Ma dove sono tutti?

il-regista-carlo-verdone-sul-set-del-film-io-loro-e-lara-142891Incontro Carlo Verdone sul set del suo nuovo film “Ma dove sono tutti?”, mi viene incontro uscendo da una specie di  fontana di Trevi, era in ginocchio in acqua e stava inquadrando Alessandro Baricco protagonista della storia, con Claudia Gerini, Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto e Valerio Mastandrea. Verdone ha accettato di incontrarci in esclusiva, per raccontarci il film, a tre giorni dalla fine delle riprese.

«Allora, dove sono tutti?»

«Nel film (sorride), è una storia corale, che ruota intorno al protagonista che è Alessandro Baricco».

«Come mai la scelta di un non attore?»

«In realtà, Sandro è bravissimo, recita in modo naturale, erano anni che avevo in testa questo personaggio e che ora posso dire: solo lui poteva interpretare, ci è riuscito con una leggerezza assoluta».

«Che personaggio è?»

«È un Manuel Fantoni di oggi, un rappresentate di elettrodomestici che gira per le case di Roma, una Roma periferica, e prima di vendere un aspirapolvere racconta storie. Chi meglio di lui?»

«Ci sta dicendo che vedremo un Baricco-Fantoni-Infanti?»

«Sto dicendo che tutti mi parlavano di quel personaggio, e non essendoci più Angelo, mi sono ammazzato a cercare qualcuno che potesse rifarlo, reinventarlo, o che ne contenesse lo spirito ciarliero, fanfarone, che fosse credibile e di fascino, poi sono andato ad ascoltare le lezioni di Baricco all’auditorium di Roma, e in un passo su Kate Moss c’ho visto Fantoni, da lì è stato più duro convincerlo che poi scrivere la storia».

«Quindi un soggetto su e per Baricco?»

«Sì, in ogni grande scrittore, e Sandro lo è, c’è un attore, si tratta solo di prenderne coscienza. Gli scrittori recitano su carta, senza palcoscenico, ma recitano».

«E gli altri?»

«Ho voluto Claudia Gerini per l’affetto che ci lega, e perché mi porta sempre fortuna, Valerio perché avevo bisogno di una spalla per Sandro (Mastandrea è un collega sfigato di Baricco), che non poteva essere Castellitto, troppo impetuoso e che, infatti, fa il capo».

«E la Mazzantini?»

«Margaret aveva già recitato, io la ricordavo, così una sera che ero a cena da loro, con Sergio, dicevo: Manca ancora l’attrice per quella parte finale, e insieme abbiam guardato Marghy, il resto è venuto da solo».

«Non può dirci altro?»

«Posso solo dire che la Mazzantini fa se stessa».

«E il linguaggio del film?»

«È una commedia amara, diciamo in salsa dinorisiana, e Baricco sul finale sembra Walter Chiari, mi passi il paragone».

«Lei può tutto, ormai è maestro».

«Eh, no, sono ancora il solito stronzo, secondo le categorie arbasiniane».

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