travolge e lava dal fango, da quella macchina del fango che tutti abbiamo subito e subiamo […]». Ci sono state anche delle polemiche per l’assenza di figure femminili forti nella famiglia Crosetti «c’è un vuoto che pesa e che getta una ombra oscura sul romanzo di Caselli» ha scritto Concita De Gregorio «tuttavia il romanzo è grandioso, inaspettato, fluviale, per questo dispiace per come vengano “usate” le donne per il loro ruolo reale, quello di protagonista, per molti versi, della storia italiana e penso a Camilla Cederna e a Miuccia Prada […]».“Il Foglio”, invece, si è preso la briga di trasformare tutte le risposte del romanzo in sentenza, «una corazzata Potëmkin pazzesca, un romanzo tutto lacca e niente realtà», elencandole: da Garibaldi “concusso” alla Strage di Piazza Fontana avvenuta per un favore tra Re Juan Carlos e Arafat con l’avallo di Cossiga per il passaggio di Riva al Cagliari. La strage di via Fani ci fu per dimostrare a Videla che la nazionale italiana non avrebbe ostacolato la vittoria Argentina, e per questo le vendite di materassi Permaflex poi si impennarono nell’inverno successivo, perché tutte le famiglie argentine furono costrette a ringraziare Gelli che allora era un Moggi della camera da letto. Gabriele Salvatores ha comprato i diritti del libro (alla quinta ristampa e saldamente in testa alle classifiche di vendita da due settimane) e sta già lavorando alla riduzione cinematografica,“Dagospia” parla già di «Gattopardo con cannabis» – in effetti, nel romanzo, Pisacane appare come un consumatore ossessivo –. Si sa che Favino sarà Garibaldi, Servillo sarà Moro e Curcio e Mastrota vestirà i panni di Gelli. E, il sindaco di Torino, Fassino, ha annunciato che in città nascerà il parco tematico, una specie di Disneyland della memoria: «per non dimenticare, per avere le risposte che mancano alla storia del paese, che Caselli ha sentito il dovere civile di darci e che non possiamo lasciare cadere come abbiamo fatto in passato con tutti i magistrati e scrittori che – invece – abbiamo abbandonato». Domenica prossima, su Raitre, Fabio Fazio e Massimo Gramellini dedicheranno al libro uno speciale di “Che tempo che fa-ceva durante il Risorgimento”. Pare piovesse anche allora.

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