Archivio mensile:settembre 2014

Il leader rende migliori gli altri

undici-virtu-leaderIl calcio ci rispecchia. Spogliatoio del Real Madrid, partita chiave di Champions, Ronaldo (il brasiliano) e Roberto Carlos palleggiano come da spot, tutti rapiti, poi passa Raúl e dice: «Per vincere, quella roba non serve a niente». Ma è quella roba lì che ci porta allo stadio. Jorge Valdano ha fatto un gran lavoro su di sé da calciatore, allenatore, dirigente, fino a scrittore. È incapace di produrre fiction ma capacissimo di leggere e riprodurre la realtà dei campi e degli uomini che giocavano e giocano su quei campi. Uno sguardo e una sintesi, impossibile da trovare in Italia, riversati in libro: “Le undici virtù del leader” (Isbn, pp. 157 euro 16, traduzione di Pierpaolo Marchetti) Continua a leggere

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Le trattative

112Alla fine Gian Carlo Caselli ha scritto il suo romanzo: “Le trattative” (Einaudi, pp. 516, euro 25), un grande affresco della storia d’Italia dal Risorgimento a Renzi, con tutte le volte che si è trattato per qualcosa: da Pisacane a Pisanu. Il romanzo scorre veloce come una sentenza, senza articoli del codice da citare, e ancora una volta è attraverso la finzione che si riesce a raccontare l’anomala storia italiana, solo coprendo con l’immaginazione i buchi lasciati tra una svolta e l’altra, ad ogni cambio di passo. Continua a leggere

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Mariateresa Di Lascia: passaggio in ombra

MariaTeresaDiLAsciaHa avuto in sorte un gran cuore e una breve curva di tempo. Ma quel poco d’esistenza che è toccato a Mariateresa Di Lascia non è stato sprecato. Mai banale, mai inutile. Veloce, istintiva, non si è mai arresa neanche quando si è trattato di lottare con il cancro. Una donna tenace che ha scelto la politica come forma di cultura e opposizione, nascondendo il suo vero interesse: la scrittura. Poi esplosa, con successo, in sua assenza. Si era lasciata dietro la passione dello scrivere privilegiando l’utilità del far bene, l’occuparsi del prossimo, della sua condizione d’inferiorità, d’offeso, di reietto soprattutto; alla fine è ritornata fuori. Continua a leggere

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Sandwich

3a0e9ce7407b3fdcd116fee1605a1e4c_w_h_mw650_mhUn sensibile miglioramento nella cucina dei ristoranti americani è opera meritoria (l’unica) dei gangster mafiosi, gente che ha sempre dato alla tavola grande importanza: e a tavola, infatti, ne sono morti ammazzati molti. Joe Cipolla (profetico nome), che arrivato in America dalla Sicilia nel 1903 è stato cuoco di tre generazioni di capi, don, big shots, pezzi da novanta, caccioccole, grease balls e uomini d’onore, ha riunito in un suo libretto, The Mafia Cookbook, il meglio della sua esperienza, dal pollo alla Valachi, ai piccioni alla lupara, alla caponata di Al Capone… D’altra parte, l’abitudine del lunch rapido di mezzogiorno ha fatto nascere sandwich di tantissime qualità: alcuni colossali, a molti strati, difficili, senza pratica, da maneggiare. «Gli americani» dice Chandler «divorano qualsiasi cosa purché sia tostata, tenuta insieme con due stecchini e contenga qualche foglia di lattuga, preferibilmente appassita, che sporge dai lati». Continua a leggere

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