Bill Viola

viola_bill_self_portrait_submerged_2013È la ricerca del mistero l’ossessione di Bill Viola, artista newyorkese, da quasi  quarantanni portatore di visioni, alterazioni della realtà, teatralizzazioni spirituali che oscillano tra l’iperreale e la riproduzione del presente. Scartata la possibilità che quello che ci manca possa appartenere a una immagine fissa è andato avanti con i video e man mano che la ricerca diventava raffinata lui si avvicinava al punto: l’acqua, incarnazione del mistero. Quasi sempre presente. Refrain in tutti questi anni. Cercando di raggiungere un momento preciso che aveva bordeggiato molti anni fa. Quando aveva sei anni ed era quasi morto per annegamento. Cercando di riprodurre la sensazione provata: prima il terrore poi man mano la calma. Ha inseguito quel momento per tutta la vita, fin dai primi esperimenti di video arte negli anni settanta: quando un suo tuffo in una stagnosa piscina diventava un fermo immagine, appunto, il momento esatto prima della paura, prima del cambio. E del raggiungimento di un punto si stabilità. È passato per vari esperimenti per arrivarci, per poter raggiungere di nuovo il suo mistero, che poi ci appartiene. Ha percorso tutta la vita con “Nantes Triptych”, un video dove dalla nascita alla sospensione in acqua si arrivava alla morte. Per capire Bill Viola bisogna pensare al tratto principale del suo linguaggio artistico: la bellezza è movimento, non importa che questa porti via quello che ci appartiene come accadeva in “The Raft” dove diciannove persone a una fermata del tram venivano travolte da un grande getto d’acqua, o quando decide di fare dell’acqua un muro da attraversare per uscire dall’ombra con “Ocean Without a Shore”, animare un dipinto di Masolino da Panicale con “Emergence”, spogliandolo dai canoni cristiani, e quindi dalla fissità geometrica, e lasciandogli il passaggio. Non più una bellezza ferma ma una continua messa a fuoco, un continuo avere e perdere. Poi con “The Dreamers”, è finalmente tornato sotto, ha riaffrontato l’acqua e ne ha fatto una istallazione, priva di terrore, che ferma il tempo della calma e lascia ogni pericolo – che pure appartiene all’acqua – in un movimento cullante. Un’altra dimensione. “Submerged”, fermo sul fondo di una vasca per dieci minuti, vestito, una sospensione che è rimando del pericolo e della morte c’è lo stesso Bill Viola. L’attimo prima di tornare in vita, dello scampato pericolo, quel giorno di molti anni fa, quando Bill e suo cugino stavano giocando in acqua, e lui rischiò di rimanerci per sempre, prima che arrivasse suo zio a strapparlo dal torpore e riportarlo al freddo. Dall’oppressione alla calma andata e ritorno: «the most beautiful image I ever saw in my life». “Submerged”, è questo, perché solo adesso che è riuscito a sommergersi di nuovo, a scendere in profondità nell’acqua, e portandosi dietro tutta la sua arte, torna a vivere. E ne fa un ritratto. Con una opera che allarga quella sensazione provata ad altri uomini e donne. Trasformando non solo gli altri sei “sognatori” ma tutti gli spettatori dell’immagine animata in testimoni della sua sensazione. Vestiti e addormentati: donne, uomini e bambini immersi in una vasca che a noi appare come specchio distorto, in movimento, una immagine alterata, dei ritratti di quell’attimo di infinto che ha provato a sei anni e che si è portato dietro in tutta la sua carriera d’artista che fosse il “Tristano e Isotta” di Wagner o anche solo una intervista in un museo giapponese, Bill Viola aveva bisogno di passare quella sensazione, non bastava più raccontarla o elaborarla in opere lontane, bisognava materializzarla, e lo ha fatto. Ha messo in video la fragile linea che ci separa dalla morte, e lo ha fatto con una tale precisione da apparire irreale.

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