Ronaldo-Messi, rivali in grandezza

imagesHanno portato la velocità nel calcio a una dimensione ultraterrena, e ora stanno spostando anche il numero di gol che si possono segnare: da pallone a cifre da flipper. Come attestano le gazzette: Cristiano Ronaldo e Lionel Messi sono gli uomini in più, e prima ancora i calciatori che più macinano: gol. Ronaldo è in testa alla Liga con 20 gol, Messi è a 10 ma ha appena battuto il record di Telmo Zarra, calciatore basco, che fino a qualche giorno fa con 251 gol era il maggior marcatore del campionato spagnolo. Messi è andato a 253, con i suoi guizzi serpigni, le sue palle piazzate negli angoli, le sue punizioni maradoniane. Ronaldo rischia di battere tutti i record stagionali costringendo in ogni partita il portiere avversario a voltarsi per raccogliere il pallone alle sue spalle, spesso più di una volta. Complici dei loro miracoli numerici anche le difese balcaniche delle squadre che affrontano, ma i gesti restano, perché li replicano pure in Champions League. Entrambi hanno piedi ammaliatori, ai quali Ronaldo aggiunge il viso e il gel nei capelli, e Messi una capacità da porta girevole. Hanno delle squadre pavloviane che appoggiano palloni e costruiscono azioni e respiri in loro funzione, e questo li avvantaggia non poco. Per loro conto hanno solo da compiere un destino ineluttabile che li porta ad essere “gli avversari calcistici” di questi anni. Si contendono palloni d’oro e classifiche, Champions e mondiali, paralizzando le nostre sorprese. È una diarchia estetica che si regge su gol e gesti: per arrivarci; e che fa apparire fermi gli altri, e trasforma il calcio reale in playstation e viceversa. E dove finiscono l’abilità tecnica (Messi) e la prestanza fisica (Ronaldo) comincia una fame che macina fama. Le loro capacità sono annichilenti, e quando scompaiono – e per fortuna – lasciando speranza agli altri, gli stadi ammutoliscono, i tifosi subito reclamano altro, e loro tornano a stupire, uscendo dall’apnea della normalità. Messi ha avuto una storia da favola, il bimbo che non cresceva e che poi curato, allevato, diventa il principe che si è preso quattro palloni d’oro. Ronaldo è il bello e antipatico che deve andare oltre proprio la bellezza e l’antipatia in ogni partita. Sornione il primo, capace di dormire ogni pomeriggio con una abitudine da pensionato più che da atleta. Narciso il secondo che mostra la sua statuaria greca bellezza costruita con 3000 addominali e 20000 kg sollevati al giorno, e che ha pensato si musealizzarsi:  a Funchal in Portogallo, sua città natia, uno spazio dedicato completamente a sé, tra foto, statue e premi, una cosa da Marilyn, Scarlett Johansson e la Nike. Si inseguono in campo e si spogliano negli spot, persino la moda e gli stilisti si sono fatti carico della sfida, per un tornaconto economico. Messi è la storia da raccontare, il calcio che ti fa sperare; Ronaldo è la vera faccia del pallone: spietato, patinato e potente, per lui si è rimessa in discussione una votazione del pallone d’oro, ai danni del povero Ribéry.  Uno vive all’ombra di Maradona, l’altro avendo già superato Eusebio e affiancato Best finirà per andar dietro a Maradona per esigenze di copione. Messi appartiene a una famiglia patriarcale, Ronaldo a una matriarcale, provate a ri-guardare le premiazioni del pallone d’oro per capirlo, al netto di lacrime portoghesi e di una uguaglianza tamarra nel vestirsi. Del loro pensiero rimane poco, fuori dal campo, il fascino misterioso e ipnotico lo devono tutto al loro gesto, non hanno anime da Cantona e meno ancora capacità affabulative, ma queste sono caratteristiche che ormai scarseggiano persino nei romanzieri. Piuttosto, hanno una eleganza fisica che si è asciugata negli anni, Ronaldo in funzione della velocità, Messi dell’invenzione. Si sono fatti principio ordinatore delle proprie squadre, identità per partite e triangolazioni, e sono “il modello” che fraziona il mondo (del calcio). A dividerli è il furore individualistico, che se abita sempre Ronaldo, anima Messi solo nei pressi dell’area di rigore e meglio ancora dentro. Fra poco saranno leggenda, mito, canzoni popolari, per ora sono delle emanazioni infernali del pallone, e in modi diversi: assidue ossessioni epopeiche di bellezza e statistica.

 [uscito su IL MESSAGGERO]

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